don Carlo Gnocchi

1956-2016 speciale 60°

"Dio, l'anima, la Provvidenza, l'aldilà con la sua chiara a acquietante giustizia per tutti; ce n'è abbastanza per costruirvi saldamente tutta un'esistenza, come su pochi pilastri di roccia gettati nel fiume rapido e insidioso della vita".

A sessant'anni dalla sua morte, l'echo di don Gnocchi, risuona ancora in tutti noi, un alpino instancabile, capace di una straordinaria sensibilità, in grado di entrare negli animi dei più giovani.

"Siate sempre ottimisti, fate che gli uomini credano nel bene; non solo in quello ideale ed archetipo, ma in quello vivente e operante nel mondo. Anche nel mondo moderno. Perchè, dopo tutto, questa è la verità: l'ultima parola spetta sempre al bene".

Questo era il suo pensiero, il suo atteggiamento, nonostante gli avvenimenti bellici a cui ha partecipato, l'orrore della campagna in Russia che sicuramente l'ha segnato, ha mantenuto una fede e un'umanità forte, una semplicità intelligente.

Appena rientrato dalla guerra si dedicò anima e corpo dapprima ad aiutare i bambini orfani degli alpini e poi anche gli invalidi civili, fondando per essi una vastissima rete di collegi in molte città d'Italia e infine, aprì le porte di modernissimi centri di rieducazione ai bambini affetti da poliomelite. Nacque così nel 1952 dalla fusione tra la sua associazione "Pro Infanzia" e la federazione "Pro Infanzia Mutilata" la famosa Pro Juventute, nota oggi come Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus.

Don Carlo, una persona certamente positiva, che nonostante le sofferenza dovute alla malattia, non ha mai negato un sorriso a nessuno, vede finalmente la Beatificazione il 25 ottobre 2009. Morendo donò le coornee a due giovani ciechi, aiutando così la regolamentazione del  processo di "donazione organi" all'epoca non ancora ben definita.

"Grazie di tutto..." con queste parole passò a miglior vita.






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