Riccardo Zorzi, miglior giovane musicista jazz

La decima edizione del Premio Zorzella - concorso nazionale per musicisti jazz dai 18 ai 30 anni - è stata vinta da un giovane batterista di San Pietro di Feletto (TV).

Ormai da un decennio, a marzo, la Doc Servizi di Verona (in collaborazione con il Csm e il Circolo del Jazz) premia un esordiente del jazz italiano sotto i trent’anni con l’intento di ricordare la figura del batterista veronese Luciano Zorzella (4 marzo 1943 – 8 ottobre 2006) e per avviare giovani talenti al professionismo nella musica. Il premio prevede infatti, oltre all’assegnazione di una borsa di studio, l’affiliazione alla Doc Servizi, la partecipazione alla prima edizione dell’Acqua e Vino Chianciano Terme Music Jazz Festival e un’esibizione dal vivo al Circolo del Jazz di Verona.

Quest’anno interessanti prospettive si aprono per Riccardo Zorzi, nato il 22 aprile 1988 a Vittorio Veneto e residente a San Pietro di Feletto. Riccardo inizia a studiare percussioni all’età di 14 anni, con il maestro Luca Berna, specialista in percussioni etniche, e con il maestro Luca Carrara, che lo avvia alla batteria. In seguito, viene ammesso al Conservatorio di Verona e poi si trasferisce al Conservatorio “Arrigo Pedrollo” di Vicenza, dove inizia la sua avventura da percussionista classico, che culmina nel diploma, ottenuto l’anno scorso con il maestro Saverio Tasca (punteggio 9.50). Durante gli studi di percussioni classiche, frequenta regolarmente lezioni di batteria jazz e partecipa a numerose master class, tra le più importanti Veneto Jazz 2006 (con il maestro Charlie Persip e altri insegnanti della New School for Jazz and ContemporAry Music di Manhattan). Nel 2013 passa le audizioni presso il nuovo dipartimento di Musica Jazz del conservatorio vicentino, dove tuttora studia. Nel contempo, segue corsi di composizione e piano jazz, collaborando e suonando dal vivo con diversi musicisti di fama regionale, nazionale e internazionale. Oltre alla passione per il jazz, è rimasto attivo come musicista classico, collaborando con Orchestra e Coro San Marco di Pordenone, Associazione AlieStese di Vittorio Veneto e con diverse formazioni di musica da camera. Ha esperienza lavorativa nell’ambito dell’insegnamento presso diversi istituti ed associazioni locali, tra cui il Collegio Immacolata di Conegliano, la Scuola di Musica e Canto Paul Jeffrey di San Donà e la Scuola di Musica A. Corelli di Follina.

Dopo il video, l'intervista...

Riccardo, cosa significa per te aver vinto il Premio Zorzella 2017? Il concorso l’ho provato un po’ per caso: suonavo in un hotel a Verona, quando Silvano Dalla Valentina alla fine (o all’inizio, non ricordo esattamente) del concerto del Piergiorgio Caverzan quartet mi ha detto: “Ma perché non provi a fare il concorso Zorzella?”. Quando mi hanno chiamato sono rimasto sorpreso, non mi sarei mai e poi mai immaginato di vincere e soprattutto è stato un onore, anche perché mi sono trovato a gareggiare con musicisti bravissimi. Per me il premio Zorzella è un piccolo traguardo che mi dice “beh forse dopo tanti anni di studio e castagnate, forse un po’ di sale l’hai messo in zucca”. E speriamo che sia un buono spunto per la mia carriera da musicista.

Non hai cominciato da piccolo a studiare musica, perciò dev’essere una passione che hai maturato col tempo. Com’è nata? Un mio amico aveva la batteria a casa e quando lo andavo a trovare ci giocavamo. Era la fine degli anni ’90 e a 14 anni la moda era comprare il motorino per poi truccarlo. A me, sinceramente, non importava: mi piaceva di più giocare con la batteria. I primi “sudati” 700 euro li ho spesi per comprarmi la mia prima batteria. Ricorderò sempre la gioia di mio zio che vive nel piano sotto! Abbiamo subito stipulato il patto Zorzi-Vinci per 1 ora al giorno di studio. Ma è durato ben poco e lui si è rassegnato a concedermi l’usufrutto della sua cantina. Comunque la vera spinta per diventare un professionista è avvenuta grazie a Luca Carrara: è stato lui a consigliarmi di andare a Milano da Walter Calloni.

Di che cosa ti occupi attualmente? Si può dire che stai facendo della tua passione una professione? Sì, sono davvero fortunato: suono, insegno nel pomeriggio ai ragazzi e la mattina posso studiare le mie 6 orette. Speriamo che le cose continuino così o anche meglio.

Il jazz nasce come linguaggio d’interazione, di forza, di lotta… negli anni ’20 addirittura s’impone come un vero e proprio stile di vita, e non come semplice fatto culturale. Ora pare soppiantato dalla musica pop, più commerciale. Qual è l’attualità, il senso del jazz oggi? (O, perlomeno, cosa rappresenta per te?) Il jazz è sempre stato innovazione, ricerca e sperimentazione. Chi fa il vero jazz sono quelli che ci provano, vogliono dire la loro e tentano di percorrere strade nuove. Il jazz non ha fatto altro che prendere diverse culture e metterle insieme, fonderle. Che non vuol dire per forza fare jazz d’avanguardia, può anche essere un’idea mainstream, ma se lì trovi la tua vera voce fa’ che arrivi il più in alto possibile.

Dato che ti dedichi (o ti sei dedicato) anche all’insegnamento, quale valore aggiunto ritieni possa dare la musica nella formazione di una persona? La musica è una lezione di vita, e un viaggio dentro di noi. Purtroppo il rapporto che il musicista ha con la musica non è democratico e non ti permette di bleffare, è come un atleta! Quante volte deve perdere prima di riuscire?!

Di seguito, un altro pezzo con cui Riccardo Zorzi ha partecipato al concorso:

Immagine di copertina: ph. Igor Pierotto






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