Zakk Wylde: quando l’Heavy Metal diventa ispirazione

“Qualunque cosa tu ami e qualunque cosa tu voglia fare, è quello che dovresti fare”

L’Heavy Metal è probabilmente il genere più discusso e controverso in tutta la storia ed il panorama musicale: le origini malviste e gli sfortunati esempi sulla psiche umana ne avevano macchiato la fama ma se dovessi dire un nome su tutti di artista metal positivo da diffondere, direi senza ombra di dubbio Zakk Wylde.

Jeffrey Phillip Weilandt nasce a Bayonne il 14 gennaio 1967: impara a suonare la chitarra all’età di 8 anni ma si appassiona alla musica solamente sei anni dopo; arriva ad esercitarsi anche 12 ore al giorno, talvolta con sessioni non-stop che lo portano a saltare le lezioni del giorno dopo. A seguito dell’esperienza con gli Stone Henge e gli Zyris, Wylde viene ingaggiato come chitarra solista nella band di Ozzy Osbourne, ex leader dei Black Sabbath, con il quale suona fino al 2009, intervallando anche un tour con i Guns N’ Roses e le attività discografiche dei Black Label Society, il gruppo da lui fondato di cui è tuttora leader, voce e chitarra solista. Viene ingaggiato nuovamente per altri tour di Osbourne e successivamente ne intraprende alcuni personali e collaborazioni con artisti di prim’ordine quali Steve Vai, Yngwie Malmesteen e Nuno Bettencourt.

Da un punto di vista prettamente artistico, Zakk Wylde è un perfetto esempio di versatilità: i 26 album registrati in carriera e le numerose collaborazioni studio e live spaziano infatti fra metalcore, southern rock, country, glam metal, jazz e blues rock. Un miscuglio tanto vario quanto interessante, ben espresso negli ultimi due album “Book of Shadows II” (solista, pubblicato nel 2016) e “Grimmest Hits” (Black Label Society del 2018).

Tuttavia di Zakk Wylde non solo la versatilità è la qualità che apprezzo maggiormente: attirato dai riff pesanti, dalla sua voce poderosa, dagli assoli paradisiaci e dai testi duri, come tradizione metal vuole, sono rimasto colpito dalla sua estrema capacità di colpire la sensibilità di chiunque lo ascolti: oltre ai brani più “impegnativi”, molte sono le ballad toccanti ed emotivamente intense rientranti nel suo repertorio.

Oltre alla celebre In This River, scritta in memoria del migliore amico e chitarrista dei Pantera Dimebag Darrel, brani come Scars, Angel of Mercy, Time Waits for No One, Sold My Soul, Lovin’ Woman sono in grado di smuovere anche il più incredulo degli ascoltatori. Il tempo, l’autorealizzazione e la necessità della vicinanza non solo come presenza fisica ma soprattutto emotiva e spirituale rientrano spesso fra i temi da lui cantati: la voce spesso è rauca, come fosse un estremo grido verso il cielo in ascolto, mentre le parti di chitarra sono solenni scale di note capaci di emozionare in pochi ma lunghissimi secondi.

Autodefinitosi “soldato di Cristo” a seguito della recente conversione, Wylde può certamente vantare una spiritualità crescente non sempre comune nei suoi colleghi; il tema della pietà, religiosa ed umana, viene trattato spesso con cruda oggettività facendo trasparire tutte le debolezze e le virtù umane: un modo perfetto per invitare chi ascolta a riflettere interiormente senza mai perdere il buonumore. Auguro a tutti un buon ascolto: tenevi forte perché Zakk Wylde saprà portarvi in alto, molto in alto!






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