Salute

28 Lug 2020


È vero che una tazza di tè al giorno toglie il medico di torno?

Gli studi condotti sui benefici del tè sono davvero tantissimi, come tantissime sono le sue varietà anche se non tutte sono conosciute.

I tè più diffusi sono il tè nero e il tè verde, che sono più amarognoli, ma sono molto apprezzati anche il tè bianco, dal sapore più delicato, e il tè rosso (Rooibos), più dolciastro. Il tè, nella abitudini italiane, viene solitamente consumato a colazione, mentre per gli inglesi è la bevanda prediletta alla quale hanno addirittura dedicato un’ora specifica della giornata (le 17.00).

In generale viene bevuto per diversi motivi: c’è chi preferisce berlo caldo durante la giornata come “coccola”, chi lo “sfrutta” per raggiungere il fabbisogno di acqua giornaliero, chi invece preferisce aromatizzarlo e gustarlo speziato.

Il tè ha zero calorie per cui l’unico apporto calorico è dato dall’aggiunta di zucchero o miele.

Recentemente è stata pubblicata sulla rivista ufficiale della Società Europea di Cardiologia una ricerca condotta su 100mila persone che ha dimostrato che chi consuma abitualmente tè (almeno 3 tazze a settimana) vive quasi un anno e mezzo in più e ha un rischio inferiore di sviluppare malattie cardiache (infarti, ictus…), rispetto a chi ne consuma meno. Questi effetti benefici sono da attribuire principalmente ai cosiddetti polifenoli, ossia i composti bioattivi del tè, e in particolare alle catechine, potenti sostanze antiossidanti.

Gli studi dimostrano che i polifenoli del tè sarebbero in grado di abbassare il rischio di malattie cardiache riducendo l’ossidazione del colesterolo cattivo (LDL), oltre a prevenire le patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer, grazie alla loro azione antinfiammatoria. Questi effetti positivi sono stati riconosciuti principalmente al tè verde. Questo è dovuto al fatto che ogni varietà di tè si ottiene da metodi di lavorazione diversi che influiscono sulla loro composizione bromatologica (e in questo caso alla quantità e al tipo di polifenoli). Il tè verde, ad esempio, si ottiene da una cottura a vapore delicata delle foglie che gli conferisce un sapore più leggero e gli permette di preservare maggiormente i polifenoli presenti (epigallocatechine). Questi composti hanno dimostrato non solo di proteggere dal rischio cardiovascolare, ma di avere anche spiccate proprietà antitumorali.

Alcuni studi dimostrano anche che Il tè verde ha proprietà “dimagranti” e questo grazie al suo contenuto in metilxantine, sostanze in grado di aumentare il metabolismo e stimolare la lipolisi, ossia di favorire la mobilitazione dei grassi localizzati nel tessuto adiposo e la loro ossidazione a scopo energetico.
Il tè nero, a differenza del verde invece, si ottiene da processi di fermentazione ed essicazione più intesi che vanno a ossidare i polifenoli presenti, facendogli perdere, di fatto, il loro effetto antiossidante e protettivo sull’organismo. I polifenoli maggiormente presenti nel tè nero sono le teaflavine, che hanno dimostrato avere un effetto positivo sul metabolismo dei grassi e degli zuccheri, in persone sovrappeso od obese.

Chiaramente i benefici del tè dimostrati dagli studi non si possono attribuire solo alle loro proprietà antiossidanti, perché quello che conta in generale è lo stile di vita. È sufficiente infatti un’abitudine sbagliata come quella ad esempio di bere il tè con lo zucchero per annullare i suoi effetti benefici.

Risulta ovvio anche che i soli polifenoli del tè non sono sufficienti a ricoprire il “fabbisogno” di antiossidanti giornalieri per cui è ovvio che devono essere consumate altre fonti di antiossidanti come quelle provenienti da frutta e verdura di colori diversi, da cereali integrali di diversa origine, da cioccolata, etc.

Per quanto riguarda il contenuto in teina, la “caffeina del tè”, non ci sono evidenze di particolari rischi collegati ad una sua sovraesposizione, anche perché le concentrazioni presenti nel tè sono molto più basse rispetto al caffè.

In generale il tè nero risulta essere quello “più forte” rispetto alle altre varietà, mentre il tè rosso (Rooibos) è l’unico a non contenere teina quindi adatto anche per i più piccoli.

Infine è bene ricordare che il tè, proprio per il suo elevato contenuto in metilxantine, andrebbe evitato in chi soffre di malattia da reflusso gastroesofageo perché queste sostanze agiscono direttamente sul cardias peggiorando i sintomi.

Andrebbe anche evitato poi il consumo di tè troppo caldo, ad una temperatura superiore ai 65 gradi, in quanto è stato dimostrato che oltre questa temperatura potrebbe aumentare il rischio di cancro all’esofago (lo stesso vale per qualsiasi altra bevanda).

 

Articolo a cura della dott.ssa Valentina Martinuzzo,
biologa nutrizionista, collaboratrice di Nutrigenimed





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