Punta San Matteo

Per gli alpini caduti più in alto

Punta San Matteo, un nome evocativo. Trento, insieme a Trieste, le parole che risuonarono tra le truppe italiane per quasi quarantadue mesi, mentre tutta l’Europa combatteva quella che rimase nella memoria di tutti come Grande Guerra: per difendere Trento gli austriaci avevano fortificato le Alpi, per renderla italiana le nostre truppe combatterono strenuamente a queste altitudini. Cime e vallate si riempirono di morti, i nostri e i loro.

Le Alpi Retiche, propaggine occidentale del fronte italiano, con i loro ghiacciai, le cime frastagliate, le rocce aguzze, parevano poste naturalmente a difesa del resto del Paese, che la guerra l’ha vista nel dolore di chi rimase a casa, in un’attesa straziante.

Qui, a quota 3.678, nell’agosto del 1918 si combatté la battaglia più ad alta quota della storia, qui gli austroungarici nel mese di settembre conseguirono l’ultima vittoria di quella tremenda guerra. Dopo i furiosi bombardamenti dell’artiglieria la montagna si ritrovò più bassa di sei metri.

Insieme al gruppo dell’Adamello, questo dell’Ortles-Cevedale è stato teatro della terribile “guerra bianca”, quella della neve e dei ghiacci, combattuta contro un nemico spesso invisibile, in condizioni ambientali impossibili, con temperature che in inverno raggiungevano picchi di -20°, tanto che il maggior numero di morti, a queste quote, lo fecero il freddo, la fame, le valanghe più dell’artiglieria.

Oggi la vallata sottostante ricorda con un cippo quella battaglia, e Punta San Matteo è il simbolo della Traversata delle 13 cime, una delle più spettacolari delle Alpi (aperta nel 1891). È un tour di estrema eleganza e grande respiro, che cavalca in successione, sulla cresta che divide Lombardia e Trentino rimanendo sempre sopra i 3.300 m di quota, con uno sviluppo totale di circa 17 km, le cime più rappresentative del Parco Nazionale dello Stelvio, aggirando da ovest verso est e poi a nord il ghiacciaio dei Forni, uno dei maggiori complessi glaciali d’Italia, una vera colata di tipo himalayano.

Ancora oggi percorrerla rappresenta per gli alpinisti una performance affascinante e attraente, sia per i paesaggi mozzafiato che per i contenuti storici e alpinistici, da affrontare con preparazione ed esperienza, pronti a soffermarsi a pensare davanti ai resti dei baraccamenti e delle trincee della Grande Guerra che ancora resistono.

98 anni dopo quei fatti sono riuscito a realizzare un vecchio progetto, decidendo di percorrere la Traversata. Mi hanno accompagnato Andrea, Celestino, Luca ed Enrico, fra ghiacciai, rocce, salite e discese, nell’austerità di un ambiente severo ma di grande suggestione, toccando tutte e tredici le cime: Pizzo Tresero, Punta Pedranzini, Cima Dosegù, San Matteo, Monte Giumella, Punta Cadini, Rocca Santa Caterina, Cima di Pejo, Punta Taviela. Monte Vioz (con Cima Linke), Palon de la Mare, Monte Rosole, Cevedale.

Con una doppia emozione: proprio Punta San Matteo è stata la mia 400esima vetta in carriera, dedicata, ricordando gli alpini caduti qui e su tutte le Alpi, al Gruppo Alpini di Santa Lucia di Piave.

 

Gruppo Alpini S. Lucia di Piave






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