Editoriali

26 Feb 2020


Musica e il resto scompare?

Tempo di grazia, tempo di cura

“Musica e il resto scompare … musica e il resto scompare … musica e il resto scompare …”

Il ritmo è di quelli che ti entra in testa anche se non sei attento. È la ragion d’essere del tormentone la distrazione! Non fai caso al testo, non fai caso all’intonazione o al colore della voce, non fai caso al contesto… senti solo quel ritornello, che ripeti a pappagallo senza neanche capirne il senso.

Viviamo così, molto spesso, isolati dal mondo, senza farci caso: lo schermo del pc al posto della piazza, la Messa in tv piuttosto che in chiesa, gli incontri via Skype anziché parlarsi faccia-a-faccia, la paura o il pregiudizio che allontana dall’altro, etc. È come se in “tempi buoni” avessimo fatto le prove generali per come si vive senza la città attorno: da soli, mascherati (o schermati), presenti-assenti nella nostra presunta grandezza ed autosufficienza.

Ma un virus – che neanche ci ha chiesto il permesso di soggiorno ed è venuto ad abitare in mezzo a noi (don Marco Pozza) – solleva una domanda cruciale: cos’è l’uomo? Crede di poter vivere senza l’altro, invece non c’è vita senza relazione; si fa vanto di tutte le sue conquiste e di tutto il suo potere (economico, politico, sociale, tecnologico), ma i cambiamenti climatici lo costringono a cedere il passo per non perire; è “sapiente”, eppure messo in pericolo e in crisi da un microscopico organismo: un virus!!!

Quest’anno la Quaresima per tanti inizia in quarantena: tempo di grazia e tempo di cura, «un obbligo di dimora interiore per avvertire sulla pelle l’assenza di ciò che è necessario sia presente per vivere» (don Marco Pozza). Quante volte usufruiamo delle cose senza farci caso? Quante volte godiamo di possibilità senza farci caso? È quando ci vengono a mancare che ce ne accorgiamo, e allora diciamo “Non ci avevo mai fatto caso!”. Mai-fatto-caso è ammissione implicita di distrazione: c’era tutto, ma non ce ne siamo accorti. Anche il rapporto con Dio può diventare abitudinario, scontato, noioso. Se prima si andava a Messa in un certo senso per dovere, ora l’impossibilità di farlo ci pesa. Forse che Dio ci mette a digiuno di Lui per essere desiderato di più e meglio? È la situazione del deserto, che in questo tempo va attraversato per togliere il superfluo e tenere ciò che conta davvero. Non tutto il male viene per nuocere, si dice. E in effetti è vero: essere costretti a rallentare, a passare più tempo in casa… può essere tempo opportuno per ripulire la nostra vita. È anche indubbiamente l’occasione per un utile bagno di umiltà, per una riflessione seria sulla nostra condizione di creature che spesso non considerano di avere un Creatore.

Speriamo che questa situazione d’emergenza rientri, ma intanto apra i nostri occhi e i nostri cuori per farci capire che vivere è per forza di cose essere contagiati e che il mondo è fragile nonostante tutte le conquiste dell’uomo, anzi, per certi aspetti, proprio a causa di quelle. La vita è un miracolo affidato alla nostra cura, non alle nostre manie di grandezza!






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