Sbrinare il cuore

A fronte del dilagare di teste calde e cuori freddi, abbiamo bisogno di un umanesimo maturo, che raffreddi le teste e scaldi i cuori.

Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. Questo il titolo – decisamente forte – del messaggio di papa Francesco per la Quaresima 2018[1]. È un versetto di Matteo (24,12) che riporta le parole pronunciate da Gesù sul Monte degli Ulivi. Rispondendo a una domanda dei discepoli, egli annuncia una grande tribolazione e descrive la situazione in cui potrebbe trovarsi la comunità dei credenti: di fronte ad eventi dolorosi, alcuni falsi profeti inganneranno molti, tanto da minacciare di spegnere nei cuori la carità che è il centro di tutto il Vangelo.

I falsi profeti vorrebbero farci credere che il male ha l’ultima parola, che la minaccia è sempre dietro l’angolo. Riempiendo il mondo di parole ostili e di gesti mortiferi, guardando mai oltre ciò che è apparente, “ragionando” per istinti… ecco spegnersi la speranza, l’entusiasmo, l’amore. Dante, non a caso, immaginava il diavolo seduto su un trono di ghiaccio, perché “abita nel gelo dell’amore soffocato”.

Falsi profeti sono anche coloro che, in questi giorni, hanno dipinto come “eroico” il gesto di quel giovane studente che – senza pensarci molto, solo una rapida occhiata al tabellone che segnava un minuto e mezzo dall’arrivo del treno – si è buttato tra i binari della metropolitana per recuperare un bambino (insieme ai suoi giocattoli!) sfuggito al controllo della madre; “eroico” anche il gesto dell’addetta della stazione, la quale, avendo catturato sul monitor della cabina di controllo la scena del salvataggio, ha azionato il comando per frenare il treno in arrivo. Ha fatto il suo dovere, mi verrebbe da dire, e in fondo anche il ragazzo: il dovere di ogni essere umano.

Quando il bene diventa un fatto eclatante, straordinario siamo vittime inconsapevoli di quella falsa profezia che raffredda i nostri cuori. Certo, è impossibile chiudere gli occhi di fronte a tanti ritratti impietosi della nostra società: ragazzini che alzano le mani contro i professori, gruppi di giovani che pronunciano parole di dileggio e di disprezzo contro le vittime delle foibe, società di biciclette in affitto costrette a chiudere bottega perché le biciclette vengono sistematicamente distrutte dagli affittuari, operatori di Ong responsabili di abusi di potere, discriminazioni, molestie ed altri comportamenti inappropriati, etc. etc. Scandali ormai facilmente digeribili, grazie all’enzima dell’assuefazione, ma così diffusi da rilasciare nell’atmosfera un senso di rassegnata sfiducia. Questa è la trappola in cui ci fa cadere la falsa profezia: credere che è solo così e che sarà sempre così (o peggio). Questo pessimismo cupo, sterile, rende la terra un luogo freddo, inospitale. Per evitare che il cuore si raffreddi e che l’iniquità si diffonda abbiamo bisogno di un umanesimo maturo, che riporti il “tu” al cuore dell'etica. Ecco perché i gesti dello studente e dell’addetta della stazione rivestono un’enorme utilità sociale: ci ricordano che siamo anche altro rispetto ai tristi ritratti che fa di noi la cronaca nera, siamo (anche) umani. Sono questi gli esempi di cui abbiamo bisogno, perché scaldano i cuori e aumentano al vita - per quanto fragile, difficile, resistente possa sembrare.

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[1] Alessio Magoga, “Non raffreddiamo il nostro cuore”, L’Azione 15/02/2018






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