Editoriali

27 Giu 2020


"Buongiorno, mi scusi per la pianta..."

Editoriale di don Alessio Magoga, direttore de "L'Azione" (Settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto)

Un ragazzo di undici anni, insieme a degli amici, sta giocando a pallone su una piazzetta condominiale a Trieste. Un tiro maldestro manda il pallone su un vaso con una pianta grassa, danneggiandola. I ragazzi cercano di mettere le cose a posto, ma la pianta versa in gravi condizioni e ai loro occhi sembra irrecuperabile. L’undicenne, autore del tiro, prende un pezzo di carta e una penna e scrive: “Buongiorno, mi scusi per la pianta. L’ho colpita accidentalmente con un pallone da calcio. Ecco 5 euro per il danno”. Lascia il biglietto, con i soldi, accanto al vaso ammaccato e se ne vanno. Poco dopo i proprietari della pianta trovano il biglietto e lo mostrano al vicino, chiedendogli se per caso conoscesse chi era stato a scriverlo, con tutta l’intenzione di restituirgli i soldi. Il vicino, che conosce quel ragazzo perché è amico di suo figlio, fotografa il biglietto e lo mette su Twitter, uno dei social più diffusi (quello preferito da Trump per intenderci). Poche righe di commento accompagnano la foto, scattata da Giovanni Grandi, docente di Filosofia morale presso l’Università di Trieste: «Ci ferma un vicino e ci mostra (felice) questo biglietto, che ha trovato accanto a una sua pianta acciaccata. Lo ha lasciato un amico di nostro figlio, con firma e banconota. Il mio prossimo corso di Etica pubblica in Università non potrà che partire da qui». Sorprendentemente, nel giro di qualche giorno, il “cinguettio” colleziona una lunghissima serie di “cuoricini” e, condiviso, rimbalza da un utente all’altro, raggiungendo numeri importanti (quasi 18 mila “mi piace” e quasi 4 mila “retweet”!).

Il post passa poi sugli altri social (a cominciare da Facebook), ne parlano i giornali on line e quelli cartacei. Anche il Tgr del Friuli Venezia Giulia gli dedica un servizio... «Hanno fatto tutto in autonomia – commenta poi, in un’altra occasione, il prof. Grandi –. Il gesto ci è piaciuto molto, ma non ci stupisce: conosciamo la famiglia di Andrea (questo il nome del ragazzo, ndr) e il tipo di attenzione verso gli altri e verso il bene comune che accompagnano questi ragazzi nella crescita. Scoprirli, però, già così autonomi nell’assumersi una responsabilità, nel mettere una firma sull’accaduto e nell’adoperarsi per una riparazione, ci è sembrato qualcosa che a noi adulti troppo spesso riesce difficile, pur sapendo che sarebbe la cosa giusta da fare». Mi sono interrogato sulle ragioni del “successo” di questa notizia. Andrea, l’autore del gesto, a pensarci bene, non ha fatto nulla di straordinario: ha semplicemente riconosciuto di aver fatto uno sbaglio e ha cercato di riparare. Nulla di più di quello che in una situazione del genere tutti dovrebbero fare, grandi e piccini. Il punto probabilmente è proprio questo: tutti “dovrebbero” farlo, ma generalmente non lo fanno (o non lo fanno più). Il gesto di Andrea forse ha risvegliato in molti (soprattutto negli adulti) la nostalgia di quello che “dovrebbe” essere lo stile normale delle nostre relazioni, che dovrebbe tendere alla salvaguardia non solo del mio bene ma anche del bene degli altri. Il biglietto esprime il riconoscimento della propria colpa (sì, non è una brutta parola!) che si tramuta in concreta volontà di risarcimento. Gli spettacoli che abbiamo continuamente sotto gli occhi, purtroppo, vanno in un’altra direzione e ci parlano, piuttosto, di persone che fuggono dalle proprie responsabilità e che sono colpevoli solo se qualcuno le ha viste e le “inchioda” con delle prove schiaccianti. È certamente bello, allora, che così tante persone abbiano apprezzato quanto ha fatto Andrea ed è bello che lo abbiano “condiviso” sui social. Ora però sarebbe importante che riuscissimo a imitarlo e a “condividerlo” anche nella vita quotidiana, con i nostri gesti e con il nostro comportamento. A cominciare da noi adulti.






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