Due Ori

Un salto oltre ogni barriera. In alto.

Sono molte le emozioni che questa Olimpiade lontana e ristretta ci sta regalando. Perché non è solo sport.

È bello seguire i “dietro le quinte”: parole, a volte semplicemente occhi, che vanno oltre la performance. Ci dicono passione, impegno, fatica, sacrifici. E nel campione sportivo, che si rende capace di imprese fuori-portata ai più, affiora un’umanità inaspettata, forte nelle sue fragilità, foriera di valori, attenta a chi è attorno, dietro, davanti, accanto. Come nel caso di Gianmarco Tamberi (Italia) e Mutaz Essa Barshim (Qatar). Diversi ma in fondo simili. Lontani eppure vicini. Rivali. Amici.

Hanno sofferto entrambi di una lesione ai legamenti della caviglia che li ha tenuti lontani dalle piste di atletica per tanto tempo. Finalmente è il loro momento. Olimpiadi di Tokyo 2020 (2021). Gara di salto in alto. E sono pari merito con la misura di 2.37 e tre nulli a 2.39. L’arbitro spiega loro che possono continuare con il jump-off, per determinare il vincitore. La risposta di Barshim spiazza: “Possiamo avere due ori?”. È possibile, se entrambi sono concordi. Il qatariota allora si avvicina all’italiano: “Let’s make History, man!” (Facciamo la storia!); e non c’è bisogno di aggiungere parole. Tamberi gli salta addosso pazzo di gioia. In un abbraccio, l’accordo. Per loro, l’oro è gioia condivisa.

Gianmarco Tamberi ai microfoni Rai commenta così l’accaduto: “Quando il giudice ha cominciato a chiederci se conoscevamo come funziona il regolamento, non l'abbiamo neanche fatto finire di parlare: ci siamo guardati un attimo e ci siamo subito abbracciati. Non è stata una decisione: nessuno dei due avrebbe tolto all’altro la gioia più grande della vita. Siamo passati dallo stesso problema e se dovevo condividere la medaglia con qualcuno era con lui. Per me è qualcosa di incredibile, lui è il più forte di tutti i tempi e se lo meritava. Io ho realizzato un sogno. Non vedo l'ora di raccontarlo ai miei figli. Se li avrò. Altrimenti lo racconterò ai suoi! Abbiamo fatto qualcosa di magico e non dormirò mai più”.

È la magia dello sport, che sfonda ogni barriera, pure quella della competizione agonistica. “È solo sport – dice Barshim – la nostra amicizia vale più di una medaglia”. È solo sport, appunto. Perché non è solo sport! C'è sempre qualcosa oltre... Qualcosa che dice unità, al di là di ogni possibile divisione.

E poi il bene porta il bene. Di lì a poco, sempre sul campo di atletica, Marcell Jacobs conquista la medaglia d’oro nei 100 metri. Primo italiano in finale nei 100 metri alle Olimpiadi, segna un nuovo record europeo, correndo in 9″84. “La vittoria di Gianmarco mi ha gasato – dichiara il centometrista – Continuavo a ripetermi che dovevo farcela anch’io”. Gli esempi positivi trascinano, nello sport, come nella vita. La tensione agonistica e le difficoltà della vita s’incontrano e si stemperano in un altro storico abbraccio: quello tra i due italiani campioni olimpici, Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs. Lì dentro c’è energia che ispira: gambe, testa, cuore oltre ogni ostacolo.

A voler ascoltare gli atleti di queste Olimpiadi si può guadagnare una certezza: i risultati, fuori e dentro il campo, molto dipendono dai pensieri e dai valori in gioco.

 






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