TulipDuo: musica e amore tra i tulipani di Amsterdam

Eleonora De Poi (21 anni) e Massimiliano Turchi (26 anni) formano un Duo Violino e Pianoforte stabile ad Amsterdam e in Italia, conosciuto e premiato in concorsi musicali internazionali. Sono l’esempio che di musica si può vivere. Noi li abbiamo incontrati.

Eleonora è di Vittorio Veneto, Massimiliano di Forlì. Si sono incontrati al Conservatorio di Amsterdam, dove lei era appena stata ammessa per studiare violino e lui stava seguendo un Master già da un anno. «Abbiamo provato a suonare insieme dei pezzi che avevamo in comune – racconta Eleonora – e subito ci siamo trovati molto bene». Era il 2016. La passione per la musica crea tra loro un’armonia profonda, una fusione a tutti gli effetti: «entrambi veniamo da una formazione solistica – dice Massimiliano –, abbiamo cercato di unire le due cose e ci siamo subito resi conto che il duo è ancora più potente della nostra parte solista». Nasce TulipDuo, una coppia sia nella musica che nella vita: «essendo nati come coppia ad Amsterdam – chiarisce Eleonora – nel darci un nome non potevamo non richiamare il fiore olandese tipico, il tulipano, che è anche il fiore dell’amore; questo accostamento (tulip-duo) ci rappresenta molto».

Sono giovanissimi Eleonora e Massimiliano, ma hanno già un curriculum ricco di formazione, esibizioni, concorsi e premi anche internazionali. Quello che all’inizio era un gioco («mi divertivo a scoprire come era fatto lo strumento») diventa una vera e propria passione, che, per essere coltivata, si fa presto sentire come impegno e carico di studio. Solo così la musica da fonte di divertimento può farsi veicolo di realizzazione personale e professionale. Quando si assiste a esibizioni di un certo livello si ha come l’impressione che chi suona sia altro da noi, e in un certo senso è così, perché pendere sul serio un percorso musicale comporta sacrificio. Infatti Eleonora e Massimiliano vivono la loro età diversamente dai loro coetanei: «sia il pianoforte che il violino sono strumenti che cominci a studiare da piccolissimo (4-5 anni) – spiega Eleonora – ed è un percorso che ti fa diventare adulto fin da subito: non è come decidere di andare a fare nuoto per distrarsi un po’, per fare un esempio, no, è proprio una scelta di vita che richiede impegno personale ma al tempo stesso è qualcosa che ami e che ti appassiona. Se i nostri coetanei quando finiscono di lavorare o di studiare vanno a casa e fanno le loro cose, noi non stacchiamo mai, abbiamo sempre la testa lì, per esempio su un passaggio che non ci viene, e allora prendiamo gli strumenti e ci mettiamo a provare»; «sì, è un tipo di vita molto deviata dal fatto che tu hai lo strumento che ti gira per la testa costantemente – conferma Massimiliano –. Anche se non stai studiando, la tua testa comunque in qualche modo si proietta lì, sullo strumento. Ogni tanto è un po’ pesante sotto questo aspetto, non esiste per noi un giorno libero. Certo, possiamo sempre decidere di prendercelo, però se decidi di seguire una certa strada fatta di esibizioni ma soprattutto di concorsi, è molto difficile, ci vuole dedizione». A fronte di tanto impegno e sacrificio, la persona si forma e si arricchisce: la musica classica chiede tanto, però dà anche tanto. Lo confermano i due ragazzi: «la musica classica, per come è strutturata, per come anche lo strumento in sé è strutturato, obbliga il cervello a lavorare di più, ti costringe ad affinare un po’ più i sensi, a ricercare il suono giusto al momento giusto nel modo giusto – spiega Massimiliano – Molti studi hanno confermato che chi studia musica amplia zone del cervello che normalmente si usano poco, soprattutto strumenti complessi come il pianoforte e gli archi, perché è un multitasking», ed Eleonora aggiunge: «chi suona uno strumento secondo me diventa più sensibile, impara subito a organizzarsi, a porsi degli obiettivi, da questo punto di vista matura prima rispetto a chi non studia musica». Eppure nei giovani si riscontra una certa difficoltà nell’accostarsi alla musica classica anche come semplici fruitori. A cosa è dovuta? Come può essere superata? Per Eleonora «bisogna essere molto pazienti e creativi, quindi creare un concerto non statico in cui si sta fermi ad ascoltare, dopo un po’ l’attenzione cala, ed è normale che sia così», e consiglia «un mix di diverse arti, diversi stili, magari collegare la musica alla danza o al cibo in modo tale da creare un percorso sensoriale molto vario e far sì che sul palcoscenico succeda qualcosa che riattivi il pubblico». Ovviamente senza banalizzare un genere che è giusto che rimanga tale: «per alcuni aspetti la musica classica è vista come qualcosa d’élite e in un certo senso è anche giusto che lo sia, perché è comunque una musica un po’ più impegnativa rispetto alla musica pop o a una canzone che ti rimane in testa – commenta Massimiliano –. Sono livelli di complessità diversi, e magari persone che non hanno avuto un qualche inserimento in questo genere tendono a preferire qualcos’altro, qualcosa di più leggero, in cui possano sentirsi più a loro agio».

