Un conto in sospeso...

Il Pupo, Lozzo di Cadore

Dopo il tentativo invernale fallito alla cengia a causa della troppa neve e l'eterno avvicinamento a piedi di circa 4 ore dovute ad una frana sulla strada... veniamo a conoscenza, della sistemazione della strada per Pian dei Buoi e subito la scelta è chiara.

Partenza ore 6.30 da Vittorio Sud; siamo Teseo ed io.

Lasciamo l'auto due tornanti prima del parcheggio, a causa della neve ancora presente, controlliamo l'attrezzatura e iniziamo il sentiero che, in breve, ci porta al rifugio Chiggiato. Da qui puntiamo un pinnacolo, ma poco dopo vediamo chiaramente non essere il nostro, così retrocediamo sfondando nella neve per circa un'ora.

Ci troviamo sul ripido pendio del Pupo, fortunatamente non innevato, e, nelle fasi di preparazione, maldestramente mi cade il casco (segno di una forma fisica ancora lontana) che rotola giù per almeno 150mt; considerando che non c'erano altre cordate e che l'avrei aperta tutta io, decido di salire solamente con il berretto.

Su consiglio di un gestore di uno dei rifugi in zona, attacchiamo la via per la fessura diretta, evitanto la classica "dei Ragni", ma a metà del secondo tiro mi trovo un "tetto" di almeno 8mt con solo 2 spit visibili...

Dopo un veloce consulto mi calo e riprendiamo la via originale. Arrivati in cengia, tempo di girare a nord, lo scenario cambia totalmente: prima tutto verde con qualche lingua di neve, ora completamente innevato, un enorme catino bianco, che chiamava una goduriosa sciata...

Mentre affondo nella neve, con le scarpette d'arrampicata, arrivo al tiro successivo. Una parete abbastanza facile, ma fredda e bagnata, in più ho le scarpette congelate, quindi cerco di partire velocemente per tornare il prima possibile all'amato sole... Ma l'uscita sul terrazzo successivo è completamente bianca ed inclinata, senza appigli visibili, ci saranno almeno 20cm di neve.

Dopo qualche perplessità sul "come uscirne" riesco a fare una protezione volante con una fettuccia su di una roccia sporgente, in modo da limitare i danni in caso di scivolata e poi "a quattro zampe" in maniera del tutto inelegante, affondo nella neve, fino a riuscire ad erigermi e raggiungere la sosta.

Da qui il tiro "chiave", un traverso di 12mt, che si può descrivere come una sinusoide; infatti per trovare prese per mani e piedi bisognava scendere e salire seguendo l'andamento della roccia.

Questo ed il tiro successivo, sono i più belli e delicati della via: considerato che da novembre non si arrampicava in montagna e avevamo poche protezioni (due chiodi a tiro), sono stati molto psicologici, preambolo di una super stagione...

Da qui in poi due tiri, che su una via normale si farebbero in libera, ed eccoci in cima, la campana è li davanti a noi, come a dirci, "bravi finalmente siete arrivati". Firme sul libro di vetta, due scampanate a testa, rapida occhiata al panorama e poi giù velocemente; tre doppie (in realtà con le corde da 60mt ne facciamo due) e siamo in forcella, recuperiamo gli zaini alla base della parete, e via verso l'auto.

Bella, ci voleva, era da un pò che non salivo una cima, ne avevo proprio bisogno...






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