Il ricordo di Luigia Bordoni

L’Associazione Volontari di Solidarietà ringrazia il Signore per averle posto accanto questa ammirabile donna, che ha donato nella carità la sua vita agli ultimi e, col suo amore, ha trasmesso la fede e infuso speranza a quanti ha incontrato.
L’Associazione Volontari di Solidarietà ODV di Colle Umberto ricorda l’amica Luigia Ubizzoni in Bordoni, familiarmente chiamata Luisa Bordoni, venuta a mancare il 13 maggio scorso.
Una splendida missionaria laica che il fondatore dell’Associazione, don Igino Facchinello, ha fatto conoscere in tutta la diocesi, quando, al rientro dal Brasile, al termine della sua permanenza di sacerdote fidei donum, ha proposto il sostegno, attraverso le “adozioni a distanza”, del progetto “Nova Esperança”, che Luisa assieme al marito Egidio aveva fondato a São Mateus.
I coniugi Bordoni erano già impegnati in un gruppo animato dal gesuita padre Virginio Rotondi, precursore degli indirizzi del Concilio Vaticano II sull’apostolato dei laici, che suggerì loro un servizio missionario in Brasile. Essi, senza indugio, nel 1966 partirono con la figlioletta Cristina di sei anni in Brasile per insediarsi successivamente, nel 1968, a São Mateus, desiderati e accolti dal vescovo di quella diocesi. Nel 1970 cominciarono, in un terreno di dodici ettari, a costruire casette in legno per le famiglie povere e dare assistenza scolastica. In quel periodo incontrarono don Igino e iniziò una collaborazione nel realizzare il loro progetto. Ben presto aumentarono i bambini provenienti dalle baracche che stavano con loro dalle ore sette alle diciassette. Venivano assicurati vitto, vestiario, istruzione, formazione religiosa, giochi e, per i più grandicelli, anche un lavoro nel grande orto. Lo stesso don Igino finanziò alcune casette e, quando rientrava a Vittorio Veneto, in occasione delle sue visite nelle parrocchie della diocesi per un servizio liturgico, presentava ai fedeli tale progetto e la possibilità, suo tramite, di sostenerlo. Ottenne un grande risultato. Inoltre tutti i sacerdoti diocesani inviati fidei donum in quel periodo nella dicesi di São Mateus, chi più chi meno hanno dato il proprio contributo svolgendo servizio presso la giovane associazione, avviando un rapporto di cura con i poveri della città, nello spirito più aderente agli insegnamenti del Vangelo.
Gli assistiti arrivarono in pochi anni a cinquecento unità, tante ne riuscivano a contenere i fabbricati che nel frattempo vennero costruiti in muratura; l’ultimo in legno era stato la residenza della famiglia Bordoni. Parimenti aumentavano i benefattori, che affidavano alle mani di don Igino i fondi sufficienti a portare a compimento il progetto. Quand’egli fece i conti con la sua avanzata età, decise di fondare l’Associazione Volontari di Solidarietà proprio per dare continuità a tale e ad altre simili iniziative. «Così abbiamo conosciuto molto da vicino la grande figura di Luisa Bordoni – raccontano alcuni membri dell’Associazione –. Lei veniva spesso in Italia per incontrare noi e fare visita ai vari gruppi sostenitori. Nei numerosi incontri in varie località del nostro territorio, molti hanno potuto meravigliarsi del carisma di questa donna, che assieme al marito, che l’ha preceduta molto prima in Paradiso, ha donato la sua vita agli ultimi del mondo; molti hanno potuto constatare da vicino la bontà del suo progetto d’amore e il fruttuoso buon fine degli aiuti. Diversi nostri associati si sono recati in Brasile e alcuni hanno trascorso un periodo di lavoro volontario nella scuola. Accolti fraternamente, hanno visto con i loro occhi l’importanza di quell’opera missionaria, educativa, inclusiva e sociale, e ricordano in particolare con quale dedizione e competenza Luisa la conducesse e dirigesse. Hanno anche visto l’attività e con quale spiritualità Egidio riunisse quotidianamente tutti gli assistiti nel cortile per il momento di preghiera e bastasse la sua unica presenza sotto l’albero per tenere nel silenzio orante i cinquecento bambini. Sicuramente non è stata e non è cosa facile portare avanti l’istituto “Nova Esperança”, soprattutto per le vicissitudini con la pubblica amministrazione cittadina causate dall’alternanza di sindaci favorevoli e contrari – continuano – È comunque diventato una delle migliori scuole dello Stato di Espirito Santo ed è stata riconosciuta la bravura di Luisa tanto che è stata chiamata ad organizzare nella città una quarantina di scuole per l’infanzia».
Oggi nel gruppo di coordinamento dell’associazione lavora anche Fabio Frigerio un italiano che si è trasferito a São Mateus per poter collaborare e che, con molta dedizione, provvede sia alla organizzazione generale che al progetto EL0 rivolto agli adolescenti.
«L’intelligenza di Luisa – continuano – l’ha indirizzato a pensare per tempo alla continuità del progetto, affinché non fosse disperso un così grande patrimonio civile e cristiano. Nelle sue visite in Italia ha cominciato a portarsi appresso il nipote Cristiano quando era ancora ragazzino e, col passare degli anni, ben prima che la lunga malattia l’assalisse con la sofferenza, per poi, all’ultimo, renderla indifesa al virus, passò la conduzione del progetto alla figlia Cristina, al genero Clóvis e allo stesso nipote, pur garantendo sempre la sua presenza vigile e rassicurante. Ci è stato riferito, tra le recenti notizie, che proprio l’amatissimo Cristiano ha avuto il permesso speciale per la visita nel reparto Covid della nonna morente. Un incontro significativo nel quale lui parlò per tre quarti d’ora, quasi a prendersi in carico da lei, muta, la spirituale eredità e riceverne in cambio evidenti cenni di benedizione».
È chiaro che per l’Associazione Volontari di Solidarietà la morte di Luisa è un duro colpo, specialmente per chi ha intrattenuto con lei una relazione lunga e costante. «Sappiamo che per qualcuno la corrispondenza con lei ha influenzato molto la propria vita, segnandone con caratteri indelebili alcuni momenti. Però tale perdita ci stimola a continuare e a incrementare per la sua opera il sostegno ininterrotto da vent’anni e per diversi benefattori iniziato ancor prima. Per molti di loro, alla morte, i famigliari hanno continuato ad aiutare il progetto “Nova Esperança”». E così questa grande opera d’amore può continuare.   





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