San Martino

“Da San Martino, l’inverno è in cammino…”

Spesso dalle nostre parti si sente parlare di san Martino, colui che ha donato un po’ del suo mantello ad un povero mendicante, e alcuni addirittura lo festeggiano, cantando, portando un po’ di luce o facendo biscotti! Ecco perché è bello ricordarci questa storia, che sa di autunno, un po’ magica ed eroica… straordinariamente reale.  

Martino di Tours nasce nel 316 o 317 nel territorio corrispondente all’odierna Ungheria. Le notizie che abbiamo circa la sua vita risalgono agli scritti dei discepoli Venanzio Fortunato e Sulpicio Severo.

Il padre di Martino, un ufficiale dell’esercito, decide di dare questo nome a suo figlio in onore del Dio della guerra, Marte. È a Pavia, dove trascorre la sua infanzia, che il giovane si avvicina al Cristianesimo, ma all’età di quindici anni è costretto ad arruolarsi anche lui nell’esercito, poiché figlio di un ufficiale. Per cui lascia la sua famiglia e la sua terra per raggiungere la Gallia.

Ed è proprio durante la sua esperienza di soldato che a Martino accade un fatto che gli cambia la vita:

Si trovava nei dintorni della città di Amiens, in una notte buia, nebbiosa e fredda, così fredda che si sentiva il gelo fin nelle ossa, quando incontrò un mendicante mal ridotto e ricoperto di miseri stracci. Martino, dispiaciuto nel veder un uomo in quello stato, decise di spartire con lui il suo caldo mantello. Prese la spada e tagliò in due il mantello, porgendone una metà al povero, perché si riscaldasse.
Durante quella notte Gesù apparve in sogno a Martino e gli restituì la metà del mantello che egli aveva donato al mendicante. Gesù disse agli angeli: “Questo è Martino, colui che mi ha rivestito”. E al suo risveglio Martino trovò che il suo mantello era di nuovo integro. (Fonte: https://cultura.biografieonline.it/)

Dopo questo accadimento il cavaliere decide di battezzarsi e diventare cristiano.

Più avanti lascia l’esercito e si impegna a combattere l’eresia ariana e per questo motivo viene umiliato e cacciato sia dalla Francia, che dalla città di Milano. Fugge sull’isola Gallinara, vicino a Savona, dove trascorre un lungo periodo di solitudine e poi diventa monaco. La sua missione di “pastore” per evangelizzare la gente più umile, come gli agricoltori delle campagne, inizia nel 371, quando viene nominato Vescovo di Tours, una cittadina della Francia. In questo luogo egli fonda anche un monastero, chiamato “Marmoutier”.

San Martino muore a Candes-Saint-Martin l’8 novembre del 397 e la Chiesa cattolica lo festeggia l’11 novembre, che è il giorno in cui è stato sepolto. A Tours sorge anche una bellissima basilica in suo onore, che attira pellegrini da tutto il mondo.

Tradizioni

In Austria e in Germania il giorno in cui si festeggia San Martino si organizza la tradizionale “lanternata”, ovvero una processione, molto amata dai bambini, in cui ognuno porta una lanterna, per illuminare il cammino, cantando delle canzoncine dedicate al Santo. In Italia, invece, in molti paesi si celebrano feste popolari dedicate a San Martino in concomitanza con particolari condizioni climatiche che caratterizzano il periodo, ovvero la cosiddetta “Estate di San Martino”, che si colloca nei primi giorni di novembre.

Nella zona di Venezia è consuetudine preparare per il giorno di San Martino un dolce di pastafrolla che raffigura il Santo sul suo cavallo e viene decorato con glassa di zucchero e caramelle e confetti colorati. In altre zone del nostro Paese, soprattutto quelle più agricole, l’11 novembre si associa, come data, alla maturazione del vino nuovo, per cui diventa un’occasione per gustare del buon vino insieme magari alle caldarroste.

Una ricorrenza, dunque, molto sentita che rientra a tutti gli effetti nella tradizione popolare di diversi Paesi.






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