Passeggiata sacilese

Sulle tracce di Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 - Roma 1975): poeta, scrittore, regista e intellettuale a tutto tondo; controverso, radicale, geniale, feroce, fragile, scomodo, eterno contestatore; figura tormentata e indimenticabile, vagabonda e complessa.

Questo ritratto di Pasolini è universalmente noto; meno noto, invece, è il suo legame storico e umano con la nostra terra.

Io non ho cominciato a scrivere versi con “Le ceneri di Gramsci”. Ho cominciato molto prima, ed esattamente nel 1929 a Sacile, quando avevo sette anni appena compiuti, e frequentavo la seconda elementare.

Queste sono le parole con cui Pier Paolo Pasolini parlava di sé, ragazzino di sette anni, arrivato a Sacile al seguito del padre, ufficiale dell’esercito. Prima è vissuto un anno a Casarsa, città nativa della madre, Susanna Colussi, dove sono sepolti insieme. A Sacile abitava in via L. Gasparotto, di fronte al Duomo, e frequentò le ultime classi delle elementari, per poi passare a frequentare il ginnasio a Conegliano, facendo la spola...

In treno

Da bambino feci molti viaggi: ogni estate, intanto, andavo e tornavo da Casarsa, paese di mia madre. Mio padre, ufficiale, veniva trasferito quasi tutti gli anni. Andai così da Bologna a Parma, da Parma a Belluno, da Belluno a Conegliano, a Sacile, a Idria, di nuovo a Sacile, a Cremona, a Scandiano… Quando feci, a Udine, l’esame di ammissione dalle elementari al ginnasio, abitavamo a Sacile, dove il ginnasio non c’era. Ero molto piccolo, perché avevo cominciato ad andare a scuola a cinque anni, e perciò ero un anno avanti: inoltre, benché stranamente robusto, ero abbastanza basso di statura e minuto di forme. Dovetti cominciare ad andare “su e giù” da Sacile a Conegliano. Mi alzavo alla mattina alle cinque. E a novembre, dicembre, in Friuli, il tempo non scherza. Erano mattinate nere e fredde, immense, dal Pian Cavallo al mare. Soffiava il vento sul fango e sulle casette addormentate del paese. Prendevo un vecchio accelerato, che andava pian piano verso Venezia e che serviva solo impiegati, operai e studenti, ma che a quell’ora era quasi vuoto. Ancora mi sciolgo di commozione e amore, se penso a quel treno. C’erano dei giorni in cui, nel vagone grande e scuro, che correva traballando ero solo: in un angoletto, vicino al finestrino acido di fumo, mal chiuso; e guardavo sorgere il sole. È vero, avevo cominciato a scrivere poesie alcuni anni prima, quando ancora facevo la terza elementare: ma lì, quelle ore, solo nel vagone a guardare il sole che nasceva, ebbi ben tempo e modo di avere conferma di quella mia ingenua vocazione, che io consideravo quasi un dovere. Arrivavo a Conegliano prestissimo, e dovevo aspettare al bar della stazione più di un’ora prima di prendere la strada, che, a mezza costa di una dolce collina, conduceva al ginnasio.

Forse, alcuni studenti si riconosceranno in questo ritratto di Pasolini studente-pendolare. E, passeggiando per Sacile, ci si può immaginare Pasolini-bambino compiere gli stessi gesti che compiono i bambini oggi: giocare per le vie, percorrere i ponti sulla Livenza, contemplare il colore verde scuro dell’acqua, raccogliere i fiori in primavera e le foglie in autunno lungo i fossi e i campi di periferia. Ma il Pasolini bambino-studente già manifestava un dono speciale… quello di trasformare semplici gesti e comuni visioni in poesia.

Oggi che ricorre l’anniversario della morte è proprio questo Pasolini che vorrei ricordare. Non la figura controversa, ma quella primigenia, che poeticamente viveva fra di noi, conservando il ricordo di quegli anni trascorsi nelle nostre terre e celebrandoli con commozione, sempre.

Questo Pasolini mi si è figurato per la prima volta nella mente percorrendo la via che conduce al Duomo di Sacile e leggendo le targhe commemorative che la Pro loco di Sacile ha affisso di recente, accogliendo e realizzando un'idea della professoressa Liviana Covre. Dalle targhe, affiorano episodi, gesti, valori, emozioni di un Pasolini per lo più inedito, che meritano di essere ricordati ed onorati, poiché egli - straordinario genio artistico - onorò la nostra terra vivendola, amandola e celebrandola in versi.

E i salici, investiti da quel sole inenarrabile dei pomeriggi del fondo della provincia: un angolo misterioso nel mondo senza nord, senza sud...






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