Un paio di mocassini: dalla vergogna alla riconciliazione

Editoriale di don Alessio Magoga, direttore de "L'Azione" (Settimanale della Diocesi di Vittorio Veneto).

Un viaggio difficile, quello di papa Francesco in Canada, che è iniziato lo scorso 24 luglio e si conclude il 30. Non solo perché lo vediamo per la prima volta, all’estero, su di una carrozzina, disarmante segno di debolezza e fragilità. Questo è un vero e proprio “viaggio penitenziale”, come lo ha definito lo stesso Bergoglio: “Giungo nelle vostre terre natie – ha detto appena giunto in Canada – per dirvi di persona che sono addolorato, per implorare da Dio perdono, guarigione e riconciliazione, per manifestarvi la mia vicinanza, per pregare con voi e per voi”. La prima tappa, dove sono state pronunciate queste parole, è Maskwacis, un luogo simbolico particolarmente eloquente: per la presenza dei rappresentanti delle First Nations, vale a dire i nativi del Canada, cui è dedicato in modo del tutto speciale questo viaggio; per il cimitero-memoriale che custodisce le spoglie dei nativi morti tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, ai tempi delle cosiddette “scuole residenziali”, gestite per lo più da associazioni cattoliche e protestanti, nelle quali i bambini indigeni, strappati alle proprie famiglie e tradizioni, venivano avviati a percorsi di formazione secondo i canoni della cultura occidentale.

“Il luogo in cui ci troviamo – ha detto ancora il Papa – fa risuonare in me un grido di dolore, un urlo soffocato che mi ha accompagnato in questi mesi. Ripenso al dramma subito da tanti di voi, dalle vostre famiglie, dalle vostre comunità; a ciò che avete condiviso con me sulle sofferenze patite nelle scuole residenziali (...) Fare memoria delle esperienze devastanti avvenute nelle scuole residenziali ci colpisce, ci indigna, ci addolora, ma è necessario”. Il viaggio in Canada è stato preparato con cura ed arriva dopo incontri che il Papa, tra marzo e aprile, ha intrattenuto in Vaticano con rappresentanti delle popolazioni indigene canadesi. Bergoglio conosce bene il dramma che si è consumato in queste “scuole residenziali”: “È necessario ricordare come le politiche di assimilazione e di affrancamento, che comprendevano anche il sistema delle scuole residenziali, siano state devastanti per la gente di queste terre (...) Mi tornano alla mente i vostri racconti: di come le politiche di assimilazione hanno finito per emarginare sistematicamente i popoli indigeni; di come, anche attraverso il sistema delle scuole residenziali, le vostre lingue, le vostre culture sono state denigrate e soppresse; e di come i bambini hanno subito abusi fisici e verbali, psicologici e spirituali; di come sono stati portati via dalle loro case quando erano piccini e di come ciò abbia segnato in modo indelebile il rapporto tra i genitori e i figli, i nonni e i nipoti”.

Riferendosi alle responsabilità dei cristiani in questo triste fenomeno, sempre nel suo primo discorso, papa Francesco ha detto: “Di fronte a questo male che indigna, la Chiesa si inginocchia dinanzi a Dio e implora il perdono per i peccati dei suoi figli. Vorrei ribadirlo con vergogna e chiarezza: chiedo umilmente perdono per il male commesso da tanti cristiani contro le popolazioni indigene”.

Il Papa, però, non si è fermato alla vergogna ed alla richiesta di perdono. Negli incontri preparatori, i nativi avevano consegnato a Bergoglio dei mocassini, “segno della sofferenza patita dai bambini indigeni, in particolare da quanti purtroppo non fecero più ritorno a casa dalle scuole residenziali”. Gli era stato chiesto di restituirli una volta arrivato in Canada, come effettivamente ha fatto. Se da un lato questo simbolo ravviva il dolore, l’indignazione e la vergogna, dall’altro – sono ancora le parole del Pontefice – ci parla anche “di un cammino, di un percorso che desideriamo fare insieme. Camminare insieme, pregare insieme, lavorare insieme, perché le sofferenze del passato lascino il posto a un futuro di giustizia, guarigione e riconciliazione”. Andare oltre, camminare verso il futuro, farlo insieme, senza restare prigionieri degli errori e degli orrori commessi, verso una riconciliazione possibile: questa è la rotta tracciata dal Papa. Che vale, certo, per i tristi fatti del Canada. Ma che può valere anche per noi, oggi, per tutte quelle situazioni di “impasse” - in famiglia, in parrocchia, al lavoro... - dalle quali si può uscire, se si vuole, attraverso un percorso comune di riconciliazione, indossando simbolicamente anche noi quello stesso paio di mocassini.






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