Musica

26 Ott 2020


Tempi Antiquii: il Medioevo con i Corvus Corax

Dopo il pagan folk di Faun e Omnia, è venuto il turno di parlare dei primi che, fra tutti, hanno riscoperto il passato per riportarlo al presente: i Corvus Corax. Il nome – che riprende quello scientifico del corvo comune – ha ben poco a che fare con la loro musica e il senso comune del loro progetto musicale (che condividono contemporaneamente con i Tanzwut) ma mi basterà dire che s’ispirano al Medioevo per far capire l’importanza del loro lavoro.

Il progetto fu iniziato nel 1989 da Castus Rubensang, Wim Venustus e Meister Selbfried come sorta di risposta alla cristianizzazione della Germania che, nel corso dei secoli, aveva fatto perdere le tracce della musica popolare del tempo; dopo accurate ricerche su caratteristiche e melodie medievali alto-tedesche, il gruppo pubblica in pochi anni un gran numero di album facendosi notare sia per le elevate capacità musicali che per la presenza scenica. Contemporaneamente al percorso di riscoperta musicale, i membri del gruppo affiancano il progetto Corvus Corax a quello dei Tanzwut, orientato ad un folk metal d’ispirazione medievale e che ancora oggi raccoglie un discreto successo insieme alle numerosi interpretazione denominate “Cantus Buranus” in cui suonano accompagnati da orchestre sinfoniche.

Questi moderni menestrelli, definizione che guida lo spirito di ogni singolo membro (tenuto quindi «a suonare più col cuore che con la mente» e a trascrivere la propria interpretazione dei pezzi), hanno certamente saputo reintegrare un aspetto culturale di prim’ordine all’interno del loro folklore, ritenuto per molti anni troppo lontano dalle autentiche radici etniche dei tedeschi; non si tratta di una “vendetta” contro la cristianità, bensì di un atteggiamento d’incontro verso il passato che, per quanto distante e ritenuto pagano, è la base più reale del mondo di oggi in ogni dove.

Il look bizzarro, originariamente ispirato alla mitologia greca e ora orientato al periodo medievale, ha certamente aiutato nella diffusione della loro filosofia ma le melodie, che si avvicinano ad un gran numero di popoli, hanno reso il progetto universalmente condiviso: benché i testi siano cantati in tedesco medievale, lingua d’Oc (francesce provenzale-alpino), Rotwelsch (misto fra tedesco, aramaico e romanì) e latino, il senso di comunanza, di appartenenza alle Terra come patria comune è pressochè immediato non appena si ascolta anche solo un brano. La presenza di elementi della musica celtica (perlopiù bretone e scozzese) e vichinga, unita agli elementi medievali (sia strumenti che armonizzazione, basata sulla testimonianza del poeta medievale Walther) confonde ulteriormente il nostro senso critico fino a farci credere di stare tutti sulla stessa piazza, a danzare, cantare e festeggiare assieme.

Se sognate di rivivere anche solo per un momento, con la mente e lo spirito libero che ancora ci appartiene, quel che sempre avete immaginato del Medioevo, vi consiglio caldamente di ascoltare il prima possibile i Corvus Corax: badate di tenere a freno la vostra immaginazione, o vi scapperà fra le lande sconfinate di un qualche regno antico!








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