Croda Negra 2518 slm

Alpi Orientali

Questo weekend, decidiamo di provare la roccia della Croda Negra, a me, fino ad allora sconosciuta... Un test anche per la spalla dell'amico Pier, che dopo una caduta con gli sci quest'inverno, lamenta ancora forti dolori.

La via è la Super Rapida, visto il grado, non leggo neanche la relazione e accetto sulla fiducia dell'amico, scopro solo in auto che è di Cipriani e compagni... Ultimamente mi lamentavo proprio delle sue vie, in quanto i primi tiri sono solitamente protetti e poi man mano che si sale non si trova più niente...

Siamo in quattro, tra cui una new entry, una ragazza che dopo aver provato l'altra volta il Sass de Stria non vedeva l'ora di cimentarsi nuovamente in parete.

L'avvicinamento è abbastanza veloce e privo di rischi, incontriamo una croce con un altare dedicata a due alpinisti caduti, che si erige proprio sopra ad una galleria della prima guerra mondiale, sullo sperone che ci divide dalla nostra partenza, ci imbattiamo in un'altra galleria, mi addentro subito ed inizio ad esplorarla pensando che sia corta, ma invece... Devo retrocedere per non perdere troppo tempo ma mi riprometto di visitarla quando scendiamo.

Trovato l'attacco, parto io, sulla relazione dice rischio caduta sassi, così decidiamo di legare a me la ragazza, mentre i due veterani (avvezzi alle piogge di sassi) dietro.

I primi tiri sono fin troppo facili e la linea intuibile, la roccia è buona ma piena di detriti e sassi appena appogiati.

Al quinto tiro, forviato dalla totale mancanza di protezioni, finisco qualche metro a destra della sosta corretta e mi fermo inconsapevolmente sulla sosta della via Asia.

Non corrispondendo la descrizione con il tiro successivo mi consulto con l'altra cordata e decidiamo di continuare a salire, arrivato sulla 6° sosta, leggiamo e più o meno sembra corrispondere, così riparto convinto di essere sulla linea giusta e finalmente trovo un tiro divertente su roccia scura, ma arrivato in sosta... Sono in cima... O meglio sulla spalla d'uscita, sulla carta dovevano esserci altri due tiri per un totale di 30mt.

La ragazza apre la scatoletta (stile "tupperware") con il libro di vetta e c'è scritto "via Asia"... Ops... Vabbè siamo comunque fuori e in più l'ultimo tiro è stato il più bello della via.

Ma per me e Pier, essere sulla spalla e vedere la vera cima più in là ci "brucia", così mentre gli altri si sistemano, faccio un giro sulla cengia sottostante per vedere se c'era qualche spit della via giusta, ma niente torno indietro e vedo l'amico che inizia a salire in libera le roccie alla nostra sinistra, non ci penso neanche un secondo e lo seguo, dopo vari salti di I e II grado siamo in cresta... La nostra sete di cima è appagata, selfie di rito, due chiacchere con due escursionisti saliti per la normale, fatalità anch'essi di Conegliano.

Torniamo velocemente sulla spalla, un paninetto e giù per il sentiero di discesa, che però non ripassa dalla seconda grotta incontrata salendo, così mi accontento di girare la prima anche se molto più corta (mi crea sempre una sensazione strana).

Arrivati al rifugio Fedare, sotto al Passo Giau, dove avevamo lasciato l'auto, mangiamo un buon panino (la speranza era una pasta, ma la cucina era già chiusa) con un ottimo bicchiere di vino a suggellare la cima appena fatta.

 








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