Niccolò Moriconi: "dalla parte degli ultimi per sentirmi primo"

Il giovane cantautore romano - in arte Ultimo - tramite la sua pagina Instagram parla del vero successo; e continua ad essere un esempio positivo tra i giovani.

Ultimo d’arte, ma primo nei numeri. Il cantautore romano ha vinto Sanremo 2018 nella categoria Nuove Proposte con “Il ballo delle incertezze”; da quel momento la sua carriera è schizzata in poco tempo alle stelle: i suoi tre dischi sono entrati nella top 10 FIMI degli album più venduti quest’anno in Italia (“Colpa delle favole” al primo posto), il 4 luglio ha debuttato allo Stadio Olimpico di Roma davanti a 64mila persone – «il più giovane della Storia sul palco dell’Olimpico, che se ne sta lì con la canottiera, i jeans aperti sulle ginocchia, le mani tra i capelli e gli occhi annacquati a godersi in silenzio, incredulo e arreso, lo spettacolo che da lui nasce e che gli arriva addosso» (Vanity Fair, 5.07.2019) – e ha già annunciato un tour negli stadi per il 2020. Ha solo 23 anni (due anni fa cantava al Mercato Testaccio di Roma seduto davanti a 10 persone).

Colpisce la profondità dei suoi testi, dai quali emerge il profilo di un ragazzo umile, nato e cresciuto per le strade di un paese di periferia, ribelle, incompreso, appassionato, un animo irrequieto che nella musica trova il proprio canale di espressione privilegiato (Fateme cantà / Nun so bono a inventamme i discorsi / Sbaglio i modi / I toni, anche i tempi / Parlo piano manco me sentiresti, eh). Un ragazzo che pensa, che si fa domande, che della vita coglie i piccoli particolari e ne fa canzoni.

Ha sempre avuto tanta fame e tanta voglia di arrivare: a scuola gli dicevano che di canzoni non si vive, lui ha dimostrato il contrario, e ancora non ha smesso di coltivare il suo sogno, come Peter Pan, perché “solo chi sogna può volare”: Sognatore di grandi promesse / Io ancora scappo dall’essere grande (…) Io provo a vivere quello che trovo / Ma poi, ma poi mi pento e ritorno di nuovo / in questo posto in cui volano stelle / E se alzi il braccio puoi prenderle tutte / Qui dove non potrò perdere il sogno perché è troppo vero per essere distrutto.

Il successo non l’ha cambiato, anche per questo può essere un esempio positivo tra i giovani. Ha scelto di stare dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo, così si descrive nel suo seguitissimo profilo Instagram, in cui non di rado condivide qualche riflessione. In questi giorni ha risposto a tutti quei ragazzi che gli chiedono come sia riuscito a ottenere tanto successo. La sua risposta è un invito ad essere sempre se stessi nonostante le attese e le pretese della società e ad abitare relazioni vere. Del resto, Ultimo è una condizione esistenziale, più che un nome d’arte: la condizione di chi ammette di essere anche fragile, la condizione di chi ha il futuro incerto e vive con sogni appesi, la condizione di chi è emarginato ma consapevole che in una spiaggia resta unico ogni granello di sabbia, la condizione di chi, proprio perché non ha niente, riconosce ciò che conta davvero e, di notte, arriva a sfiorare le stelle… (E costa cara la fragilità / per chi un posto nel mondo non ha / in questo viaggio nell’infinità / so che l’amore no, non passerà).

Molte volte tanti ragazzi come me mi chiedono se c’è stato un trucco o un qualcosa in particolare per aver fatto accadere tutto ciò. Non ho mai saputo rispondere ma forse ora le cose pian piano che le sto vivendo e metabolizzando, riesco a capirle.
Io penso che in questo ambiente fatto di storie Instagram e foto pubblicate agli orari giusti perché sennò le vedono meno persone, sia rimasto poco spazio per la spontaneità.
Penso che oggi, dove tutto è usa e getta, dove si fanno foto anche alle cose che non ci colpiscono particolarmente perché “tanto non si sa mai…”, si stia perdendo lo stupore. Non perdiamo la vita dietro a inutili cazzate, giochi stupidi per riempire i vuoti. Penso che l’unica cosa che possa salvarci, sia stare con la gente semplice che non ti chiede nient’altro che esserci. Ecco, se dovessi dirvi cosa secondo me ho avuto la fortuna di avere, è questo: persone sincere vicino. Smettetela di programmare le vostre vite per destinarle al successo.
Il successo è una condizione, non una meta. Io non vinco solo su un palco. Io vinco a cena con un amico. Anzi, forse come persona è proprio lì che vinco. Mi dispiace vedere che molti in questo ambiente si isolino allontanando le persone che ci sono sempre state, per inseguire questo “successo” che successo non è. Non incitate le persone al raggiungimento di like sempre più alti, neanche ad arrivare a diventare famosi, perché non parliamo di realizzazione personale, ma di realizzazione obiettiva secondo il punto di vista del mondo. Io mi sento realizzato ora, e non c’è nessuno a chiedermi una foto, nessuno a dirmi che l’ho salvato con la musica, nessuno che mi fa i complimenti. Sto con la gente con cui sono cresciuto, sono realizzato per questo.

E, sempre per stare dalla parte degli ultimi, il cantautore romano rende la sua musica veicolo di solidarietà: «Da quando ho iniziato a poter vivere della mia musica e soprattutto le cose hanno iniziato ad andare sempre meglio ho sentito la necessità di restituire qualcosa (…) non voglio pormi come esempio o bandiera di qualcosa, voglio farlo perché io sento che devo farlo» scrive su Instagram, annunciando che donerà parte del ricavato del prossimo tour negli stadi a Unicef per migliorare la qualità della vita nei paesi africani, a tutela soprattutto dei bambini:

Ho già avuto l’occasione di fare alcune attività di solidarietà ma con un tour negli stadi, che indiscutibilmente è un’operazione molto grossa, ho pensato che posso fare qualcosa di molto importante questa volta. Così ho chiesto al mio team se fosse possibile contattare Unicef e capire se si potesse fare qualcosa insieme, li abbiamo incontrati, ci hanno descritto quali sono i paesi dove ci sono le emergenze più importanti in questo periodo in Africa e ho optato per il Mali dove costruiremo due villaggi, aiuteremo Unicef nella lotta alla malnutrizione, a sostenere le vaccinazioni, costruire impianti idrici e servizi sanitari. Ad inizio autunno andrò personalmente in Mali per vedere esattamente quali sono le condizioni in cui vivono, cosa serve e cosa andremo a fare. Conoscerò i bambini e poi torneremo per l’avanzamento dei lavori.





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