Editoriali

20 Dic 2019


L’insolvente, il funzionario, l’umano

Dall’attualità di questi giorni, un piccolo-grande gesto di "prossimità".

Conselve, provincia di Padova. Un uomo si reca allo sportello di una società privata che gestisce le utenze e dice di non avere più in casa né luce né gas. Dopo un’opportuna verifica, risulta che la mancata fornitura è causata da un’inadempienza piuttosto prolungata nel pagamento delle bollette.

A quel punto l’uomo confessa di essere in difficoltà e di non riuscire a liquidare l’intera somma. E aggiunge: «Ho quattro bambini… . Posso pagare a rate?». Non chiede un condono fiscale. Ha la dignità di uomo e di padre. Mette da parte l’orgoglio e domanda una rateizzazione.

Il funzionario è, però, inamovibile: la rateizzazione non è possibile, perché la morosità è troppo prolungata. È uno di quei casi in cui la normativa blocca il raggio d’azione: “Non si può fare”. La legge, sopra le persone. Le ragioni del sistema, sopra le ragioni del cuore.

Ma per fortuna la realtà non è mai immutabile: c’è una spinta vitale che non si fa ingabbiare in norme, codici, categorie… è la forza silenziosa e prorompente dell’Amore.

L'uomo – che la società non esita ad etichettare come insolvente, senza pensare al suo essere persona e al suo essere padre – esce sconsolato, con la testa tra le mani a nascondere le lacrime, senz’altro preoccupato per il futuro che attende la sua famiglia. Ma a quel punto un’altra persona, in fila dietro di lui, si fa avanti e – senza anteporre le proprie esigenze, ovvero il motivo per cui si trovava allo sportello – s’informa sull’accaduto e, a voce bassa, chiede all’impiegato a quanto ammonti il debito.

«Sono quasi 600 euro» risponde l'impiegato. «Lo saldo io – replica prontamente il signore – a una condizione: voglio restare anonimo; fate in modo che quell’uomo possa riavere subito luce e gas».

Ci sono delle colpe? Perché l’insolvente non ha pagato le bollette? Ha forse sperperato il suo denaro? Non lo sappiamo, e non lo sa neppure il benefattore anonimo. Non è lì per giudicare, ma per aiutare, come può. Il dramma di un povero uomo si palesa davanti ai suoi occhi, ed egli, in coscienza, non riesce a voltarsi dall’altra parte. Uscire e sapere che una vita – da cui dipendono altre vite – è in seria difficoltà, non è ammissibile. A volte la coscienza ci impone di prendere una posizione, andando contro all’ignavia che ci attanaglia: non possiamo restare spettatori passivi di fronte al tracollo dell’umano. Prima di ogni ragionamento, viene la prossimità.

Eppure quant’è difficile misurarsi con la bontà anonima e gratuita di un gesto?! Tutti pronti a soppesare i pro e i contri, a vedere cosa c’è dietro, a problematizzare... . Forse non è un caso che questa storia sia capitata in tempo d’Avvento. Nella nostra vita non possiamo aspettare senza muovere un dito, oppure muoverlo solo sulla tastiera per commentare i fatti erigendoci a giudici implacabili. Dobbiamo cogliere l’opportunità, quando incontra il nostro quotidiano. L’opportunità di fare del bene, e farlo bene! Non dovremmo mai bloccare la spinta ad agire che viene dal cuore, dalla coscienza, per paura di non essere ricambiati o per paura di sprecare risorse. L’amore vero è sempre, costantemente in perdita. Però ha il potere di trasformare la realtà. Con questa consapevolezza possiamo andare incontro al Natale… .

Il benefattore non ha alcuna certezza che l’insolvente si redima grazie al suo gesto e, con l’anno nuovo, cominci a pagare regolarmente le bollette. Anzi, è probabile che non lo faccia, se la sua situazione economica non migliora. Ma sa con certezza (e tanto basta) che la sua famiglia non chiuderà l’anno in miseria: avrà luce e calore.






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