A loro agio Eleonora e Massimiliano si trovano di sicuro facendo musica classica, ma soprattutto suonando insieme come TulipDuo. Eleonora descrive la sensazione che prova con un’immagine: «la luce dopo il temporale»; Massimiliano ci prova con un climax ascendente: «trasporto, passione – e azzarda – orgasmo» per esprimere quello stato di esaltazione che prova suonando esattamente all’unisono con Eleonora, fusione massima che produce il suono perfetto, nell’istante perfetto. Un’esibizione che entrambi ricordano con particolare emozione è l’esame finale del Bachelor di Eleonora: lei suonava il violino, lui l’accompagnava al pianoforte. «La prima parte era un Adagio di Mozart e il primo tempo del Concerto di P…… La seconda parte era la Sonata di Spighi, un pezzo molto potente, intenso, anche se poco conosciuto – richiamano alla mente i ragazzi –. Il tutto è riuscito benissimo, con pochissimi errori tecnici e un’unione tra noi molto particolare. Il pubblico e la giuria hanno molto apprezzato. Dopo la nostra esibizione gli insegnanti stanno cercando di far suonare a tutti i loro allievi la Sonata di Spighi, che tra l’altro è un compositore italiano del ‘900. Ecco, una cosa che ci piacerebbe fare è approfondire gli autori italiani del ‘900 che hanno composto per violino e pianoforte, e portarli all’estero».

Ma c’è anche altro per questi ragazzi oltre alla musica? La risposta suona sempre all’unisono: «al primo posto c’è la musica, però ci piace fare tante altre cose, come ad esempio cucinare insieme, tenerci in forma, camminare in montagna, guardare film o serie-tv… quando si riesce [ridono]».

I progetti futuri non possono che essere nella musica: ora che è in Italia, il Duo vorrebbe recuperare i contatti italiani per concerti e concorsi, e poi, ci rivela Massimiliano, «la cosa più bella del mondo per noi sarebbe insegnare insieme Musica da Camera, altrimenti insegnare rispettivamente pianoforte e volino ci piacerebbe molto».

Eleonora e Massimiliano sono sicuramente un esempio per tanti giovani, soprattutto per chi vuole intraprendere o già percorre la strada della musica; soprattutto sono una dimostrazione che di musica si può vivere. «L’importante – dicono – è scegliere bene gli obiettivi e focalizzarsi su quelli, avere le idee chiare, perché in questo mondo c’è tanta competizione e la strada è molto impegnativa. Consigliamo di fare esperienza all’estero, perché apre la mente; uscire anche per apprezzare di più quello che abbiamo qui».






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