Chiara Lubich, un modello per quest’epoca incerta

Semplicità e coraggio, e tanta voglia di riunire tutti attorno al fuoco dell’Amore.

La nuova stagione della fiction su Rai 1 è cominciata, domenica 3 gennaio, con il film Chiara Lubich – L’amore vince tutto, che è risultato il programma più seguito della prima serata tv con 5.641.000 spettatori e il 23% di share. Forse c’è proprio bisogno di storie come quella di Chiara, una donna semplice con la forza straordinaria di scardinare convenzioni e stereotipi, di aprire porte e parlare con tutti per proporre una visione politica basata sull’unione e sulla fratellanza universale (“che tutti siano uno”), oggi più che mai necessaria non solo per far fronte a un nemico comune ma per costruire insieme una vita dignitosa per tutti.

Nel film prodotto dalla Eliseo Multimedia di Luca Barbareschi e Rai Fiction e diretto da Giacomo Campiotti, la fondatrice del Movimento dei Focolari è stata interpretata da Cristiana Capotondi, che ha confidato alla stampa: «Io mi porto a casa un’esperienza molto bella, di grande spiritualità, totalizzante come forse poche cose sono state».

Chiara (all’anagrafe Silvia) Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920, seconda di quattro figli. Maestra nelle scuole elementari e studentessa di filosofia a Venezia, all’imperversare della seconda guerra mondiale capisce che solo Dio resta, Dio che è Amore. E lo sceglie come suo tutto, come unico ideale. Il 7 dicembre 1943, quando Chiara con voto perpetuo di castità “sposa” Dio, segna convenzionalmente gli inizi del Movimento dei Focolari.

Certo quel giorno, come si legge nel sito del movimento, Chiara «non aveva nessun’idea di quello che avrebbe visto e vissuto negli 88 anni della sua vita. Non aveva alcuna idea dei milioni di persone che l’avrebbero seguita. Non immaginava che il suo ideale sarebbe arrivato in 194 nazioni. Poteva mai pensare che avrebbe inaugurato una nuova stagione di comunione nella Chiesa e che avrebbe aperto canali di dialogo ecumenico mai praticati? (…) Quel 7 dicembre 1943 “Silvia” aveva solo i sentimenti di una giovane e bella donna innamorata del suo Dio col quale stringeva un patto di nozze, sigillato con tre garofani rossi. Ciò le bastava. Poteva immaginare la corona di gente d’ogni età, estrazione sociale e punto della terra che l’avrebbe accompagnata nei suoi viaggi chiamandola semplicemente “Chiara” (nome preso dall’ammirata santa di Assisi)? Poteva mai pensare nella sua piccola Trento che le sue intuizioni mistiche avrebbero aperto una cultura dell’unità, adatta alla società multietnica, multiculturale e multireligiosa?»

Ha precorso i tempi, Chiara Lubich. Nella Chiesa – lei, donna e laica – ha proposto temi e tracciati poi discussi e ripresi dal Concilio Vaticano II. Nella società mondializzata ha saputo indicare la via della fraternità universale, quando ancora nessuno parlava di avvicinamenti tra civiltà. Chiamata a parlare in ogni angolo della terra, insignita di quattordici dottorati honoris causa, dalla sua testimonianza di vita emerge una via di santità religiosa e civile praticabile da chiunque.

Oggi, il Movimento dei Focolari ha una diffusione autenticamente planetaria con oltre 2 milioni di aderenti e più di mille progetti di sviluppo internazionale. Non se lo aspettava di certo, Chiara, lei che non faceva programmi: “Lo spartito è in cielo, noi cerchiamo di suonare quella musica in terra” diceva.

Chiara Lubich muore a Rocca di Papa (Roma) il 14 marzo 2008. I funerali si svolgono nella Basilica romana di S. Paolo fuori le mura, incapace di contenere la grande folla accorsa (40.000 persone). Benedetto XVI, nel suo messaggio, definisce Chiara “donna di intrepida fede, mite messaggera di speranza e di pace”. Il 27 gennaio 2015 l’apertura della causa di beatificazione, conclusasi a livello diocesano il 10 novembre scorso. Risuonano sempre le sue parole: «Vorrei che l’Opera di Maria, alla fine dei tempi, quando, compatta, sarà in attesa di apparire davanti a Gesù abbandonato-risorto, possa ripetergli: “Quel giorno, mio Dio, io verrò verso di te… con il mio sogno più folle: portarti il mondo fra le braccia”. Padre, che tutti siano uno!».






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