Giornata per la Vita, germoglio di speranza

“La vita è una sfida: affrontala!” (Madre Teresa di Calcutta). La storia di Aurora

Oggi, come ogni prima domenica di febbraio, si celebra la Giornata per la Vita. Sembra un paradosso dover celebrare la vita per difenderla, poiché la vita è indiscutibilmente il dono più prezioso che abbiamo. Eppure non è così scontato. Prima della vita come bene in sé e per sé, nella società odierna viene la vita come bene per me, e, in quanto tale, se non risponde a certi requisiti, se delude le aspettative, scartata.

Non è un caso che l’Occidente sia piombato nel più cupo inverno demografico: si moltiplicano i luoghi pubblici chil-free e ci si batte per il diritto a decidere se e come dare la vita. Negli Stati Uniti è appena stata approvata una legge che permette di abortire fino al nono mese di gravidanza, per qualunque ragione, e l’aborto può essere eseguito anche da personale paramedico. È raccapricciante il solo pensiero. Eppure il One World Trade Center di New York si è illuminato di rosa per festeggiare l’approvazione di questa legge.

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, speranza che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro! (Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 41ª Giornata Nazionale per la Vita).

Tra le tante notizie di morte che ci vengono dal mondo, forse è più utile diffondere contro-notizie di vita, che sono come la strada nel deserto, il fiume nella steppa: accendono speranza.

Una contro-notizia che vogliamo raccontare è la storia di Aurora, mamma a 12 anni. La sua è una situazione familiare difficile: non conosce il padre, viene abbandonata dalla madre a un anno d’età, cresce con la nonna. A dodici anni rimane incinta, e se ne accorge tardi: il figlio che porta in grembo ha già tre mesi e mezzo. Per gravi motivi psicologici, data la giovanissima età, l’aborto è ancora possibile. Tutti coloro che la vogliono aiutare, le consigliano di interrompere la gravidanza. L’aiuto è l’aborto, persino per la nonna, contraria in linea di principio, eppure in questo caso convinta che l'aborto sia il vero bene della nipote, ancora bambina con un figlio in grembo. Nonostante abbia tutto il mondo contro, la ragazzina a colloquio con il neuropsichiatra è decisa: «voglio crescere questo bambino». Il CAV di Forlì l’accoglie quand’è al quarto mese di gravidanza. Oggi Aurora, diciannovenne, vive ancora lì, con suo figlio, Stefano, che ora ha 6 anni, e questa è anche una testimonianza che gli aiuti (i veri aiuti), pur tra mille difficoltà, ci sono per chi vuol dare fiducia alla vita! «Questa esperienza anche se fatta da giovanissima mi ha portato alla felicità» racconta Aurora che prima di essere madre era una ragazza «ribelle e trasgressiva, un colpo di testa dopo l’altro... ma il mio bambino è stato il colpo in testa mandato dal Cielo per salvarmi. Senza di lui oggi sarei sicuramente alla rovina». Ebbene sì, a riprova del fatto che Dio riesce a scrivere dritto persino sulle righe storte. Vita è sempre vita: dono, speranza, futuro. Accoglierla, in tutte le sue forme, è farsi custodi di un amore infinito, che a volte ci spiazza, ci coglie impreparati, ma sempre opera meraviglie, anche nelle nostre miserie.

 

Fonte: Vatican News






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