Storie

31 Lug 2019


Antoine de Saint-Exupéry: ali e radici

31 luglio 1944 – 2019: settantacinque anni fa scompare Antoine de Saint Exupéry, filosofo-poeta la cui vita si è dispiegata tra volo e narrativa.

Antoine de Saint-Exupéry, nasce a Lione il 28 giugno 1900, da una famiglia aristocratica, ma modesta. Orfano di padre a soli quattro anni, viene amorevolmente cresciuto dalla madre nella grande dimora di Saint Maurice de Rémens al centro di un parco di abeti e di tigli. Tra i suoi amici e compagni di giochi, Antoine è il più fantasioso, curioso, avventuroso. Indole che mantiene anche da adulto e che lo porterà a scrivere una frase divenuta celebre: “Tutti gli adulti sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”.

Appassionato di aerei, corona il suo sogno d’infanzia di diventare aviatore. È forse in volo che il mondo gli appare sotto una luce diversa e, una volta a terra, scrive, annota. Come diceva Umberto Eco, “È incerto se Saint-Exupéry volasse per scrivere o scrivesse per volare”. I primi successi letterari sono dati dalla pubblicazione del racconto L’Aviateur sulla rivista Le Navire d’argent e dal romanzo Courrier Sud.

Nella seconda metà degli anni venti, Saint-Exupèry diventa prima il responsabile dell’Aeroposta, lungo la rotta Tolosa-Dakar, poi direttore aereopostale a Buenos Aires. Questa esperienza, ispira due produzioni letterarie: Vol de Nuit e Terre de Hommes (1939), dove si riflette sul rapporto indissolubile che si crea tra l’uomo e la macchina - in questo caso l’aereo - che volano insieme a migliaia di chilometri da terra, mentre il tempo scorre, scandito dal rombo dei motori. Durante il periodo della seconda guerra mondiale, Antoine de Saint-Exupéry parte per prestare servizio militare. Questi anni, sono la culla di altri famosissimi scritti: Pilote de guerre (1942) e Lettre à un otage (1944).

È ostinatamente solo, Antoine: vive in un fortino lontano tra il deserto e l’oceano, vicino a una pista dove i velivoli della compagnia atterrano una volta alla settimana. Deserto che allena lo sguardo a vedere il pozzo nascosto da qualche parte (“Ciò che rende bello il deserto è che da qualche parte nasconde un pozzo”). Punto di vista privilegiato per scoprire se stessi e per elaborare i contatti con il mondo.  

Il 31 luglio del 1944, il comandante de Saint-Exupéry, scompare in volo senza lasciare traccia, durante una missione di ricognizione aerea: quel giorno non viene registrato, alcuno scontro aereo, né ci sono state rivendicazioni da parte dell’aviazione nemica. La sua sparizione misteriosa e il mancato ritrovamento dell’aereo contribuiscono a creare da subito il mito del poeta-aviatore che tutto il mondo aveva conosciuto appena un anno prima come autore del romanzo Il piccolo principe, una favola moderna, scritta per i bambini, ma soprattutto per gli adulti che lo sono stati. La mattina del 31 luglio 1944, a Borgo, a sud di Bastia, prima di salire sull’aereo che non avrebbe più fatto ritorno, Saint-Exupéry consegna all’amico capitano Gavoille una cartelletta che conteneva alcuni taccuini, qualche foglio manoscritto e le registrazioni di un dittafono. Tutto quel materiale si trasformerà in 985 pagine dattiloscritte, pubblicate nel 1948 da Gallimard con il titolo Cittadella, il nettare più squisito lasciato come eredità dallo scrittore.

Antoine de Saint-Exupéry, personaggio poliedrico e desideroso di conoscenza, guadagna un posto importante nella storia, non soltanto per il suo spirito temerario d’aviatore, ma soprattutto per il suo animo da poeta, sebbene dimostri di non esserlo di professione: egli è un umanista, perché descrive i legami che si creano tra gli uomini, i quali, in un mondo oscurato dalla guerra, rappresentano l’unica possibilità di verità e di riscatto. Le sue opere sono sempre un invito a cogliere la vera essenza delle cose: le navi, le rose, le stelle, i giardini acquistano un significato particolare, quel significato che i bambini immediatamente riconoscono e che gli adulti – “ragionevoli” – perdono: Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”. È una letteratura, quella di Antoine de Saint-Exupéry, sospesa tra sogno e realtà, laddove queste due dimensioni sono colte nella loro complementarietà (“Fai della vita vita un sogno e di un sogno una realtà”); profumo di casa e di radici (“Che cosa diventerai se nessuno ti prende per mano per mostrarti le provviste di miele, fatto non di cose ma del senso delle cose?”), esaltazione dell’amicizia e della fratellanza (“Amico mio accanto a te non ho nulla di cui scusarmi, nulla da cui difendermi, nulla da dimostrare: trovo la pace... Al di là delle mie parole maldestre tu riesci a vedere in me semplicemente l'uomo”), riflessione sugli alti valori della vita (“Se non c’è nulla al di sopra di te non puoi ricevere nulla se non da te stesso. Ma che cosa puoi ricevere da uno specchio vuoto?”), questi alcuni temi ricorrenti in Antoine de Saint-Exupéry, filosofo-poeta, che non si è limitato a subire il mondo moderno, ma ha avuto l’ardire di pensarlo, non solo con la testa, soprattutto con il cuore.  






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