"TU, DA CHE PARTE STAI?" I NAAM E IL LORO DIALOGO IN MUSICA

È nella semplicità che si creano legami di gioia!

Un palcoscenico con strumenti musicali ben in vista, fasci luminosi e fumo-nebbia diffuso a rendere suggestiva l’atmosfera… e tanta gente-giovane che si saluta in un clima familiare per quanto le colonne doriche a lato del palco richiamino una certa formalità. Sono gli attimi che precedono l’esibizione dei NAAM, sabato sera (5.05.2018) al Teatro Brandolini di Oderzo, nell’ambito del Festival Biblico 2018 sul tema Futuro.

DA CHE PARTE STAI? Era il titolo della serata. Come a dire, che sapore ha la tua vita? Affanno o Fiducia? Interesse o Dono? Rassegnazione o Ricerca? Com’è il tuo sguardo? Corto, concentrato sulla gioia di un momento, o lungo, proteso verso un orizzonte di senso? Questi alcuni interrogativi che i NAAM hanno suscitato attraverso le canzoni tratte dal loro primo disco e la lettura di alcuni passi del testo biblico. Colpisce la loro semplicità: non c’è artificio in quello che fanno, in quello che dicono, solo amore per la vita e gioia nel condividerla.

La loro musica è frutto di un percorso interiore che comincia tre anni fa, quando Matteo Carniato, cantante e autore dei testi, si ritrova a scrivere canzoni del tutto nuove in Chiesa. Tutti i suoi sforzi precedenti, orientati alla perfezione tecnica con tanto di riconoscimenti, si sono rivelati insufficienti a riempire di senso e di gioia la sua vita. Attorno a quella “chiamata” improvvisa si raccolgono altri “sì”: Stefano Dal Gallo (basso), Luca Carniato (batteria) e Sebastiano Pegorer (chitarra elettrica). Ecco nascere i NAAM, il cui NOME, in una delle lingue africane, segnala proprio l’esigenza di ritornare a dare un significato nuovo, più puro alle cose, anche attraverso la musica. I loro testi contengono tutte le fragilità e i desideri umani, supportati però da un’unica certezza: non siamo soli. Le loro esecuzioni non sono autoreferenziali, ma orientate a stabilire legami; per questo scelgono la modalità del “dialogo in musica”.

Questo loro modo di fare musica, che è prima di tutto un modo di essere, incontra subito il favore di molte persone… in particolare, Lodovico Saccol, noto paroliere e compositore italiano a servizio dello Zecchino d’Oro, dopo aver assistito a un concerto, si offre – gratuitamente – di produrre il loro primo disco: «I NAAM sono diventati per me la “chiave che ancora mancava”. Nonostante lavori con l’Antoniano, ho sempre tenuto separata la fede dal lavoro musicale. Quando li ho ascoltati, però, ho capito che mi mancava ancora una chiave di senso a quello che stavo facendo. Loro me l’hanno fornita».

La musica dei NAAM, di ispirazione cristiana ma non spudoratamente confessionale come certa musica cristiana contemporanea, risponde proprio a una domanda di senso. In un tempo arido di valori e gonfio di surrogati di felicità, porsi questa domanda già significa vivere con una diversa consapevolezza. Se poi la risposta conduce a Dio… beh, lo si può assumere – come hanno fatto i quattro giovani musicisti – come il Mister con cui giocarsi bene la propria vita.






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