Piccole dolomiti, monte Baffelan

La scelta...

Al contrario dello scorso anno, quando, in questo periodo, si arrampicava sulle pareti orientate a sud ancora in maglietta, stavolta sono previsti -10° C sui 2000 mt, con temperatura percepita di -20° C a causa del cosiddetto effetto "winchill"; perciò la scelta della via risulta complessa... spulciando tra le nostre guide, ci cade l'occhio sulle piccole dolomiti.

Monte Baffelan, via Carlesso. Quota di partenza 1457mt e arrivo a 1793mt. Nella zona indicano sole. Chiamo il rifugio per sapere se ci sono inconvenienti viste le recenti piogge; mi rassicurano sulla fattibilità della via, quindi... si parte!

Alle 7.00 per strada incontriamo una notevole nebbia, ma arrivati in zona sembra che il sole ci venga a salutare.

Preparata l'attrezzatura, imbocchiamo il facile e veloce sentiero che ci porta alla paretina di II grado appena sotto l'attacco della via. Guardando la parete ci rendiamo subito conto che, in molti tratti, è bagnata, così iniziano i primi dubbi... alla fine decidiamo di salire comunque in tre anziché in quattro.

Il primo tiro mi ricorda subito che i gradi sono degli anni 30 (per l'esattezza 1935) e che l'apritore Raffaele Carlesso era un forte alpinista, abituato a passaggi duri anche su terreni "marci".

Parto con le scarpe d'avvicinamento, ma, dopo alcuni passaggi su prese svase e bagnate, devo mettermi le scarpette d'arrampicata; entro nel viscido canale e, con qualche acrobazia per evitare il più possibile le parti bagnate, arrivo in sosta e recupero i compagni, i quali, raggiuntomi, già lamentano mani e piedi freddi.

Comincio il secondo facile tiro. Arrivato in sosta mentre inizio a recuperare il primo dei due, avverto un forte sibilo vicino... un grosso sasso si è staccato - non si sa da dove, ne perchè - un bel pò sopra di me.

Arrivati tutti in sosta, prova ad aprire il terzo tiro il mio compagno, ma, infreddolito e nervoso (a causa anche delle strane indicazioni della relazione), finisce fuori via e ridiscende alla sosta. Quindi riparto io; trovo il "chiodo mancante" e, tramite una divertente, bagnata e delicata placca, arrivo alla sosta sucessiva.

Intanto la nebbia e le parti bagnate aumentano e la visibilita si riduce a qualche metro. Così, raggiunto dai miei compagni, iniziamo a discutere se proseguire o scendere. Era ormai l'una, mancava ancora parecchio all'uscita (inoltre il ritorno non era facile senza visibilità), uno di noi aveva le mani ormai violacee per il freddo e l'altro era abbastanza indeciso.

Dopo il breve consulto, capiamo che in quelle condizioni saremmo arrivati all'auto verso le 19, perciò, iniziamo le manovre di calata. Alle 15 siamo alla base, sistemiamo le corde, raggiungiamo l'amica che ci aspettava giù e mangiamo un delizioso pasticcio di zucca in rifugio.

La zona è bella e ricca di guglie, anche se sembra molto detritica. Speriamo di avere l'occasione di tornare almeno a chiudere questa via prima della fine dell'anno.

Tornare indietro è sempre difficile. Io avrei optato per salire e chiudere comunque, ma, valutata tutta la situazione e visto com'era peggiorato il tempo, capisco che è stata la scelta migliore; freddo (3/4° C), visibilità ridotta a qualche metro, pochi chiodi di passaggio e buio presto: tutti fattori da non sottovalutare, specie se si è in più persone e su una "montagna" che non si conosce. Sarà per la prossima volta...






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok