Storie

13 Set 2022


La vita donata di Damiano Lorenzi, miracolo della fede e dell’amore

Nei giorni scorsi hanno ricordato Damiano anche i compagni di classe del liceo scientifico nella circostanza del loro incontro, in una messa celebrata nel Duomo di Pieve di Soligo. E così faranno tanti, in occasione del trigesimo dalla morte, il prossimo 25 settembre. È come se quel  chicco di grano di cui parla il Vangelo avesse prodotto molto frutto durante  la vita, non solo con la sua morte e la sua deposizione in terra. È come se il vento leggero che annuncia la presenza di Dio, non fa rumore, spesso non è neppure avvertito, si fosse fatto sentire invece concretamente, avesse toccato tutti indistintamente, avesse risvegliato i pensieri e i propositi di bene di ciascuno, in una sentita fraternità. È come se la scuola speciale incentrata sulla “cattedra della carrozzina” - citata alle esequie dall’amico don Celestino Mattiuz - avesse messo in rilievo la verità e lo stile di chi ha saputo insegnare la vita con il sorriso della fede convinta, con la bellezza dell’umanità grata e generosa, con la pienezza di chi ha amato nella sofferenza con passione e coraggio straordinari. Ecco, questo ha voluto dire la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale di Barbisano per il saluto finale a Damiano Lorenzi, rendendo omaggio nella preghiera e nella riconoscenza a lui e ai sessant’anni della sua esistenza esemplare, intensa, provata ogni giorno nel crogiuolo della fatica nella disabilità ma ogni giorno santificata da una risposta riconciliata dentro il mistero di Dio, l’amore per la famiglia e l’amicizia con tante persone. I funerali presieduti dal parroco don Stefano Sitta, la veglia di preghiera della sera precedente, i racconti giornalistici che hanno accompagnato la sua morte e i messaggi di affetto e di solidarietà arrivati ai familiari da ogni dove per la triste circostanza hanno detto esattamente questo: la stima, l’affetto e la gratitudine per un uomo che ha testimoniato nella quotidianità la vita come dono agli altri, con bontà e gentilezza, senza lamentarsi mai, guardando sempre al lato positivo delle cose, esprimendo gioia e gratitudine nell’incontro con il prossimo, impegnandosi con grande forza d’animo, entusiasmo e determinazione per la sua realizzazione personale e per la cura delle relazioni nel mondo del lavoro e nella realtà ecclesiale e sociale. Damiano aveva tanti amici: per La Nostra Famiglia, che è stata per lui un sicuro e amato punto di riferimento, sono arrivati al rito di addio da Como, Lecco e Brescia, e molti dalla sede di Conegliano. E c’erano le delegazioni del Piccolo Rifugio di Vittorio Veneto, dell’associazione Viezzer di Soligo, i volontari di tanti viaggi ai campi estivi e soggiorni di vacanza in Italia e all’estero, i rappresentanti dell’amministrazione comunale con il sindaco Soldan in testa, i datori e colleghi di lavoro della River Lab srl di Conegliano, anche i compagni di classe del liceo scientifico di Pieve di Soligo da lui frequentato per un biennio. Con loro, la comunità tutta di Barbisano, che ha sempre avuto da Damiano (e ricambiato) simpatia, amicizia e compagnia, e un fiume di persone che hanno condiviso negli anni la conoscenza, la vicinanza e la solidarietà con la famiglia Lorenzi, già provata dai gravi lutti della morte di papà Primo, nel 1989, in seguito a un incidente stradale, e dell’amatissima sorella Silvia, scomparsa per malattia a 39 anni nel 2011. Nelle ore e nei giorni della morte improvvisa ma serena, si è visto e sentito l’abbraccio forte e commovente di tante persone a mamma Luciana, alla sorella Sabrina e a tutti i familiari, che negli anni e ogni giorno hanno assistito e aiutato il loro congiunto con infinita disponibilità, cura e dedizione, con immenso affetto.

Alla fine, dunque, che cosa ci insegna la storia di Damiano, che cosa ci viene affidato come patrimonio ed esempio da custodire e valorizzare? Ci sono il seme che dà frutto, il vento leggero del bene, la “cattedra della carrozzina”, una vita donata frutto del miracolo della fede e dell’amore.        






ABOUT AUTORE

Marco Zabotti
Istituto “Beato Toniolo”
Pieve di Soligo (TV)




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