Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate

4 novembre 1918 – 2016: 98° anniversario della fine della Grande Guerra

La storia di un popolo ha nelle sue ricorrenze nazionali un momento forte di presa di coscienza di ciò che costituisce il fondamento del bene comune. Sacrificio, libertà, pace, unità sono parole da far risuonare oggi, nel ricordo delle tante vite spese per il bene di tutti noi.

Il 4 novembre è l’unica festività nazionale che, istituita nel 1919, ha attraversato l’Italia liberale, fascista e repubblicana. Oggi è doverosa una rivisitazione condivisa dell’esperienza della prima guerra mondiale, come esperienza nazionale di terribile sacrificio sul piano umano e, insieme, di decisiva maturazione sociale. Si tratta, infatti, della prima grande esperienza collettiva del popolo italiano: l’Italia non solo ne uscì riunita – con il ricongiungimento di Trento e Trieste – entro i confini sognati dai patrioti del Risorgimento, ma anche cambiata moralmente, perché forte di una nuova e più vasta consapevolezza del proprio essere nazione. Ovviamente è un traguardo conseguito a fronte di un immane sacrificio e, in quanto tale, da preservare come un bene prezioso trasmessoci dai nostri predecessori. La storia si costruisce così come un puzzle, pezzetto su pezzetto… è un incastro a volte naturale, a volte arduo… un’unità a volte facile da conseguire, altre volte combattuta…; il problema, col passare del tempo, è dare per scontato l’insieme, trascurando i vari passaggi che quell’insieme hanno determinato e reso possibile. Per questo è importante oggi celebrare questa festività nazionale e trasmettere, soprattutto alle giovani generazioni, un forte cemento unitario (impensabile senza identità nazionale condivisa), valore acquisito nel passato, da custodire nel presente anche a fronte delle nuove prove che ci attendono, incalzanti e complesse come non mai.  

Purtroppo si tratta di un valore assai precario; le tensioni, le divisioni sono sempre dietro l’angolo (e la seconda guerra mondiale è lì a dimostrarlo). È un bene da coltivare. Come ben intuiva Ungaretti in tempo di guerra, nessun uomo è così potente da potersi mettere contro l’altro; la fragilità che caratterizza la condizione umana ci accomuna e ci rende fratelli, dunque bisognosi l’uno dell’altro. Solo dalla convivenza pacifica e dalla collaborazione fraterna possiamo attenderci vero progresso sul tracciato della storia. E questi valori non sono solo da rinchiudere e custodire entro i confini nazionali, ma da scoprire e vivere anche al di fuori della singola nazione.

I Paesi europei che si combatterono sanguinosamente su fronti opposti durante la prima e la seconda guerra mondiale, oggi si ritrovano insieme nel grande progetto e crogiuolo dell’integrazione comunitaria, dell’Unione che raccoglie 28 Stati membri ed è aperta ad altri naturali completamenti. Allora anziché impantanarsi in polemiche recriminatorie sulle colpe di allora o, peggio, commettere gli stessi errori del passato nei confronti del "diverso" e dello “straniero” (sia esso interno o esterno, vero o presunto), dovremmo suscitare una memoria collettiva e trarre un insegnamento dalle lezioni del passato, in modo tale da rendere imperituri certi valori acquisiti a costo di sacrificio – pace, unità, libertà.






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