La Croda dei Toni

Più che una via... Un viaggio alpinistico

Dall'anno scorso, assieme a Teseo, cerco di salire questa imponente cima 3.094mt, ma oltre ai nostri vari impegni, c'è sempre stato il meteo avverso, in quanto la cima prende il nome dal caratteristico rumore che echeggia ai suoi piedi durante i numerosi temporali. Spesso capita di arrivare ai rifugi sottostanti e trovarla avvolta da minacciose nubi.

L'idea originaria era di salire la via Drash in gionata, diretta, veloce, affianco al famoso canalone ghiacciato, ma, nell'attesa di un buon momento per salirla, Teseo mi presenta un progetto molto più grande ed appagante: la via Castiglioni - Tutino.

Leggendo la descrizione della salita, la decisione è presa. L'introduzione esordiva così: "più che una via, un viaggio alpinistico".

Così, appena trovata la giusta finestra "meteo", chiamiamo il rifugio Carducci e organizziamo il nostro "viaggio". Saremmo dovuti essere essere in quattro, ma uno ha avuto dei problemi di salute, così partiamo in tre.

Purtroppo, per impegni lavorativi, arriviamo alle 18 in Val Fiscalina e, chiamato il gestore del rifugio, costui ci avvisa che se fossimo scesi dopo le 21 non avremmo cenato. Ci guardiamo e iniziamo subito a camminare. Le tabelle davano il percorso in 3 ore e mezza, noi al massimo ne avevamo 2 e mezza.

Fino alla prima vera salita il passo è buono, ma, passato il primo troncone, il ragazzo che è con noi inizia a rallentare vistosamente; Teseo ed io capiamo che non sarebbe mai arrivato per cena, quindi iniziamo ad avanzare, controllandolo da disatante.

20.30, siamo al Carducci. Due chiacchere con il gestore e poi ordiniamo la cena. Nel frattempo il nostro amico era appena arrivato all'altro rifugio, il Comici; ci sentiamo per telefono, alla fine lo vediamo raggiungerci verso le 21.30.

È stanchissimo, perciò decidiamo di comune accordo che il giorno seguente non avrebbe fatto la via con noi, ma si sarebbe riposato in rifugio. La salita prevedeva 40 minuti di avvicinamento, 7 ore di arrampicata fino alla cengia anulare, 1 ora per la cima, 3 ore e mezza per la discesa e altre 3 ore per tornare all'auto.

In rifugio conosciamo altri due ragazzi che, fatalità, hanno deciso di fare la nostra stessa via; con loro siamo la terza cordata di quest'anno.

Sveglia alle 5 e mezza (e chi ha dormito!!!); Teseo non ha chiuso occhio ed io avevo lo stomaco sottosopra.

Comunque ci alziamo, facciamo colazione, una foto con il mitico gestore del rifugio e seguiamo l'atra cordata fino all'attacco della parete; da lì dobbiamo lasciare a loro la precedenza (ma per poco).

I primi due tiri è tutto uno schivare l'infinità di sassi che i nostri predecessori smuovono, tant'è che Teseo si vede costretto a tenere una linea alternativa per non essere travolto.

Al terzo tiro, però, i ragazzi finiscono fuori via; sprovvisti di martello non possono nemmeno attrezzare una valida sosta. Così passiamo davanti noi e con qualche numero ed un pò di fiuto rientriamo sul tracciato originale; lo "scherzetto" ci fa perdere un'ora.

Passato un tiro delicato, comincia una diagonale di salita molto rapida che ci permette di recuperare il tempo perso. Il gestore del Carducci assieme al nostro amico ci guardavano con il binocolo preoccupati.

Ma eccoci all'ultimo tiro, delicato e forse per la stanchezza ci pare più duro del previsto, ma in breve siamo tutti sulla grande cengia.

Via le corde e di buon passo saliamo le facili rocce che ci portano in vetta. Soddisfazione unica, panorama favoloso e giornata limpidissima, un vero "viaggio". Mangiamo velocemente: la discesa è ancora lunga...

Torniamo nel punto dove abbiamo lasciato le corde, raggiungiamo gli anelli per le prime calate e comincio con le varie corde a scendere attrezzando le succesive in maniera continua per perdere meno tempo possibile.

In poco meno di 3 ore siamo alla base. Facciamo un pezzo di sentiero assieme, poi salutiamo i ragazzi che scendono dall'altro versante e raggiungamo il nostro amico al Comici. Nel frattempo, come tradizione vuole, un temporale ci sorprende a pochi metri dal rifugio.

Ceniamo lì, aspettando che sballi il meteo e poi con le frontali percorriamo il sentiero che ci riporta all'auto, stanchi ma decisamente soddisfatti.






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