Salute

13 Dic 2016


Colite: la Dieta Sana per il Colon Irritabile di Simona Hoberhammer

Consigli utili per star meglio...

Cos’è il colon irritabile (detto anche colite)

La sindrome del colon irritabile, conosciuta anche come colite spastica, è un disturbo nel quale l’intestino crasso, o colon, non funziona correttamente. Consiste in un’alterazione del ritmo intestinale e provoca crampi intermittenti, attacchi di diarrea alternati a stitichezza, gonfiori addominali, meteorismo. La caratteristica principale della colite è l’andamento ciclico con periodici miglioramenti e improvvise ricomparse senza un motivo apparente.

Il termine colite

Colite significa infiammazione del colon, cioè dell’ultimo tratto dell’intestino. Esistono due tipi principali di colite, ben distinti: la colite spastica e la colite ulcerosa.

In questo articolo tratterò la colite spastica, una forma lieve di questo disturbo, diversa dalla colite vera e propria, un’infiammazione del colon che può essere scatenata da virus, batteri o essere la conseguenza di altre malattie a carico dell’apparato digerente in generale. La forma più grave della colite vera e propria è la colite ulcerosa, in cui si formano delle ulcerazioni della mucosa del colon.

Ritorniamo ora alla colite spastica, per semplicità la definirò semplicemente “colite”. Vediamo meglio in cosa consiste. Poi vedremmo la dieta più indicata per questo disagio.

La colite nervosa è un disturbo che colpisce il 15-20 per cento della popolazione e rappresenta da sola il 50 per cento di tutte le malattie che interessano lo stomaco e l’intestino. Le donne ne soffrono in misura doppia rispetto agli uomini. Il disturbo si presenta soprattutto nella fascia d’età dai 20 ai 40 anni.

I sintomi della colite: il colon irritabile

I sintomi della colite spastica si manifestano innanzitutto periodicamente, ma senza una scadenza fissa o una stagionalità. La malattia ha quindi un andamento capriccioso, non si presenta perciò mai uguale ed ha numerose manifestazioni che comprendono varie combinazioni di questi sintomi:

  • gonfiore dopo i pasti
  • dolori addominali ricorrenti
  • stitichezza alternata a episodi di diarrea
  • crampi all’addome con una certa regolarità
  • movimenti intestinali frequenti accompagnati da dolore o dalla scomparsa del dolore
  • eccesso di muco nel colon
  • dispepsia (meteorismo con addome teso e gonfio, nausea)
  • dolore indeterminato e variabile
  • stati di ansia, nervosismo o depressione di vario grado
  • i problemi si manifestano soprattutto a pranzo, associati spesso ad acidità di stomaco, difficoltà di digestione, digestione lenta.

La diagnosi del colon irritabile

Per identificare con precisione la malattia si prosegue per esclusione, vale a dire che con esami opportuni si esclude che la sofferenza dell’intestino sia da collegare a infiammazioni o ad altre malattie, come per esempio la celiachia (cioè l’intolleranza al glutine). Il dolore addominale da colon irritabile, non viene mai riferito in un punto specifico, in genere viene segnalato nelle parti inferiori dell’addome e soprattutto nella parte di sinistra, ma le indicazioni di chi ne soffre sono quasi sempre vaghe.

Altre caratteristiche sono:

  • ai disturbi nella parte bassa dell’apparato digerente si associano sofferenze in quella alta: acidità di stomaco, difficoltà e lentezza di digestione. In pratica, il problema finisce per coinvolgere tutto l’apparato digerente ed è per questo che si tende a definirlo più genericamente “intestino irritabile”
  • nelle feci di chi ha il colon irritabile non si riscontrano mai tracce di sangue, e il disturbo non causa mai febbre
  • malgrado il disturbo si prolunghi per anni, il colon irritabile non dà dimagrimenti rapidi e sensibili.

Come procedere

Innanzitutto bisogna fare una dieta ad eliminazione per smascherare una eventuale intolleranza al lattosio o al glutine. In secondo luogo è necessario escludere le infezioni intestinali con una coprocoltura, cioè un esame delle feci. Infine, nei casi più importanti (per esempio se è presente sangue nelle feci), è indispensabile una radiografia dell’intestino con clisma opaco.

Nel caso tutti gli esami risultino negativi, si può diagnosticare una sindrome da colon irritabile.

Quando è davvero colite

Qualche volta però è davvero colite, una malattia piuttosto seria causata da diversi agenti di origine infettiva: parassiti, batteri e virus. Tra i più conosciuti le salmonelle e le schigelle che danno dolori addominali e continue scariche diarroiche. La sintomatologia può essere anche accompagnata da una febbre intermittente o irregolare. Possono persino verificarsi delle emorragie e delle perforazioni del colon. Le persone affette da questa malattia possono diventare anemiche a causa della perdita di sangue. Inoltre subiscono una disidratazione e la perdita di elettroliti, minerali ed elementi traccia a causa della diarrea. La colite vera e propria è molto debilitante anche dal punto di vista nutrizionale e chi ne soffre deve ricevere sempre cure adeguate.

Ci sono anche le coliti infiammatorie di origine sconosciuta, come il morbo di Crohn o la colite ulcerosa. Queste forme hanno un andamento cronico e si riacutizzano ogni tanto. Il momento in cui comincia il dolore può suggerire la presenza di una colite ulcerosa: i pazienti riferiscono un dolore notturno che ne provoca il risveglio. Nel colon ulceroso o nel morbo di Crohn compaiono anche febbre e astenia. In questi pazienti l’esame del sangue rivela innalzamento delle piastrine e aumento dei globuli bianchi, che indicano la presenza di un’infezione. Il clisma opaco delinea le zone malate e la colonscopia evidenzia per le coliti ulcerose delle piaghe ben visibili.

