Terry Bozzio: dalla batteria, il mondo intero

Non è facile trovare un musicista che, con l’aiuto di uno strumento, sappia trasportarti in mondi sconfinati: Terry Bozzio è sicuramente uno di questi; contraddistinto da uno straordinario talento creativo, l’ex batterista di Frank Zappa ha trasportato migliaia di persone in lunghi viaggi emozionali grazie solo alle sue bacchette e al suo enorme drumset.

Nato nel 1950, esordì giovanissimo nel mondo della musica: a 22 anni già si esibiva in locali jazz e a 25 fu ingaggiato dal rocker Frank Zappa sia per gli impegni in studio che in tour; sarà quello il sodalizio più importante della sua vita, non a caso lo stesso Zappa (che anni dopo ingaggerà anche il talentuoso chitarrista Steve Vai) scriverà brani di difficile esecuzione eseguibili solo dal giovane batterista, come “The Black Page”.

Dopo una collaborazione di appena tre anni, con 10 album e 3 tour, Bozzio lascia la band di Zappa e tenta una nuova collaborazione con i Thin Lizzy, non venendo ingaggiato. Dopo le collaborazioni con Jethro Tull, Herbie Hancock, Mick Jagger, Jeff Beck e molti altri, pubblica numerosi video tutorial per batteristi e partecipa a convention e tour in tutto il mondo, dove accresce la sua fama di virtuosista. La sua carriera, da oltre vent’anni, si basa infatti sull’insegnamento visivo e auditivo, con lezioni nei drum-center, lunghe esibizioni e video in cui spiega le sue personalissime tecniche.

Una delle particolarità più evidenti della musica di Terry Bozzio è innanzitutto il suo drumset da record: i pezzi che compongono la sua batteria ufficiale, secondo quanto riporta il suo staff, sono ben 113, un numero enorme rispetto alle normali batterie da esibizione. Se il numero è tanto grande, bisogna considerare il motivo per cui lo è: ufficialmente Bozzio è un esponente di generi come jazz, fusion, synthpop, classica, new wave, new rock, alternative rock e progressive rock. Eppure io lo riassumerei in una parola: world music.

Se avete la fortuna di poter ascoltare e vedere una sua esibizione (che tra l’altro durano anche più di mezz’ora per brano), noterete che la musica, fatta sia di tamburi che di normali percussioni, assume in poco tempo un’aria tribale, profonda; più che percuotere le pelli dei vari tamburi, Bozzio sembra accarezzarle con le bacchette, lasciando ai piatti il difficile compito di spezzare l’armonia misticheggiante ormai profusa e arrivata all’orecchio degli spettatori.

È certamente uno dei musicisti più particolari che si possa trovare, capace anche da solo di creare una musica di notevole impatto emozionale. Chi non ha mai sognato di poter migrare in altre lande, semplicemente ascoltando anche solo il suono del vento? Spiegate le vostre ali, Terry Bozzio vi saprà accompagnare durante il volo.








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