Editoriali

31 Gen 2022


La via sublime: Mattarella bis

Per il Bene Comune, la più alta forma di carità.

Domenica in chiesa sento proclamare la Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi: il famoso inno alla carità, via sublime.

Un collegamento alle vicende politiche di questi giorni è inevitabile.

Tanti “bronzi risonanti” e “cembali tintinnanti”: bla, bla, bla… Dietro le chiacchiere il vuoto.

Nel gran vociare generale, ognuno, tirando alla propria parte, non tira da nessuna parte. Non una ma più direzioni. Tante prospettive senza visione d’insieme. Nessun accordo.  

Nel caos generale, per grazia, direi, si apre un varco, anzi una via, la via sublime: Sergio Mattarella.

«Avevo altri piani, ma se serve ci sono».

“Tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

Sopra gli interessi di parte emerge chi, ancora una volta, fa gli interessi di tutti. La sua è profonda carità. Mette da parte se stesso e i suoi progetti, si assume, ancora una volta, il peso della responsabilità. Lo fa per il bene di tutti. E con grazia: senza adirarsi, senza vantarsi, senza gonfiarsi, senza calcolare il tornaconto, ma solo con amore. Amore incondizionato. Per le Istituzioni, per gli Italiani, per il Bene Comune – che rimane lo scopo della politica, la più alta forma di carità.

Salta il trasloco nella casa che il Presidente aveva preso in affitto a pochi passi dalla figlia Laura in una zona tranquilla di Roma.

Alla scadenza del mandato, mi pare di vederlo, questo uomo grazioso, fare i bagagli e metterci dentro sogni, i suoi finalmente: passeggiare fuori dal caos cittadino, dimenticarsi la cravatta per andare a cena, dedicarsi agli affetti familiari più che agli affari pubblici, aprire gli occhi ogni giorno senza agende da consultare…

Si mette da parte. Rinuncia alle sue cose. Ritorna alle cose di tutti, in Quirinale.

Un sacrificio, il suo, che mi ricorda quello di un padre o di una madre, o, più in generale, quello di chi ama davvero, e ci riporta all’etimologia della parola “sacrificare”: rendere sacro, dare valore. Sacrificarsi significa dare valore a ciò che si fa, anche se farlo comporta una fatica. È la logica della carità, da ritrovare sotto strati e strati di individualismo.

Mattarella lo sa, da buon cristiano. E ne ha fatto una qualità politica. Sa che un sano stato laico si regge su radici profondamente cristiane. Come il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa insegna, il bene comune non consiste nella semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale. Essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro.

Mattarella Presidente è un grande dono, una grazia. Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, perché la carità non venga mai meno.

 

(Foto tratta dal video del primo discorso del Presidente Sergio Mattarella dopo la rielezione)






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