La passione per la verità

Per non smarrirci abbiamo bisogno di respirare la verità delle storie buone: storie che edifichino, non che distruggano; storie che aiutino a ritrovare le radici e la forza per andare avanti insieme. È il richiamo con cui papa Francesco apre il Messaggio per la 54a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, lanciato il 24 gennaio scorso - festa di San Francesco di Sales (patrono dei giornalisti).

Ed è proprio in questi giorni in cui anche l’Italia è stata travolta e stravolta dall’emergenza coronavirus che è bene ricordarlo.  

L’informazione al tempo del contagio rischia di essere tanta e fatta male: il sensazionalismo è sempre in agguato; la fretta favorisce la superficialità, quindi la trascuratezza nel raccogliere e trasmettere fatti e notizie; ricorrenti sono le frasi fatte e ad effetto che semplificano problemi complessi o addirittura ne alterano la verità. Tutto questo crea un clima di malessere, che sfocia anche in reazioni irrazionali, e mina alla base la fiducia nei confronti di chi dovrebbe offrire una mediazione professionale della realtà.

La disintermediazione ha portato a una prevalenza della comunicazione e della persuasione sull'informazione professionale: prevale la logica degli algoritmi (social network) che ci mostra quello che ci vuol far vedere in una piazza virtuale dove tutti esprimono il proprio parere su tutto.

La questione è stata affrontata nel volume La passione per la verità (Franco Angeli Editore, 2020) ben prima che ci trovassimo a gestire l’informazione d’emergenza. Un’opera a più voci frutto dell’alleanza fra mondo dell’università, quella di Padova, e mondo del giornalismo, attraverso la Federazione nazionale della stampa italiana e il Sindacato giornalisti Veneto, curato dalla docente Laura Nota, delegata del Rettore per l’inclusione e la disabilità, e con la prefazione dello stesso rettore Rosario Rizzuto e del segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, i quali hanno siglato anche un protocollo specifico per organizzare iniziative formative.

La qualità, se perseguita seriamente, è una delle risposte agli interrogativi strategici che questo volume propone. È tempo – affermano gli autori e le autrici – di elaborare narrazioni non tossiche, promuovere buone pratiche, restituire il senso autentico alle parole. Servono cornici normative contro gli abusi in rete. Non censurare il pensiero quanto piuttosto ripartire da una strutturata alfabetizzazione sui processi di comunicazione.

È il momento di stare consapevolmente in rete, di informare e comunicare coltivando il dubbio e un'ecologia della mente, essenziali all'esercizio del senso critico. Ma è tempo anche di ribadire ed estendere i diritti umani, i "diritti aletici" (dalla parola greca "aletheia", verità) contro le fake news, di operare e agire per costruire contesti inclusivi e sostenibili. Senza dimenticare gli ultimi e chi è privato della libertà. Lo scopo è creare un ambiente favorevole al rispetto dei dati di fatto, fornendo all’opinione pubblica gli strumenti per orientarsi. Solo così la democrazia e i suoi valori fondanti possono essere salvaguardati. Le riflessioni contenute nel volume, le analisi proposte, l'intreccio di punti di vista, le possibili traiettorie delineate, imperniate sugli articoli 3 e 21 della Costituzione, possono aiutare chi legge a non perdersi nella società della Post Verità, del tutti contro tutti, dell’uno-solo al comando, e di immaginare anche futuri diversi, incentrati su equità, giustizia sociale, diritti umani, sostenibilità e inclusione.

I mondi del Sapere e dell'Informazione si devono alleare per promuovere la passione per la verità, sempre connessa a impegno, fatica, lavoro.






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