Ai Gai

Crocevia dal nome curioso, scopriamone i significati, tra storia e leggenda!
Quante volte ci siamo fermati in via Longhena in coda davanti al passaggio a livello del Gai nell'attesa del treno e abbiamo visto da una parte il bar, mentre dall'altra la trattoria con la scritta "Ai Gai" senza però conoscere la rilevanza della località.
Originariamente, l'osteria del Gai (oggi trattoria) era situata  più avanti verso est , vicino al torrente Menarè Vecchio, che segna il confine tra San Vendemiano e Castel Roganzuolo. Sulla destra c'è una vecchia fila di case risalenti almeno al 1500. Da più secoli la locanda del Gai  aveva sede nella prima casa dove c'era un'ampia sala con travatura alla sansovina, un portico sotto al quale, all'occorrenza, trovavano ricovero i "carioti" di passaggio. Dall'archivio storico della parrocchia di Castel Roganzuolo compare che nel 1744 l'oste era Lunardo Sasso e sua moglie Lucia mentre nel 1779 c'erano i coniugi Breda.
Gli abitanti del Gai guardavano ammirati e talvolta impauriti le persone e le comitive che transitavano sulla "Regia Strada Postale Maestra d'Italia" in seguito nominata Pontebbana. Videro condottieri di truppe, re, imperatori e perfino papa Pio VI che nel 1782 si recava pellegrino a Vienna dopo aver sostato a Conegliano.
Una leggenda, invece, narra di un pittore, s'ipotizza Tiziano  Vecellio (1490-1576), di passaggio per il Cadore: si fermò nella locanda e la mattina partì prima del canto del gallo senza aver saldato il conto, lasciando pero' disegnati sul lenzuolo due galli così ben fatti da sembrare vivi; da questo episodio potrebbe essere derivato il nome del luogo.
Un perito settecentesco cita la località nella sua relazione: "disegno che dimostra lo stato presente della Strada  Reggia detta Reda del Gai, in parte restaurata ed in parte eretta da nuovo"; vale a dire  la strada d'Alemagna che porta in Cadore e in Tirolo (stradario del 1835)
La spiegazione più plausibile del toponimo "Gai" è che derivi da un'antica parola che significa luogo ricco di acqua oppure dal termine di origine germanica "Gahagi" (luogo recintato) latinizzato in "Gaium", bosco d'alberi di alto fusto.
Saltando ai tempi più recenti, certo è che la zona, negli anni '70, è stata caratterizzata da un forte sviluppo abitativo e produttivo, luogo nevralgico di San Vendemiano dovuto al fatto di essere un nodo stradale dove confluiscono le strade di grande comunicazione verso Conegliano, il Cadore , i paesi di lingua tedesca e il mare.
Qui la pianura si ferma ad incontrare i dolci pendii.
Dall'altra parte di via Longhena notiamo il bar "ai Gai" edificato agli inizi del 1900. Gli fa compagnia in prossimità delle acque del Cervada  un solitario, secolare platano, quasi fosse il testimone del tempo e la sentinella delle collline.
Gli anziani gestori del bar che ancora abitano in vicolo Dolomiti si ricordano dei numerosi forestieri tedeschi che negli anni '70 entravano a chiedere informazioni turistiche pronunciando le parole "Strada, meer, mare!" e si fermavano ad acquistare generi alimentari nel negozio a fianco.
Fa sorridere l'altra strana usanza degli automobilisti d'allora di lasciare l'auto pargheggiata in strada mentre le sbarre venivano abbassate dal casellante e, nella lunga attesa, scendere dall'auto per entrare al bar a bere "un'ombra" o un caffè espresso aspettando che il treno transitasse.
La gentile signora Bruna che ha gestito per molti anni il bar, ridendo ci saluta: "Sapete, tutti passavano e si fermavano, qua fuori era come fosse una piccola piazza. Il centro del paese era ai Gai!".
Ora, dopo aver attinto dal passato e rischiarato il presente, guardiamo al futuro. Bello sarà pedalare nel territorio patrimonio dell'umanità iniziando ad ammire le colline della Calpena proprio da qui,  dalla "Porta d‘ingresso del Gai".
 
Adriano Armellin





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