Storie

07 Gen 2022


Sergio Paronetto. L’intelligenza amica della fede

Paronetto fu cittadino impegnato e credente. Quello che per altri era tempo di crisi e di smarrimento fu per lui il tempo per pensare al dopo.

 «Un ardito esploratore di se stesso»: così Giovanni Battista Montini definì, presentandone i diari, l’amico Sergio Paronetto (1911-1945). La sua è una personalità straordinaria, ma poco nota, del cattolicesimo italiano. Sin da giovane unisce un’intelligente passione per il mondo a una profonda introspezione: conciliare l’ascesi e l’azione diviene il suo programma di vita. Nel 1928 entra nella Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), dove la futura classe dirigente cattolica è educata al primato della coscienza e dell’amicizia, a una solida conoscenza teologica, alla fiducia verso la modernità.

La vivace libertà di pensiero ne fa un bersaglio del regime negli scontri con l’Azione cattolica, nei quali è picchiato dai fascisti. Entra poi nel laboratorio di opere e di idee dell’Iri (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e vi orienta trasformazioni epocali dell’apparato produttivo del Paese, coniugando, nei suoi studi, la dottrina sociale con un’innovativa cultura manageriale e con uno sguardo fiducioso alla realtà economica e al nuovo ruolo dello Stato nella società di massa. Finissimo intellettuale, promuove attività feconde per la cultura cattolica, come il Movimento laureati, la rivista “Studium”, le Settimane di Camaldoli.

Durante la guerra la sua casa romana diventa il crocevia di incontri e iniziative culturali decisive per la ripresa democratica, a cominciare dal cosiddetto “Codice di Camaldoli”, da lui ispirato. Muore nel marzo 1945, a soli 34 anni, alla vigilia della rinascita civile e politica dell’Italia che egli ha contribuito a prospettare e approssimare. I suoi scritti sono la testimonianza di un itinerario cristiano esemplare, segnato da un esigente esame della coscienza, dalla sofferenza vissuta come sprone all’ascesi, dalla vocazione di laico che esprime la fede non a parole, ma nel lavoro svolto con onestà e competenza nel confronto, rigoroso ma sereno, con il proprio tempo.

Gianfranco Armando

(Fonte: Fondazione Camaldoli)






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