Torre dei Fiori

Fra le torri del Peralba

Il meteo continua a rendere le nostre uscite condizionate da orari precisi e ritmi veloci, decidiamo di tornare zona sorgenti del Piave, che nonostante la sua propensione alla pioggia, offre numerose vie anche brevi e con ripieghi veloci in caso di mal tempo anticipato.

Partenza alle 6.30, arriviamo alle 8.15 e dopo alcune discussione decidiamo di fare la via Venere sulla torre Peralba, la più vicina a noi, ma arrivati all'attaco, vediamo la parete un pò bagnata, essendo in tre optiamo per l'adiacente torre dei Fiori, un pò più facile.

Mentre ci stiamo preparando sotto la partenza, arrivano altre due coppie, uno dei capi cordata, ha un viso già visto, il mio amico lo riconosce è Santi Padros famosa guida alpina, con amici.

Cos'ì scambiamo due battube sulle sue imprese e poi lo invito a partire, ma lui mi dice "no no tranquillo hai la relazione vai pure tu, io non conosco, cos'ì ti seguo, mi raccomando non sbagliare" e mi fa un sorriso.

Guardo la parete e affronto il primo tiro in placca con le scarpette d'avvicinamento (doveva essere un III grado), notevolmente teso per la responsabilità affidatami, non potevo certo fare figuracce con un personaggio del suo calibro dietro di me... A metà tiro metto la mia prima protezione, in quanto la roccia compatta non offriva molte soluzioni e da li fino alla sosta nient'altro.

Chiuso il primo mi sentivo già più sciolto e infilate le scarpette, chiudo il successivo con facilità, da lì partiva un camino abbastanza appigliato, prima stretto poi più ampio fino alla sosta, su fittone "resinato", lo provo, si muove, rinforzo con un friend ma tutto diventa precario.

Da quella sosta fino alla cima era vietato sbagliare, la roccia era fragile, le protezioni fisse pochissime e i fittoni delle soste oscillanti... Cerco di sbrigarmi ma sempre con la massima cura per chiuderla il prima possibile, non mi godo nemmeno i bei passaggi sullo spigolo vista rifugio, in quanto malsani anche quelli.

Finalmente in cima, io e la guida ci diamo il cinque con un bel respiro di sollievo, pensando fatta, lui dovevano aspettare anche l'altra coppia attardatasi penso per non rischiare possibili sassi smossi da noi, intanto preparano la prima doppia e la lasciano a noi.

Una calata di 20mt in un canaletto tra le torri gelido, franoso e bagnato, da lì un passaggio leggermente acrobatico per raggiungere l'altro anello di calata e via altri 20mt che ci portano alla base di una ripida selletta erbosa che dobbiamo risalire, per poi scendere dall'altro lato, in un misto tra erba e rocce che si rompevano a guardarle con pendenza minimo del 50%.

Dopo quest'ultimi 50mt, finalmente un facile sentiero che taglia in diagonale i prati fino al rifugio Calvi, dove possiamo rifocillarci con calma e poi tornare all'auto per rientrare.

La via sarebbe anche carina e varia, ma la roccia, le soste e la discesa la rendono estremamente rischiosa e poco appagante.






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