MASSIMO FRANCESCON BAND

La M.F.B nasce nel 2013 con il progetto di arrangiare e proporre dal vivo le canzoni del cantautore trevigiano Massimo Francescon (nato a Vittorio Veneto e residente a Gaiarine): un’anima libera da vezzi modaioli, innamorata della vita, sognatrice attiva.

- Massimo, com’è composta la tua band?

La Massimo Francescon Band vede alla chitarra acustica Alberto Turchetto, alla chitarra elettrica il maestro Antonio Moret, al basso Marco Dassi e alla batteria Matteo Ciciliot a musicare e arrangiare i miei testi. Io, oltre a scrivere i testi, sono anche la voce di questa realtà.

- Qual è il vostro repertorio?

Io sono un cantautore e grazie alle varie anime e al background di ogni singolo musicista il repertorio assume una vena folk rock. Nei live poi vengono inseriti anche alcuni omaggi a dei cantautori italiani.

- Giovani che reinterpretano brani della canzone d’autore italiana: una scelta controcorrente, ma credo molto ragionata…

Siamo tutti figli di ciò che respiriamo, di quello che viviamo e di quello che ascoltiamo… Ogni contaminazione credo derivi da tutto quello che volontariamente ed involontariamente mi è passato vicino, quindi credo che sia una scelta piuttosto obbligata e molto meno ragionata, una dolce fatalità ad ogni modo.

- A chi ti ispiri in particolar modo?

Ho sempre ascoltato e letto di tutto. Non voglio fare l’anticonformista ma credo davvero di avere ereditato da ogni conoscenza di tutto un po’. Certo è che non mi impongo di non somigliare a qualcosa o a qualcuno ed è abbastanza naturale che ogni tanto persone mi affibbino somiglianze più o meno veritiere.

- Nel 2016 siete stati a Roma per la finale del Premio De Andrè. Come è stata quell’esperienza?

Indimenticabile: suonare all’Auditorium Parco della Musica è un’esperienza che non si vive tutti i giorni ed essere invitati ad un Premio intitolato e dedicato al più grande Cantautore Italiano è una fortuna che ci è passata veramente a fior di cuore, incantandoci. Devo dire però che siamo (FORTUNATAMENTE) una Band di Amici in primis e cerchiamo di vivere ogni esperienza con il massimo entusiasmo per crescere oltre che professionalmente anche interiormente, ed accrescere questo nostro bel rapporto; quel che condividiamo non è esclusivamente Musica.

- Come definisci una produzione quando ti riesce come volevi?

Vedi, sono in un momento in cui scrivo molto, butto via moltissimo e sento di gettare moltissime cose valide… Ecco, questo per farti capire come per me comporre non è necessariamente trovare quello che volevo. Stento a definire le mie produzioni come “riuscite”, semplicemente perché non chiudo cerchi… siano intimistiche o canzoni di denuncia, mi piace siano come fogli di giornale dove racconto un qualcosa e dove è poi la gente, il pubblico a giudicare la riuscita, la sensatezza il risultato e la “caratura” del concetto. Debbono piacermi e piacerci, questo è naturale, e ti confesso che i miei musicisti sono dei perfezionisti e dei critici molto obiettivi, però, personalmente, più di qualche volta mi sono trovato a presentare loro nuovi brani un po’ titubante dell’ipotetico riscontro trovandomi invece a ricevere complimenti per la riuscita… In poche parole è fondamentale capire che l’arte deve piacere anche a chi la doni e a chi ti regala fiducia assecondandola.

- Nelle tue canzoni pare trasparire forte un desiderio di cambiamento. Cos’è che vorresti cambiare di questa nostra società?  Di che messaggio, valori, speranze si fa portatrice la tua musica?

Il nostro ultimo disco parla dei danni che sulla società infligge il comportamento “CONFORMISTA” … Questo è assolutamente uno stile di vita sbagliato che fa cadere ogni SGUARDO AL FUTURO in un bagliore antico di SPERANZA RASSEGNATA. Io voglio raccontare la società, le speranze che posso lasciar trasparire sono direttamente proporzionali al mio pensiero verso la vita e al mio modo di vivere.

- Al Premio De André 2016 avete portato il brano “Sognando la rivoluzione”. C’è per te qualcosa di veramente rivoluzionario oggi?

Cerco di lottare per riportare le persone nelle piazze. Odio, infatti, questa falsa e assolutamente fine a se stessa “RIVOLUZIONE” combattuta in maniera rassegnata dietro le tastiere dei PC, sui social. Ecco, penso che qualcosa di veramente rivoluzionario oggi potrebbe prendere forma nelle PIAZZE, dalle piazze ricolme di gente che si confronta e che pianifica un cambiamento civile.

- Si dice che ogni artista possiede almeno una qualità peculiare, non comune. Ci sveleresti la tua?

Credo che chiunque si cucia addosso qualità o meriti abbia dei grandissimi problemi di Ego. Io posso solo svelarti come mi pongo verso la vita. Io credo che l’unico e solo vero “Miracolo” sia l’ESSERE e quindi il ritrovarci a vivere… e io sono innamorato della VITA, di mia figlia VIOLA di sua madre Chiara, di ogni essere umano che incontro. Amo e coltivo l’amicizia. Amo il mio lavoro di cuoco e sono fiero di poter fare musica. Credo nel potere che l’uomo ha di cambiare OGNI COSA, nel rispetto della propria coscienza e del prossimo. Credo che il “paradiso” sia qui e anche l’“inferno” nelle sue crudeli e egoistiche forme: il razzismo, la guerra, l’odio, la tirannia. Noi possiamo scegliere e cambiare OGNI COSA.

- Prossime date per potervi venire a sentire suonare e cantare dal vivo?

Domenica 23 aprile al GREENWICH PUB di Padova dalle ore 19.00. Venerdì 9 giugno AI CASONI di Codognè (TV) dalle ore 20.00. Domenica 18 giugno alla Sagra di ALBINA GAIARINE (TV) dalle ore 20.00. Venerdì 14 luglio all’anfiteatro del Piave FALZÈ di PIAVE (TV) dalle ore 21.00

Ph: Diego Silvestrin - Creative Consultant








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