Dente del Gigante... Monte Bianco

Le occasioni...

Dopo il primo 4.000, inizi a pensare "ma se ne facessi un altro..."?! L'ambiente è spettacolare e le informazioni di quest'ultimi anni ti permettono di valutare il meteo in maniera abbastanza precisa.

Così inizi a fantasticare su quale cima fare ed ecco, fra le più fatttibili per preparazione e durata, apparire dal nulla il Dente del Gigante.

Comincia la solita tiritera del meteo: "si parte", "non ci sono le condizioni" e avanti così per qualche giorno fino all'ultimo per poi vedere la finestra buona ed ecco che si va... Direzione rifugio Torino 3.300mt.

In 5 orette siamo all'ottava meraviglia, la Skyway; la nuova funivia "rotante", un vero e proprio spettacolo ingegnieristico, mentre sale, ruota sull'asse facendoti godere il panorama a 360°.

Qui purtroppo ci si rende conto in maniera preoccupante del restringimento dei ghiacciai e si capiscono le numerose frane dovute al troppo caldo.

Ma l'abiente è ugualmente pazzesco: il Monte Bianco è lì davanti a noi, imponente e maestoso, affianco a lui un'ifinità di guglie spettacolari e alla nostra destra, un pò isolato, c'è lui, il Dente del Gigante.

Il Gigante, naturalmente, è Gargantua, che, dando disposizioni sulla distribuzione delle varie parti del suo corpo dopo la morte, lasciò un dente alla Valle d’Aosta, da infiggere, appunto, tra i ghiacci del Monte Bianco.
L’ardita punta si staglia nel cielo e la sua caratteristica sagoma ne fa una delle vette più note. Meno noto, forse, il fatto che in quella possente fortezza si trovino rinchiusi innumerevoli spiriti maligni: tutti quelli che, nei tempi più antichi, imperversavano nella Valle d’Aosta.
A ripulirla dai geni cattivi provvide un mago, giunto da lontano, forse da Oriente: commosso dal disagio della popolazione per i continui tiri di folletti d’ogni specie, costui risalì tutta quanta la vallata, pronunciando misteriose parole.
Attratti dall’irresistibile richiamo, gli spiriti dei monti scesero a frotte dalle valli laterali, uscendo come nuvole di corvi dalle radure e dai boschi, dagli anfratti rocciosi e dalle gore dei torrenti, per unirsi ai folletti della piana in un tumultuoso volo che, gonfiandosi, man mano finì con l’oscurare il cielo. Il mago salì verso l’alta valle.
Docile, con fragore più forte del tuono, la turba malvagia lo seguì passo passo fino alla gigantesca prigione che l’attendeva, nel deserto di ghiacci del Bianco. Ad uno ad uno gli spiriti vi entrarono, spinti da un’invincibile forza: e dietro l’ultimo di essi si richiuse, per sempre, la porta di roccia.
Da allora l’ardita torre del Dente del Gigante regge all’urto dei geni cattivi, che disperatamente, ma invano, tentano di spezzare l’incantesimo del mago per poter uscire.

(Tratto da: “Il fiore del leggendario valdostano” di Tersilla Gatto Chanu Edizioni Emme/Torino)

La notte per me passa un pò lenta in quanto ho preso freddo durante il giorno e sto abbastanza male; confesso che più di una volta ho pensato di rinucciare, ma poi alle 4, al suono della sveglia, mi sento carico e quindi partiamo.

Il ghiacciaio è abbastanza veloce e i crepacci sono ben visibili, la zona granitica che ormai è sempre più ampia invece sembra quasi un labirinto, ognuno prende una strada, puntando alla "gengiva".

Da qui la parete soleggiata si apre a noi, la via è attrezzata con canaponi che dovrebbero agevolare i passaggi più duri (sensazione strana usarli), fortunatamente la parete è asciutta e si procede veloci.

Eccoci in cima, le nuvole purtroppo ci limitano la visuale, ma almeno fino all'ultimo tiro lo spettacolo è stato notevole.

Rientrati al rifugio, la gioia è grande, il sole splende nuovamente e da un'idea nata quasi per scherzo eccomi al secondo 4.000 in un mese.

Ancora grazie al nuovo amico e, mentre rientriamo, si può già pensare ad altre mete...






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