Salute

29 Ott 2019


Allergia al Nichel: esiste una correlazione con l'alimentazione?

Il nichel è un metallo ampiamente diffuso. Lo troviamo nell’acqua, nell’aria e nel suolo. Ma non solo, è presente anche in molti oggetti di uso quotidiano, come le pentole in acciaio inox o altre stoviglie, detersivi, saponi e cosmetici. A causa di questa ampia esposizione, il nichel oggi è diventato la principale causa di dermatite da contatto. Tale allergia solitamente è facile da riconoscere, in quanto si manifesta con un eczema localizzato in prossimità della cute esposta a bracciali, orecchini, anelli, collane o bottoni contenenti nichel. Per poter diagnosticare con certezza tale allergia è necessario eseguire il cosiddetto “patch test”, che consiste nel testare se esiste una reazione cutanea locale in seguito all’esposizione di determinate sostanze, tra cui appunto anche il nichel. Esiste però anche una manifestazione meno conosciuta, ossia la Sindrome Sistemica Allergica al Nichel (SNAS). Tale sindrome, oltre ai classici sintomi cutanei, presenta anche sintomi extracutanei, soprattutto a livello gastrointestinale, quali meteorismo, diarrea, stipsi, bruciore di stomaco, vomito, dolori addominali o anche mal di testa e stanchezza cronica. Non sempre chi soffre di allergia contatto al nichel manifesta anche la sindrome sistemica ma non è escluso che possa succedere. Per capire se si tratta effettivamente di SNAS, dopo aver accertato di essere allergici al nichel tramite “patch test”, bisognerebbe seguire un’alimentazione a basso contenuto di nichel per un periodo che va da uno a due mesi, sotto stretto controllo medico di un professionista della nutrizione, e andare a valutare, poi, se i sintomi sono nettamente migliorati. Se così fosse, si procederebbe successivamente alla graduale reintroduzione degli alimenti precedentemente eliminati, per valutare l’eventuale insorgenza di nuovi sintomi.

MA QUAL È L’ALIMENTAZIONE A BASSO CONTENUTO DI NICHEL E QUALI SONO I SUOI LIMITI?

Come già anticipato, il nichel è un metallo largamente distribuito nell’acqua, nell’aria, nel suolo, dunque viene assorbito da tutti gli organismi viventi, sia piante che animali e questo fa sì che noi, ultimo anello della catena alimentare, ce lo ritroviamo sulle nostre tavole contenuto negli alimenti. Fortunatamente non tutti gli alimenti ne contengono le stesse quantità, c’è chi ne contiene più, chi ne contiene meno. C’è da dire anche che la concentrazione di nichel in uno stesso alimento può variare a seconda di dove è stato coltivato/allevato/prodotto e dalle quantità presenti nel packaging che lo contiene, ecco perché, ci sono molte informazioni discordanti sui vari contenuti di nichel negli alimenti. E per lo stesso motivo risulta estremamente difficile definire con precisione quale può essere l’assunzione giornaliera di nichel preso da alimenti e bevande.

Non brancoliamo però totalmente nel buio: in letteratura scientifica sono concordi nel definire gli alimenti sicuramente più ricchi di nichel, e tra questi abbiamo: cacao e cioccolato, fagioli, lenticchie, piselli, soia e ceci, crostacei, nocciole, mandorle, noci, arachidi, avena, grano integrale e alimenti in scatola. Anche birra e vino (soprattutto rosso), aringhe, sgombro, tonno, salmone, pomodori, cipolle, carote, fagiolini, cavoli, carciofi, asparagi, spinaci, patate e prugne presentano un contenuto modesto di nichel. Lo stesso vale per l’acqua di rubinetto e l’uso di pentole in acciaio inox, soprattutto se a contatto con cibi acidi.
Esiste comunque in commercio un vaccino desensibilizzante (Tionichel) che, attraverso la somministrazione di dosi crescenti di nichel, sembra in grado di ridurre l’allergia e ripristinare la tolleranza al nichel nei soggetti con SNAS. In questo modo, la persona allergica al nichel potrà seguire un’alimentazione più varia ed equilibrata, senza dover continuare per forza questa restrizione dietetica potenzialmente dannosa per la salute.

Per quanto riguarda le pentole sarebbe ideale utilizzare quelle in acciaio serie 400 che sono prive di nichel.

 

Articolo a cura della dott.ssa Valentina Martinuzzo,
biologa nutrizionista, collaboratrice di Nutrigenimed





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