Nello spazio e nel tempo, il viaggio musicale di Arany Zoltàn

Camminare è, per il celebre filosofo americano Henry David Thoreau, un modo per tornare alla propria autentica dimensione spirituale, in contatto diretto con la Natura stessa: se volessi trasportare questo concetto nella musica folk contemporanea, penserei probabilmente ad un nome su tutti: Arany Zoltàn. Il suo percorso da “moderno trovatore” lo rende infatti uno dei compositori più poliedrici nell’ambito folk.

Nato nel 1976 a Debrecen, seconda città dell’Ungheria, si interessa alla musica fin dai quattro anni, complice anche la vivacità artistica e culturale della propria città (sede di importanti comunità ebraiche e gitane, oltreché secolarmente riconosciuta come importante centro letterario e poetico nazionale). Dopo l’iniziale studio di chitarra e violoncello, a vent’anni Zoltàn impara a suonare il mandolino e un gran numero di strumenti regionali fra cui la bombarda, la fisarmonica, la ghironda, il liuto, l’oud, il saz, il koboz, il santor, il kantele, il violino, la fidula, la gadulka, il ney, il low whistle, il kaval, la gajda (cornamusa balcanica), la balalaica, il bouzouki (a metà strada fra un liuto e un mandolino) e diversi altri. Nel 2009 pubblica il primo album “Folk’s not dead”, a cui seguiranno “The Last of the Troubadours” nel 2010, “Celtica” nel 2011, “The Balkan Trip” del 2013 e “Mediterranean”, pubblicato nel 2015.

Folk, musica celtica, schlager, medievale, regionale: l’identità musicale di Zoltàn comprende un gran numero di generi, dislocati idealmente in tutta Europa; dall’Islanda alla Svezia fino alla regione greca della Tracia, passando per le coste dell’Isola di Man, Galles, Cornovaglia, Bretagna, Normandia, Polonia, Albania, Romania, Bulgaria, Ungheria, Spagna, Galizia e Portogallo, costiera amalfitana e provenzale, Corsica e addirittura fino in Cina ed Ecuador.

Melodie popolari e sempre diverse da lui ben espresse sia nel repertorio tradizionale locale, sia nelle composizioni d’autore loro dedicate: dalle allegre gighe irlandesi fino ai sea-chant, le ninnenanne e le melodie rinascimentali o i canti delle taverne, Zoltàn e il suo gruppo si dimostrano perfetti interpreti dell’eternità della musica e dell’eterogeneità di significati che questa assume nelle tante piccole patrie da lui suonate e raccontate.

Il viaggio di Zoltàn, come già anticipato, affronta anche il tempo: molte note sono le sue interpretazioni di melodie medievali e rinascimentali, sia a tema religioso che profano, romantico, goliardico e poetico, ben proposte anche nel canto in lingua latina, antico inglese, alto tedesco antico e lingua d'oïl.

Un nome, quello di Arany Zoltàn, consigliato a tutti coloro che sono desiderosi di viaggiare e vogliono pregustare ogni emozione con un click: anche rimanendo a casa, la brezza delle coste, o la vista sulle valli balcaniche o di ogni dove, non tarderà a presentarsi ai vostri occhi, aperti o chiusi che siano.








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