Primo Spigolo Tofana di Rozes

Via Alverà/Pompanin

Domenica, consigliati da amici, puntiamo il primo spigolo della Tofana di Rozes, una via che sulla carta si presenta dura ma nelle nostre possibilità, aperta nel 1946 da Alverà e Pompanin, 14 tiri tra il IV+ e V+ per un totale di 430mt di dislivello (in parete) e 230 circa di avvicinamento a piedi.

Il meteo mette possibili temporali alle 16, così alle 5:00 del mattino siamo in auto destinazione rifugio Dibona, alle 8:00 siamo già in cammino verso l'attacco della via, una volta raggiunto con sorpresa troviamo due amici conosciuti in palestra quest'inverno.

Così affrontiamo la via con più leggerezza, tra una chiacchera e l'altra, in breve siamo al temuto tiro chiave, il terzo, che con sorpresa passo facilmente, e penso... "Se questo è il chiave, è fatta"...

Ma invece, un pò di tiri dopo mi trovo in un delicato traverso che provando ad evitare "l'unto" seguo la cordata davanti e passo basso, praticamente senza protezioni (un chiodo all'inizio e un alleatorio friend appena appoggiato)... Da lì una paretina di 7/8 metri che brillava da quant'era "unta" e ovviamente un chiodo solo alla partenza e uno sopra al tettino finale.

Fatta anche questa mi rilasso un pò sperando di trovare passaggi più facili, ma la via non molla, avendola aperta tutta io, mi trovo al nono tiro stanco, su un passaggio duro e difficile da proteggere... Lo provo, ma sento le braccia affaticate, così chiedo alla cordata sopra se mi assicurano, in modo di evitare un possibile volo.

Anche il tiro sucessivo parte con una placca sprotetta e richiede un passaggio di forza, poi finalmente si addolcisce un pò. Arriviamo alla possibile uscita, la grande cengia, ma decidiamo assieme all'altra cordata di salire in cima. Il capo cordata dell'altra coppia inizia, ma finisce fuori via, nel frattempo passano i minuti e il tempo peggiora. Decidiamo di raggiungerlo (intanto aveva fatto una sosta su spuntone), nel giro di 10 minuti iniziano i tuoni e la pioggia, con ben due ore di anticipo.

Così scendiamo disarrampicando e ci riportiamo sulla cengia d'uscita, da qui sotto il temporale, passiamo le varie strettoie e la paretina che ci porta sul ghiaione di Punta Marietta, per girare a destra su di una stretta e ripida cengia (assicurata da dei resinati), dove qualche anno fà era franato un pezzo di montagna.

Mentre arriviamo al rifugio Giussani per comode ghiaie ecco nuovamente il sole ad asciugarci, fatto un "cin" al rifugio con gli amici, per festeggiare la scalata, torniamo alla macchina godendoci i suoi caldi raggi.

Un'arrampicata bella, impegnativa ma non troppo, in un ambiente severo, molto appagante.

 






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok