Cultura

03 Apr 2020


L'ACQUA, UN BENE PREZIOSO

Accanto ai cibi sia ricchi, sia poveri, si trova sempre un bene insostituibile, fonte di vita per tutti gli esseri sulla terra: l'acqua. Essa come il pane è anche considerata dono di Dio.

Fin dall'antichità, l'acqua è usata simbolicamente per allontanare la negatività e gli spiriti maligni.

Per i popoli antichi Ebrei, Greci e Romani essa è unita ai riti religiosi poiché è fonte di vita e purifica sia il corpo, sia l'anima, e, in quanto simbolo della rinascita, è usata anche nei riti funebri.

Per questo nella tradizione cristiana il neonato viene portato al fonte battesimale per essere associato alla vita nuova del Cristo risorto, ed i fedeli si segnano con l’acqua benedetta all'entrata di un luogo sacro.

L’acqua, dopo la benedizione, diviene un “oggetto” sacro: ha il potere di cancellare le colpe e far rinascere a vita nuova.

Ricordiamo il gesto di Ponzio Pilato: dopo aver condannato un innocente per volontà dal popolo, si lava le mani per manifestare la sua dissociazione dalla condanna a morte di Gesù. In questo caso, pulire una parte del proprio corpo smacchia la coscienza e allontana il rigore mortale.

Per la religione ebraica l'atto di lavarsi è Netilat Yadaim, pratica di ogni mattina quando ci si sveglia, accompagnata da una preghiera. Quindi atto simbolico di purificazione, necessario ogni volta che ci si rivolge a Dio.

L'acqua, con aggiunta di sale, è usata, dai Greci, per la pulizia del corpo prima di sedersi a tavola.

Al riguardo già Erodoto di Alicarnasso, nel V sec. a.C., nelle sue Storie, riferisce dei sacerdoti Egiziani che “Si lavano con acqua fredda due volte al giorno e due volte ogni notte” [1]. Ed è un duplice riferimento sia alla purificazione spirituale, sia a quella fisica e all'igiene personale.

Altrove, l’acqua, l’avere sete, sono assimilati alla conoscenza, al sapere esistenziale che cambia la vita della persona.

Nelle chiese ortodosse e cattoliche orientali si racconta di una donna chiamata Photini protagonista di un incontro che le ha cambiato la vita. Presso il pozzo di Giacobbe, a mezzogiorno, ella incontra “Gesù affaticato per il viaggio”, e alla sua richiesta: «Dammi da bere» grande è il suo stupore poiché ella era infatti donna e samaritana... Ma ancor più si stupisce quando Gesù afferma che “le avrebbe dato acqua viva” poiché Egli non aveva un secchio. Nel dialogo in cui la Samaritana ha la sua parte, Gesù offre alla donna l’acqua della conoscenza che svela lei a se stessa, tanto che è una creatura nuova quella che “lasciò la sua anfora, e andò in città” ad annunciare ciò che le era accaduto.

Nella vita pratica l'acqua è elemento necessario per cucinare o scaldare le verdure, il “fondo” per preparare gli alimenti.

Tipico cibo dell'Ottocento è l'acqua sale, diffuso in Italia meridionale, un pane povero biscottato, preparato con il grano, che per essere mangiato, doveva essere prima ammorbidito con acqua e condito con olio e sale o con pomodoro.

L'acqua è presente anche nelle fiabe.

Nel testo “Le due pizzette”, Luceta chiede alla figlia  Marziella, “dovendo scaldare quattro carote”, di andare alla fontana a prenderle una brocca d'acqua.

Gretel viene svegliata dalla strega, che la tiene prigioniera insieme al fratello, da queste parole: “… prendi dell'acqua e vai in cucina a preparare qualcosa di buono” e per far questo ogni mattina “doveva accendere il fuoco e appendere il paiolo pieno d'acqua.

I pozzi comuni dove attingerla, erano situati lontani dalla propria casa, quindi era necessario allontanarsi.

Nella fiaba “Le Fate[9], la protagonista doveva andare anche “due volte al giorno ad attingere acqua a una fontana distante più d'un miglio e mezzo”.

L'acqua con il pane accompagna il protagonista nel suo lungo viaggio verso la meta, ed è un bene richiesto che non si può negare a nessuno.

Ancora ne “Le Fate”, una delle creature di soglia, trasformatasi in vecchina, chiede un “sorso d'acqua” a una mite e gentile fanciulla. La sua richiesta è accolta con tale garbo e gentilezza, che la donatrice ottiene in cambio un dono: ad ogni parola che pronuncia, le uscirà di bocca “un fiore o una pietra preziosa”. Per la sorella sgarbata, che ignorerà la richiesta di acqua, si concretizzerà una punizione: ogni volta che pronuncia una parola, le usciranno di bocca “un rospo o una serpe”. In questo caso l'acqua, diviene il simbolo per distinguere i caratteri contrapposti delle due sorelle.

In altre narrazioni, l'acqua diviene un aiuto inaspettato e magico per il protagonista che guadagnerà il suo riscatto agli occhi dei tanti che lo considerano un inetto.

Nel testo “L'oca d'oro, l'eroe, considerato da tutti uno sciocco, non negherà (come farà invece il fratello) da bere e da mangiare al vecchietto che incontrerà nel bosco e per questo semplice e gentile gesto sarà ricompensato.
Egli lo ringrazierà perché ha “buon cuore” e perché ha diviso “volentieri con altri” ciò che era suo, e lo  ricompenserà con delle indicazioni preziose: “Là c'è un vecchio albero; abbattilo e troverai qualcosa nelle radici”.
Il protagonista trova un'oca con le piume d'oro è cambierà il suo status sociale  sposando poi la principessa.

Nelle fiabe, l'acqua è anche considerata essenza dai poteri magici.

In “L'acqua della vita, un sovrano sta per morire e una sola acqua potrà salvarlo, ma“si trova nel cortile di un castello incantato, dove sgorga da una fontana” speciale con a guardia due leoni. L'unico a riuscire nell'impresa sarà il terzogenito del re. Egli si dimostra gentile con un nano, che per ricompensarlo gli dona una verga magica e due pani. Con la verga potrà bussare alla porta del magico castello, con  i due pani sfamare i due leoni e distoglierli dalla guardia della fonte. Così riuscirà a portare a termine la sua missione e a ritornare  in tempo con la preziosa acqua della vita dal padre.

---

[1]Erodoto, Storie, II, 37.I, V sec. a.C., Mondadori, 2000






ABOUT AUTORE





Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok