Il Campanile di Val Montanaia

Un viaggio nella storia

Con i continui temporali, decido ti portare gli amici a fare il Mitico Campanile di Val Montanaia, sperando di non trovarmi nel solito sovraffollamento che lo contraddistingue.

Una delle mie prime vie che ho interamente aperto da primo, tre anni fa circa. Una salita non banale e appagante dal punto di vista panoramico e storico.

Nel 1902, "la squadra volante", quella dei triestini capeggiata del formidabile Cozzi, tentò di scalarlo; arrivati al pulpito denominato "Cozzi", affrontarono quello che ora è il passaggio chiave della via normale, ma subito sopra, si trovarono un muro che all'epoca sembrava insormontabile (segnato attualmente come V+). Una sera, dopo qualche bicchiere di vino, Cozzi si fece scappare qualche parola di troppo con "la squadra della scarpa grossa", capeggiata dall'austriaco W. Von Glanvell, che nei giorni seguenti fece dei sopralluoghi sulle vicine cime per capirne la fattibilità.

Il 17 Settembre 1902, la compagnia di austriaci, iniziò la stessa scalata, passata la fessura "Cozzi", decisero di aggirare la successiva muraglia, passando a sinistra tramite un esposto traverso, per poi salire su di un tecnico camino che prenderà il nome del capo cordata (camino Gravell), e poi per facili passaggi alla cima. Gravell morì qualche anno dopo in un incidente in montagna. Era definito un alpinista esplorativo, con più di 1000 ascensioni, ma la più nota, anche se tecnicamente forse inferiore a tante altre, resta comunque quella del Campanile.

Partiamo alle 6. Arrivati nei pressi del rifugio Pordenone, lasciamo l'auto, ci prepariamo e poi iniziamo il lungo avvicinamento, che risale un ampio greto del torrente, ora a sinistra, ora a destra per poi stringersi, ed infine diventare sentiero.

Ci riposiamo un pò vicino a dove comincia la via, intanto arriva qualche goccia di pioggia. Davanti a noi una cordata soltanto che poi svanisce nel nulla, probabilmente si sono calati al ballatoio visto il maltempo.

Nel giro di poco, il tempo migliora e partiamo. In corda con me ci sono le ragazze dei due amici, mentre loro si alternano nella salita.

Tutto procede senza intoppi fino alla fessura "Cozzi", ormai "unta" a dismisura; l'aggiriamo a sinistra e poi via spediti fino alla cima.

Ha sempre un fascino particolare suonare quella campana e sedersi lì a guardare lo spettacolare e solitario scenario. Mentre firmiamo il libro di vetta, "scartabello" negli anni precedenti in cerca della mia prima firma e mi imbatto in "Mauro e Matteo Corona"; sotto a Mauro: "la mia 220a volta... ho perso il conto". Era proprio quel famoso Corona... penso che ormai lo salga ad occhi chiusi!

Rapidamente ci caliamo in doppia, sempre sotto la minaccia di pioggia, ci riassettiamo e scendiamo in direzione del rifugio Pordenone, per bere una birra a suggellare la divertente salita, godendo del sole che nel frattempo era tornato a salutarci.






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