DONNE ITALIANE CHE AGISCONO

Storie di quattro connazionali che hanno lasciato il segno

Dopo aver scritto l’articolo DONNE CHE AGISCONO - Storie di quattro giovani donne che hanno lasciato il segno, la Redazione mi ha fatto notare che nessuna delle quattro donne era italiana. Così, mi sono ritrovata a pensare a quali nostre connazionali avessero lasciato il segno. Subito mi sono venute in mente Rita Levi Montalcini, Samantha Cristoforetti, Grazia Deledda, Federica Pellegrini, Margerita Hug e Valentina Vezzali. Poi, a seguito di una breve ricerca, ho piacevolmente constatato che le donne italiane che hanno raggiunto traguardi sorprendenti nei loro ambiti di competenza o che hanno avuto il coraggio di aprire nuove strade sono numerose. Così oggi vi racconto la storia di quattro donne italiane che, nonostante le loro vite straordinarie, sono sconosciute ai più.

 

Leonilde Iotti, politica, prima donna nella storia dell'Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato.

Leonilde Iotti, meglio conosciuta come Nilde, nasce a Reggio Emilia nel 1920 e rimane orfana del padre nel 1934. La sua adolescenza è caratterizzata da difficoltà economiche, tant’è che riesce a terminare gli studi e a laurearsi grazie alle borse di studio. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla resistenza, assumendo il pericoloso compito di porta-ordini. Grazie al suo impegno in questo ruolo, viene nominata Responsabile dei Gruppi di Difesa della Donna, struttura molto attiva durante la guerra. Nel 1946 viene eletta nel consiglio comunale della città di Modena e, successivamente, all’Assemblea Costituente. Nel 1948 viene rieletta alla Camera de Deputati e nel 1979 diventa la prima donna nella storia dell’Italia repubblicana a ricoprire una delle tre massime cariche dello Stato: la presidenza della Camera dei Deputati. Non è tutto. Presto raggiunge un nuovo primato: ricopre quella carica per 13 anni consecutivi. Nessuno nella storia d’Italia è riuscito ancora ad eguagliare questo tempo. Nilde si distingue per una guida imparziale della Camera, per una strenua difesa del parlamentarismo e per uno stile fatto di rigore e di eleganza. Successivamente assume diversi incarichi istituzionali di prestigio. Il 18 novembre 1999, consapevole di non essere più nelle condizioni di servire l’Italia come vorrebbe a causa di gravi problemi di salute, rassegna le proprie dimissioni da tutti gli incarichi, guadagnandosi un applauso di affetto da parte dell’intera Camera dei Deputati. Ad inizio dicembre del medesimo anno Nilde si spegne a Roma.

 

Franca Viola, prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore.

Franca nasce ad Alcamo, in Sicilia, nel 1948. All’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, si fidanza con Filippo Melodia, appartenente ad una nota famiglia benestante e mafiosa. Successivamente Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa. Pertanto il padre di Franca decide di interrompere il fidanzamento. Per la famiglia Viola inizia un calvario che è fatto di minacce e atti intimidatori continui da parte di Filippo e che sfocia nel rapimento di Franca: il 26 dicembre 1965, accompagnato da 12 complici, Filippo entra in casa della famiglia Melodia, picchia la madre e rapisce Franca e il fratello minore. Quest’ultimo viene liberato un paio di giorni dopo. Franca viene tenuta prigioniera per una settimana e, infine, violentata da Filippo, il quale si mette in contatto con il padre di Franca per concordare le modalità del matrimonio riparatore. A quel tempo, infatti, l’articolo 544 del Codice Penale prevede l’estinzione del reato di stupro qualora l’autore del reato contragga matrimonio con la propria vittima. Il padre di Franca non intende accettare la richiesta di Filippo, così chiede aiuto alla polizia che interviene liberando Franca e arrestando Filippo e i suoi complici. Franca conferma di non voler sposare il proprio stupratore e, con il supporto della propria famiglia, rifiuta il matrimonio riparatore. Filippo viene condannato a 11 anni di reclusione e Viola sposa Giuseppe Ruisi, un coetaneo al quale si era promessa prima del proprio rapimento.

 

Fiorenza de Bernardi, prima pilota di linea italiana e quarta al mondo.

Fiorenza nasce a Firenze nel 1928. Il padre, Mario de Bernardi, è un famoso aviatore italiano e diventa il suo più severo istruttore. Fiorenza cresce in un contesto molto competitivo, aperto e stimolante che non mancherà di riverberarsi anche sul suo carattere. Nel 1951, a soli 23 anni, ottiene il primo di tre brevetti di volo. Inizialmente pilota gli aerei per pura passione o in occasione di competizioni sportive. Poi, nel 1967, firma il suo primo contratto di lavoro con la compagnia Aeralpi, diventando così la prima pilota di linea italiana e la quarta al mondo. Subito si scontra con la diffidenza e lo scetticismo dei colleghi maschi. Così decide di affrontarli in romanesco. Come la stessa Fiorenza racconta, un giorno dice ai colleghi: «Ecché, annate a magnà? Bene, vengo con voi». E, una volta giunti a mensa, chiarisce: «Guardate che sono qui e ci resto». Da quel momento tutto si sistema. Inoltre, per volare, chiede ed ottiene la gonna per divisa: vuole che si veda da lontano che è una donna. Durante la sua carriera pilota diversi velivoli, raggiungendo un totale di oltre 6.500 ore di volo. Dal 1985 è costretta a terra, non può più volare a causa di un grave incidente automobilistico.

 

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata nel mondo.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia nasce a Venezia nel 1646, figlia di un nobile veneziano e di una donna di umili origini. Fin da piccola dimostra di possedere un fine intelletto e un desiderio incolmabile di apprendere. Ciò viene immediatamente notato dal padre, il quale sostiene Elena e le assicura gli insegnanti migliori. Elena inizia, così, a studiare greco, latino, teologia, nonché le lingue moderne e, infine, astronomia, matematica, geografia e scienze naturali. Elena dimostra, altresì, un’autentica vocazione religiosa che la porta, a discapito del desiderio dei propri genitori di vederla sposata, a diventare oblata benedettina. Nel frattempo, grazie ai suoi studi, raggiunge fama e notorietà, in Italia e all’estero, e viene invitata presso numerose Accademie. Tuttavia questo non le permette di raggiungere uno dei suoi principali obiettivi: la laurea in teologia presso l’Università di Padova. Infatti il vescovo di Padova, nonché cancelliere dell’Università, si oppone nettamente alla richiesta di Elena, ritenendo che la teologia sia una materia di esclusiva competenza degli uomini. A seguito dei tentativi della famiglia Cornaro di convincere il vescovo del contrario, si arriva ad un compromesso: ad Elena viene concesso di laurearsi in filosofia. Così il 25 giugno 1678 Elena diventa la prima donna laureata al mondo.






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