Giorno della Memoria: musica e parole per non dimenticare

Il canto dei bambini internati nel campo di concentramento di Terezìn

Domenica 27 gennaio l’Associazione Anpi Conegliano con la collaborazione di Anpi Treviso propone uno spettacolo dedicato alla Giornata della Memoria che si terrà presso l’Auditorium Toniolo di Conegliano alle ore 17.30.

Al centro dello spettacolo l’opera Lied ohne Worte, preceduta da brani musicali eseguiti dalla flautista Federica Lotti e dal pianista Aldo Orvieto. Ci sarà inoltre la presenza di una voce narrante nella persona di Marina de Carli per letture tratte da “La Repubblica delle Farfalle” di Matteo Corradini e da poesie di bambini internati.  

Lied ohne Worte deve i suoi natali a Venezia. La Città di Venezia ha sempre celebrato il Giorno della Memoria accompagnando all’insostituibile voce della testimonianza la meditazione artistica della musica e del teatro. Per il 2005, a sessant’anni dalla liberazione di Auschwitz, ha voluto segnare questo storico anniversario con una iniziativa di grande valore: ha chiesto al suo cittadino Claudio Ambrosini, compositore di fama internazionale, di creare un’opera originale, il cui aspetto simbolicamente più importante è la presenza di un coro di bambini, a significare come il lavoro della memoria si trasmetta idealmente, grazie al linguaggio universale della musica, da una generazione all’altra. Lied ohne Worte ha avuto la sua prima assoluta al Teatro Malibran con l’allestimento della Fenice il 23 gennaio 2005.

Ora Anpi Conegliano offre con orgoglio al proprio territorio questo significativo Concerto, che si preannuncia un’occasione unica, in cui il Giorno della Memoria ancora una volta va oltre la mera ricorrenza e diventa insieme momento di ascolto della voce dei testimoni della persecuzione nazifascista, di incontro tra i cittadini di tutte le età e di alta creatività artistica.

L’opera è dedicata ai bambini di Terezìn. Lied ohne Worte – il canto senza parole, in questo caso piuttosto un canto per cui non ci sono parole — è intonato infatti su quelle parole, intensissime, scritte da bambini ebrei internati nel campo di concentramento di Terezìn. Un campo tristemente noto anche come luogo di reclusione di molti musicisti ebrei d’avanguardia, collettivamente etichettati col termine spregiativo di “Entartete Musik”, musica degenerata. Anche la modernità musicale era dunque degenere per i nazisti.
Lied ohne Worte si apre accostando frammenti tratti dalle poesie - bellissime, verrebbe da dire, se la parola non fosse agghiacciante in questo contesto - scritte da alcuni dei quindicimila bambini internati a Terezìn, di cui solo cento si sono salvati: pochi più di quelli che domenica saranno sul palco a cantare. Quindicimila bimbi che ritrovano per un momento la voce attraverso quella dei bambini del Coro Giovanile di Thiene per dirci della durissima vita del ghetto, dello stato di attesa senza speranza, della maturazione forzata che li porta costantemente a pensieri molto più gravi di quelli consoni alla loro età: una fanciullezza mai vissuta, che riappare per un attimo, esplode per un solo istante alla vista fuggevole di una farfalla. Gialla, come la stella cucita sui loro petti.





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