Steknadelhorn 4.241mt

La mia cima più alta, nonché la quarta nell'anno dei miei 40: obiettivo raggiunto.

A distanza di quasi un anno mi ritrovo con gli amici del mio primo 4.000, diretti, fatalità, sempre a Sass-Fee. Sul piatto c'è un quartetto di cime sopra i 4.000, ma è in dubbio un canale che ci permetterebbe un passaggio veloce, altrimenti teniamo buono sicuramente lo Steknadelhorn.

Partiamo in due alle 8.00 da Feltre per trovarci con il terzo amico in zona Bergamo alle 11 circa; un panino in autogrill e poi direzione Svizzera.

Alle 15 circa prendiamo la funivia che ci toglie 550mt di dislivello, ma ci fa fare un lungo traverso per ricongiungerci al sentiero che sale diretto dal paese. La prima parte del sentiero è tranquilla ed immersa nel verde, poi diventa una vera e propria ferrata, con pioli, maniglie e persino una scala; in 3 ore siamo a 3.340mt, al rifugio Mischabell Hutte.

Il rifugio è pieno; nonostante la prenotazione, ci mettono quindi uno addosso all'altro nel ricovero invernale. Andiamo a mangiare e già mi sale l'ansia: l'anno scorso, tra spezie, odori e quota, sono stato male e non ho mangiato niente... Questa volta il cibo non è abbondante ma comunque tutto commestibile.

Parlando con una delle ragazze del rifugio, apprendiamo che il canale non è in buona condizione, quindi optiamo per lo Steknadelhorn.

Le poche ore di sonno passano abbastanza bene, fino a quando dei ragazzi fanno baccano e mi svegliano; da quel momento comincia a farsi sentire il mal di testa. Finalmente arrivano le 2: ci alziamo, faccio poca colazione in quanto la testa ancora mi duole.

Una volta attrezzati, accendiamo le frontali e via! Risaliamo prima le rocce dietro al rifugio per 300mt circa e poi indossiamo i ramponi. Davanti e dietro a noi ci sono parecchie cordate; attraversiamo il ghiacciaio in costante ma leggera pendenza, diretti al Naderlhorn.

Arrivati circa a quota 4.100, la nostra traccia taglia vistosamente a destra, così ci stacchiamo dal gruppo, ma dopo una quindicina di metri il traverso diventa estremamente delicato, in quanto ci troviamo un muro di ghiaccio.

Decidiamo di attrezzare una sosta con le viti da ghiaccio e far sicura al primo che, una volta arrivato in zona "sicura", ci avrebbe a sua volta recuperato, onde evitare inutili rischi.

Da qui si procede per aerea cresta verso la nostra ormai vicina cima. Lasciamo gli zaini alla base della parete rocciosa, ultimi 70/80mt ed eccoci... 4.241mt, la mia cima più alta, nonché la quarta nell'anno dei miei 40: obiettivo raggiunto.

Doppia soddisfazione e tempo fantastico: non c'era una nuvola, il cielo era serenissimo; difficile descrivere il senso di gioia che si prova in quei momenti.

Visto il tempo ci godiamo un pò la vetta e poi scendiamo fino al precedente traverso, ma optiamo per scavalcare il gendarme (blocco di rocce che ci sbarra il passaggio) spensando di fare prima ed uscire su traccia più tranquilla.

Pessima scelta: il gendarme è friabilissimo, così, tra un po' di incastri e passaggi delicati su sfasciumi, lasciamo una fettuccia su un solido spuntone e ci caliamo 20mt sulla neva in un punto abbastanza buono per poi riprendere la traccia originale.

Queste manovre ci portano via un pò di tempo, quindi sfuma la doppietta di cime: si fa tardi e ci aspettano 2.600mt circa per tornare alla macchina; optiamo per scendere.

Facciamo una tappa di mezzoretta in rifugio per rilassarci un attimo e poi giù fino all'auto, in compagnia di alcune grosse e socievoli marmotte e di un'intera famiglia di stambecchi.

Ed eccoci qui, alla macchina, con un cielo bruttissimo e 15 gradi. Facciamo appena in tempo a salire in auto, che arriva pure la pioggia.

In 6 ore circa siamo a casa, ma nel viaggio si fantastica già a nuove avventure da vivere assieme.






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