Musica

30 Mar 2016


Sulle note di "Universal Soldier"

La storia di una canzone e di un evento crossmediale ante litteram

Siamo a Toronto, in Canada, ed è il 1963. Una giovane “folksinger” canadese, il cui nome diverrà presto noto in America e in Europa, è giunta in città da un po’ di mesi alla ricerca di successo. Poiché la notorietà è per lei ancora poco più che il miraggio di un desiderio, Buffy Sainte-Marie vive come tutti i musicisti emergenti dell’epoca di saltuarie esibizioni in locali “da cestino” o “da un dollaro”. In questi pub e taverne i musicisti si esibiscono uno dopo l’altro e alla fine della loro esibizione fanno girare nel pubblico un cestino, l’equivalente del cappello o della custodia che usano gli artisti di strada nel città d’arte, sperando di racimolare abbastanza monete da un dollaro da riuscire a tirare avanti in attesa di palcoscenici migliori.  

Mentre sta lavorando alla composizione del suo primo disco le capita però di assistere a un fatto che la colpisce molto e che ne condizionerà la carriera. Un giorno, forse di ritorno da un concerto o magari alzatasi tardi la mattina seguente, questo non ci è dato sapere, si trova ad assistere come testimone incredula al passaggio di un convoglio di militari gravemente feriti di ritorno dal Vietnam. Per quanto la stampa mantenesse la notizia celata, nel 1963 il governo Kennedy aveva infatti già iniziato a inviare truppe in quella che sarebbe stata una delle pagine di guerra più violente e infelici della storia americana, e che raramente nell’immaginario comune si associa a uno dei presidenti più amati d’America. L’episodio la scuote e la scuote a tal punto da spingerla a scrivere il brano Universal Soldier, destinato a darle il successo e a divenire uno dei più significativi manifesti della lotta contro la guerra. 

Il brano, uscito l’anno nell’album It’s My Way, non si limita però alla cronistoria di un episodio. Il testo impugna la contingenzialità dell’accaduto per redigere un manifesto universale, che pone l’attenzione non più sulle responsabilità di coloro che prendono le scelte scellerate dall’alto, bensì su quelle di coloro che non si ribellano consentendo siano messe in atto. Aderendo in pieno a quella che è la più profonda cifra comune alla maggior parte dei grandi capolavori degli anni Sessanta, il fulcro di questa considerazione astratta sulla figura e il ruolo del soldato nella storia occidentale è un maestoso richiamo a una responsabilizzazione individuale, ed è per questo destinata a conservarsi così splendidamente cristallizzata nel tempo.  

 

La vita di questo brano non si esaurisce però nella sua incisione. Questa perla testuale di rara efficacia comunicativa e già densa di quell’atmosfera di rivoluzione tipica della sua epoca non è destinata a essere solo un prodromo del vento di cambiamento che investirà gli anni a seguire, ma contribuirà a sua volta, giunta dall’altra parte dell’oceano, a creare una forma di diffusione dell’informazione del tutto inedita fino a pochi anni prima. 

Prima di giungere a Londra la nostra canzone deve però ancora fare un salto a New York. L’ambiente musicale canadese non garantisce a Buffy Sainte-Marie quel successo fin qui ancora solo sperato, e così come tanti altri cantanti canadesi di quel periodo (si pensi a Leonard Cohen, Robbie Robertson, Neil Young e molti altri) decide di trasferirsi a New York e di tentare maggiore fortuna al Greenwich Village. In questo quartiere, che era già stato la fucina di talenti degli autori Beat e Bebop e che allora dava voce al Folk Revival, il brano fu ben accolto nei circoli culturali giovanili. 

Certe volte però i brani come le persone hanno bisogno di viaggiare e di ritornare per scongiurare la validità del detto latino “nemo profeta in patria”. E così è capitato anche alla nostra canzone, la quale per raggiungere il grande pubblico in America ha dovuto prima passare per Londra. È qui, infatti, in una delle capitali più bagnate del mondo che a soli sei mesi di distanza il giovanissimo folksinger Leicht Donovan, cantautore scozzese e icona musicale degli anni sessanta, decide di fare una cover del brano che ottiene uno strepitoso successo nel Vecchio Continente, contribuendo a diffondere definitivamente la fama del pezzo anche in America. Memorabile è in particolare la sua esibizione al Beat Club, antesignano inglese dei più moderni Top of the Pops, Mtv & co., che ha un ruolo fondamentale nel far entrare il brano letteralmente in casa alle persone. 

Nel giro di sei mesi due giovani poco più che ventenni avevano, più o meno consapevolmente, rivoluzionato la relazione tradizionale tra artista, pubblico e mezzi d’informazione, mostrando al mondo tutte le potenzialità di una nuova era comunicativa che si apprestava a sorgere e imporsi.








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