Musica è speranza. Il leggendario pianista di Yarmouk

Aehman Ahmad, ora profugo in Germania, il 6 gennaio aprirà la sua prima tournée italiana

A ben osservarlo, Si sedette al piano per la prima volta a cinque anni e, ancora bambino, si iscrisse al Conservatorio arabo di Damasco dove studiò musica classica per dieci anni. Poi la guerra per un po’ lo costrinse a tenere la musica chiusa nel cuore. «Ma dopo sei mesi, non riuscivo più a contenerla: era più forte di me – ha raccontato Aeham in un’intervista rilasciata il 9 aprile 2015 a La Repubblica –. Perciò ho ripreso il mio piano, l'ho fissato sul carretto dello zio ortolano, e ho cominciato a trasportarlo fra i quartieri più deprimenti per ridare speranza». Così, nel campo di Yarmouk dove ancora spadroneggiano i jihadisti di Al Qaeda e dello Stato islamico, fra cumuli di calcinacci, Aeham Ahmad sfidava il demone della morte, picchiando sui tasti d'ebano e d'avorio del pianoforte e coinvolgendo i passanti in piccoli concerti improvvisati. Di seguito un video:

Le sue performance, trasmesse in tutto il mondo attraverso il canale You Tube, misero a repentaglio la sua permanenza in Siria. Come molti altri suoi connazionali, fu costretto a fuggire verso l’Europa, ma, a differenza degli altri, qui egli atterrò col paracadute: la fama, che lo aveva preceduto, gli consentì di trovare una buona accoglienza, con sempre nuove richieste di concerti. «Mi sento in colpa per chi è rimasto in Siria» confida Aeham in una recente intervista rilasciata a La repubblica. «Ma da solo, in Siria, non avrei mai potuto fare nulla. C'era Mahmoud, che spingeva il pianoforte e ha fatto i video, ed è sparito in un carcere di Assad. C’era mio fratello Alaa, che ha scritto le canzoni, e da due anni è a Sednaya, una delle più terribili prigioni del regime. C'erano i ragazzi che cantavano con me (…) non sono riuscito a salvare nessuno di loro». Aeham si sente in colpa anche per i profughi che in Europa non trovano le stesse attenzioni che sono state riservate a lui: «Suono, perché so fare questo: e se qualcuno viene ad ascoltarmi e il giorno dopo va in un campo profughi a donare abiti è già un successo». Insomma, continua a suonare, Aeham, veicolando un messaggio di speranza…

Il Leggendario Pianistra di Yarmouk è stato il primo artista a ricevere il Premio Beethoven nel 2015 per l’impegno in favore dei diritti umani. Nell'agosto 2016 è uscito "Music for hope", il suo primo album composto da 18 tracce che raccontano il dramma della guerra in Siria attraverso la musica "classica" occidentale congiunta con i versi e la melodia del canto arabo.

Dopo il primo concerto al Barezzi Festival in provincia di Parma nel novembre scorso, Aeham Ahmad aprirà la sua prima tournée italiana il 6 gennaio a Locorotondo (Bari), per proseguire il 7 gennaio all'Auditorium Parco della Musica di Roma, il 22 a Mestre, il 27 a Taranto, il 2 febbraio a Firenze e il 4 febbraio ad Aosta.

Una buona occasione di ascolto e di sensibilizzazione.






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