FLORA GUALDANI, UNA VITA AL SERVIZIO DELLA VITA

Casa Betlemme nasce dall’intuizione di una giovane ostetrica aretina, Flora Gualdani, che all’inizio degli anni ‘60 di ritorno da un viaggio in Terra Santa capisce – intuisce! – che la procreatica sarebbe stata terreno di battaglia da lì ai decenni a seguire. Non sa come rispondere a questa intuizione, ma un giorno, nelle corsie del suo reparto, si imbatte in una giovane donna incinta e malata di tumore, decisa a non abortire nonostante il parere dei medici. Flora decide di aiutarla e di seguire quella gravidanza difficile. La donna partorisce e nasce una bambina sana, che Flora porta a casa, dando la possibilità alla madre di curarsi. Da quel momento, inizia Casa Betlemme: Flora comincia a portare a casa sua bambini in difficoltà o abbandonati in ospedale. Poco dopo il terreno di battaglia si allarga e Flora comincia ad ospitare le ragazze madri, vittime di sfruttamento e povertà. Si accorge che la sua casa non è abbastanza grande. Chiede la sua parte di eredità al padre e su quell’appezzamento di terreno costruisce – con le sue forze e quelle dei volontari che la aiutano – delle casette piccole e comunicanti tra loro. Piccole perché le donne da lei ospitate fuggono da situazioni di massificazione e quindi necessitano di una accoglienza su misura, e comunicanti, perché sperimentino la fraternità, la condivisione e l’essere chiamate per nome. Negli stessi anni, mentre assiste all’approvazione della legge sull’aborto e sul divorzio, sente parlare dei metodi naturali, vola al Gemelli a Roma per impararli, perché ne intuisce la bellezza ed il tesoro che rappresentano per la donna in ogni suo stato di vita (consacrata, sposata o nubile). Apre così un nuovo fronte della sua Opera, quello della divulgazione scientifica. Si muove per le quattro vallate della sua città, parla a coppie di sposi come a religiosi, descrivendo la meraviglia che è l’uomo, creato dalla stessa mano sapiente che ha disegnato l’intera Creazione.

Oggi Casa Betlemme è un’Opera della Chiesa con un suo carisma particolare, una regola apostolica Ora, Stude et Labora, ed una regola personale di vita, preghiera, sacrificio e letizia. È una fraternità di laici che vivono del proprio lavoro, ma che hanno deciso di spendere la loro vita in quella che Flora definisce «una urgente opera di misericordia spirituale: «istruire gli ignoranti», specialmente sul campo della procreatica. Perché, sempre come dice Flora, «se sopra la disinformazione ci seminiamo confusione, alla fine raccoglieremo devastazione». L’intera Opera si basa sull’armonia tra azione e contemplazione, carità e verità, scienza e fede, che si traduce nell’insegnamento delle tre materie fondamentali: alfabetizzazione bioetica, teologia del corpo e procreazione responsabile, attraverso l’insegnamento dei moderni metodi naturali. Casa Betlemme è una roccaforte dell’Humanae Vitae, una «università dell’amore con facoltà della vita», come ama definirla Flora, «per costruire famiglie solide nell’epoca dell’amore liquido».

Personalmente frequento da qualche anno l’Opera di Flora. Fui “folgorata” durante un corso di alfabetizzazione bioetica tenuto da lei e da alcuni suoi collaboratori (oggi fedeli amici di cammino). Mi colpì la limpidezza e la semplicità, lo splendore della Verità (per tradurre il titolo di una splendida enciclica che come oblati di Casa Betlemme cerchiamo di mettere in pratica ogni giorno). Mi colpì l’amore per l’uomo, riflesso dello smisurato amore di Dio, e lo stupore di fronte alla Creazione, che è, sì, quella che possiamo contemplare intorno a noi, ma che è anche quella che possiamo riconoscere dentro di noi, tra le pieghe delle leggi biologiche. Perché Dio ha creato l’uomo governato da leggi fisiche. Gli ha dato la capacità di conoscere queste leggi, che sono semplici. E infine gli ha dato la possibilità di riconoscere la meraviglia di cui è fatto, perché impari ad amare se stesso e ritorni ad amare Dio. È la così detta “etica dello stupore”, che ha cambiato il mio sguardo e quello di tanti.

Marta Morandi

(Immagine di copertina: Flora Gualdani nella Guerra in Cambogia 1980)






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