San Pietro di Feletto, omaggio agli aviatori

Commemorazione per gli aviatori morti a bordo dell’ultimo bombardiere italiano abbattuto nella Prima Guerra Mondiale

SAN PIETRO DI FELETTO, 25 OTT. 2018 – A San Pietro di Feletto cadde l’ultimo bombardiere italiano della Prima Guerra mondiale. Esattamente 100 anni fa: il 27 ottobre 1918.

Nell’ambito delle iniziative del Centenario della Grande Guerra, sabato 27 ottobre alle ore 17 presso la barchessa municipale di Rua si terrà il convegno “L’ultimo bombardiere” con relatore il colonnello pilota Roberto Sardo.

La commemorazione dei quattro aviatori colpiti dalla mitraglia austroungarica e caduti a ridosso del campanile di Rua - il tenente Mario Tarli di Ascoli Piceno, il sergente Giannetto Vassura di Cotignola (RA) e i mitraglieri Dandolo Zamboni di Desenzano e Domenico Fantucci di Vallo di Nera (PG) – continuerà domenica 28 ottobre a partire dalle 9.45 con l’ammassamento presso il municipio, a seguire l’alzabandiera e la deposizione della corona d’allora al Monumento ai Caduti con la benedizione da parte del parroco don Adriano Bazzo.

Seguirà alle 10.30 la santa messa, quindi al termine, presso la lapide issata sul campanile, la cerimonia di commemorazione dei quattro aviatori caduti, assieme ai sindaci di due dei rispettivi paesi d’origine, i primi cittadini di Cotignola Luca Piovaccari e di Vallo di Nera Agnese Benedetti.

Il silenzio sarà rotto dall’emozionante sorvolo dello S.P.A.D. XIII aereo storico che pilotava Francesco Baracca e da un commovente canto dei ragazzi della Scuola Secondaria di Rua di Feletto.

Interverranno quindi le autorità militari e civili, concludendo la cerimonia.

Nella galleria del municipio rimarrà visitabile la mostra fotografica e modellistica “Ultimi echi della Grande Guerra tra cielo e terra” in collaborazione con la scuola secondaria di 1° grado di Rua di Feletto, il Club Frecce Tricolori n. 40 e l’Associazione Arma Aeronautica di Conegliano. La mostra è integrata dalle immagini “Alisto-Ali nella storia” della Provincia di Treviso.

Gli eventi sono organizzati dal Comune di San Pietro di Feletto in collaborazione con il comitato promotore Grande Guerra e la Pro Loco.

Il racconto di quel tragico 27 ottobre 1918

Il 1918 fu l’ultimo anno di quella Grande Guerra che doveva nascere e risolversi come azione bellica veloce. Molti videro questo conflitto prima con gli occhi e l’entusiasmo di ragazzi e poi con uno sguardo carico di sofferenza e orrore.
L’ultimo anno non fu più facile degli altri: le truppe straniere occupavano il nostro territorio, la prima linea sulle sponde del Piave faceva percepire la guerra in tutta la sua atrocità. I combattimenti non si limitavano più alla terra ma si susseguivano anche nel cielo.
Aerei dell’uno e dell’altro fronte si fronteggiavano nell’aria e supportavano le azioni di guerra. Negli ultimissimi giorni gli scontri si fecero più duri e Rua di Feletto entrò nei libri di storia. Un bombardiere italiano cadde proprio a due passi dal campanile della parrocchiale dopo essere decollato dal campo di San Pelagio (VR) per un’azione di supporto all’esercito nel corso dell’offensiva di Vittorio Veneto.
Era il 27 ottobre 1918. Il giorno dopo l’esercito italiano avrebbe liberato queste terre che tornarono ad essere parte dell’Italia.
La Guerra dunque sta per concludersi ma non è ancora finita. Anche la 4ª Squadriglia è impegnata a supporto dell'esercito e deve compiere una missione su Vittorio Veneto.
È a Ca' degli Oppi (VR).
Quella mattina Mario Tarli prende la caffettiera, la mette sul fuoco, ma scoppia mentre sta salendo il caffè.
Guarda il fratello Ermanno, un alpino che trascorre un periodo di convalescenza al campo di aviazione anziché tornare a casa.
“Mah! Che sarà mai una caffettiera scoppiata?” Ci ride sopra come a voler scansare un presagio. “Rifacciamo il caffè...” taglia corto sul brutto pensiero.
”Ragazzi, qua se non parto anch'io con il tenente Tarli faccio un macello”. È il sergente Giannetto Vassura che chiede insistentemente ai superiori di costituire la squadra insieme ai mitraglieri Dandolo Zamboni e Domenico Fantucci. È in licenza ma quando ha saputo della missione non ha sentito ragioni, è ripartito da casa per essere con i suoi compagni.
I quattro si riuniscono, controllano il Caproni 11503 e lo caricano di bombe. Il Ca vira sulla pista di terra battuta, prende velocità ma è pesantissimo, si alza in volo con notevole difficoltà…
I 16 aerei della 4ª squadriglia sono in volo carichi di bombe da sganciare sull’obiettivo. Il Ca 11503 è meno potente degli altri, fatica a tenere il passo. Il tempo è inclemente, grava una fitta nebbia. Volare con queste condizioni atmosferiche è già un’impresa ardua, difficilissimo stare in formazione con la squadriglia.
Due caccia austriaci attaccano il Caproni che si difende strenuamente riuscendo a disimpegnarsi e a raggiungere l'obiettivo nei pressi di Vittorio Veneto. A quel punto vira per tornare al di là del Piave, ma nello scontro ha subito danni ingenti, vola a bassa quota ed è preda del fuoco antiaereo.
Sopra il cielo di Conegliano un colpo di Shrapnels gli squarcia un’ala staccandola quasi completamente. Il Ca 11503 si piega da un lato entrando in vite, perde il controllo e precipita verso il suolo. Prima colpisce un albero, poi si schianta contro un muro a pochi metri dal campanile di Rua di Feletto.
Da testimonianze raccolte pare che tre dei componenti siano morti sul colpo, un quarto, forse un mitragliere, sia stato brutalmente ucciso da soldati nemici a colpi calcio di fucile.

Il Ca 33 n° 11503 è l’ultimo trimotore italiano perso in combattimento durante la Prima Guerra Mondiale.






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