Editoriali

21 Apr 2018


Chiusura dei negozi nei giorni di festa…

…per non essere schiavi del consumismo e dare valore al tempo libero!

Proprio in questi giorni la Regione Veneto ha avanzato una proposta di legge per rendere obbligatoria la chiusura dei centri commerciali nelle festività[1].

«Sulla necessità di limitare le aperture festive – spiega l'assessore regionale allo sviluppo economico e al commercio Roberto Marcato – si erano da tempo espressi favorevolmente tutti gli schieramenti politici, ma la precedente legislatura si è conclusa senza risultati. Molte promesse sono state fatte in campagna elettorale e il Veneto non vuole che le acque tornino a ristagnare, visto che anche per le prossime festività del 25 aprile e del 1 maggio molti centri commerciali resteranno aperti. Per questo vogliamo mettere nelle mani del nuovo Parlamento uno strumento legislativo già pronto che introduca alcune limitazioni alla liberalizzazione degli orari, attraverso la previsione di dodici giornate festive, laiche e religiose, in cui gli esercizi commerciali siano tenuti all'osservanza dell'obbligo di chiusura».

«La questione centrale – aggiunge Marcato – è quella delle aperture senza nessun criterio di ragionevolezza, competenza di cui le Regioni sono state espropriate. La proposta normativa del Veneto muove dall'oggettiva esigenza di contrastare i negativi effetti che si sono determinati nel tempo con la liberalizzazione degli orari di vendita, sia sotto il profilo dello sviluppo economico sia sul piano etico e sociale».

La liberalizzazione, infatti, statistiche alla mano, non ha comportato un generale aumento della produttività, dei fatturati e della competitività delle imprese commerciali. L’apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi ci ha disabituati a passeggiare all’aria aperta o a “vivere la casa”: ora si va al centro commerciale a fare un giro, pur non avendo alcuna intenzione di comprare; così, semplicemente per passare il tempo.

Per noi - che vogliamo fare un giro al centro commerciale - il personale dipendente è costretto a turni di lavoro assurdi, spesso è precario e mal pagato e la qualità della sua vita privata ne risente notevolmente.

E tutto questo per cosa? Perché viviamo nella società del consumo: l'apertura nei negozi ad oltranza, sette giorni su sette, è dettata dalla voracità senza freno delle lobby che ormai comandano il commercio mondiale e che si manifestano attraverso le grandi catene ormai presenti ovunque in sovrannumero. 

Ma è proprio così necessario per le nostre esistenze essere sempre disponibili a consumare, senza sosta, senza ritegno, senza pensare a chi ne paga le conseguenze?! 
Non è che alla fine della fiera questa vita invece di viverla la consumiamo?! 
È davvero questo che vogliamo o meritiamo di meglio?!

Senza farne una questione religiosa (anche se sarebbe auspicabile in un’epoca come la nostra - caratterizzata da valori in caduta libera - ricordarsi di santificare le feste), credo che in gioco ci sia la qualità della nostra vita. Il tempo libero dovrebbe essere libero anche dalle catene del consumismo, che è un potere subdolo: ci rende schiavi a nostra insaputa. Ora come ora sappiamo che nei giorni festivi, in mancanza di alternative, possiamo sempre fare un giro al centro commerciale: è lì “per noi”, ci aspetta… E di fatto le alternative non vengono mai, o raramente! Se i negozi sono chiusi, siamo senz’altro costretti a chiederci che cosa fare per godere appieno il nostro tempo libero: è nell’esplorazione delle possibilità (senza che nessuna, per intrinseche - subdole ragioni, si imponga sull’altra) che sappiamo di essere liberi, creativi, propositivi. Così si apre lo spazio della scoperta, dell’invenzione, della relazione: si possono fare altre attività e ci può essere un altro modo di stare in famiglia e di coltivare i rapporti. Per dare valore al proprio tempo!

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[1] La proposta della Regione Veneto riprende in parte i contenuti della proposta di legge n. 1629, approvata dalla Camera dei Deputati nella scorsa legislatura ma non definitivamente dal Senato, ed è l'ultima in ordine di tempo di una serie di iniziative regionali del Veneto sul tema delle aperture domenicali, tra le quali l'istituzione, nel gennaio del 2017, di un cosiddetto "Tavolo Etico" aperto ai parlamentari veneti e a tutti i soggetti pubblici e privati interessati dalla materia. La chiusura obbligatoria viene proposta per le seguenti giornate: il 1 gennaio, il 6 gennaio, il 25 aprile, la domenica di Pasqua, il lunedì dopo Pasqua, il 1 maggio, il 2 giugno, il 15 agosto, il 1 novembre, l'8 dicembre, il 25 dicembre e il 26 dicembre (sanzioni pecuniarie da 2 mila a 12 mila euro in caso di inosservanza dell'obbligo e la chiusura dell'esercizio commerciale fino a 20 giorni in caso di recidiva). Fonte: www.regione.veneto.it






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