La diagnosi corretta è importante

Quando il colon da problemi quindi il primo passo è quello di garantirsi una diagnosi corretta, per inquadrare bene il problema. Ritornando alla “colite” è utile sottolineare che, per quanto diffusa, non sempre viene diagnosticata correttamente. Quindi il primo passo importante è accertarsi della correttezza della diagnosi, con il proprio medico di fiducia.

I farmaci servono?

La sindrome del colon irritabile, una volta diagnosticata, viene spesso controllata con i farmaci antispastici. Se usati in modo continuativo purtroppo questi farmaci alla lunga possono però allentare il tono muscolare e aumentare la tendenza alla stitichezza e all’accumulo di aria nella pancia. Gli antispastici sebbene possano risolvere il sintomo, comunque non guariscono la tendenza al colon irritabile.

In altri casi viene fatto il ricorso a qualche ansiolitico, il cui scopo è quello di aiutare a controllare l’ansia, lo stress, la depressione.

La sindrome del colon irritabile può essere “calmata” con metodi naturali che agiscono in modo positivo sull’intestino. Nel mio metodo di Naturopata i rimedi si basano su tre azioni fondamentali:

1- L’azione disintossicante

Quando l’intestino è carico di scorie e tossine, queste agiscono “irritando” la mucosa intestinale e peggiorano la sintomatologia. Depurare l’organismo in profondità, è sempre un primo passo fondamentale: quando l’organismo è carico di sostanze tossiche,  la guarigione è sempre difficile. Agendo sulla depurazione ogni intervento viene incredibilmente facilitato.

2- L’azione lenitiva

Il colon irritabile e di per sé “irritato” la cosa peggiore da fare in questa situazione è di ricorrere, ai lassativi. Questa pratica, prolungata nel tempo, non solo non risolve il problema ma provoca un’alterazione della mucosa intestinale, causando danni notevoli. La stipsi da colon irritabile non si risolve con i lassativi ma con rimedi che riequilibrano l’intestino affaticato.

3- L’azione ricostituente

Spesso chi soffre di colite e colon irritabile ha un organismo affaticato e debilitato, poco capace di reagire alle difficoltà, allo stress, agli eventuali agenti irritanti presenti nel cibo. Anche l’intestino indebolito ne soffre, peggiorando la situazione irritativa.

Cosa mangiare e cosa non mangiare in caso di colite

Un risultato importante in caso di colite si ottiene con un’alimentazione sana. Nel mio metodo di Naturopatia Oberhammer® considero la dieta il primo passo fondamentale per guarire. L’alimentazione, già da sola offre ottimi risultati. Non bisogna dimenticare che esistono tanti cibi e tante abitudini alimentari, che hanno un effetto irritante sulle mucose intestinali. Per alcune persone un’alimentazione sana e già di per sé efficace per guarire questo disagio. Ecco alcuni consigli, da seguire.

Attenzione alle fibre in caso di colite!

Le fibre in wuesto caso vanno utilizzate con attenzione: devono essere presenti nella dieta perché permettono una buona peristalsi intestinale e agiscono come spazzini, ma non devono essere in eccesso perché possono irritare l’intestino e peggiorare i sintomi.

Un errore abbastanza frequente è quello di curare la colite utilizzando dosi massicce di fibre, per esempio sotto forma di integratori, specialmente durante le fasi di stitichezza. In realtà le fibre assunte in questo modo spesso peggiorano la situazione: possono creare ulteriori spasmi e irritare ancora di più le pareti intestinali. Chi per esempio aggiunge di colpo una quantità di crusca eccessiva finisce per peggiorare i sintomi: nell’intestino, in questo caso, si producono abnormi quantità di gas, che distendono le pareti e procurano ulteriore dolore. Se la tua dieta è troppo ricca di fibre, riducile. Se è troppo povera, introducile nella tua alimentazione quotidiana.

La verdura

In molte forme di colite è utile limitare i vegetali molto ricchi di fibra grezza come carciofi, insalate, bietole in foglia. Sono da evitare del tutto i vegetali che provocano fermentazioni intestinali come cavoli, scorzonera, topinambur e certe varietà di rape. Bisogna anche fare attenzione agli ortaggi “pesanti” come i peperoni e i cetrioli.

Le patate e le carote sono consigliate, insieme a zucchine, zucca, basilico, cannella, rosmarino, timo, sedano.

La frutta

La frutta va consumata, ove possibile, lontano dai pasti. Sono sconsigliate l’uva e la frutta essiccata come l’uvetta sultanina. Le prugne sono da evitare quando c’è meteorismo e diarrea.

I latticini

Il latte è uno degli alimenti a rischio per chi soffre di colite. Molte persone che pensano di avere il colon irritabile in realtà sono intolleranti al lattosio. In questo caso il corpo ha difficoltà ad assimilare lo zucchero contenuto nel latte, appunto il lattosio. Per verificarlo ci si può sottoporre a un test per l’intolleranza al lattosio, oppure semplicemente si evita il latte per un periodo e si osservano le reazioni.

I latticini freschi e lo yogurt invece, rispetto al latte sono meno pericolosi, perché il lattosio non è presente in gran quantità nei suoi derivati. Anzi, lo yogurt e i vari tipi di latte fermentato, in molti casi aiutano a riequilibrare la flora intestinale. Meno consigliabili sono invece i formaggi grassi e piccanti. Quindi se non ci sono precise forme di intolleranza non è il caso di eliminare del tutto il formaggio in cucina e a tavola. Una cucchiaiata di parmigiano spesso non fa male.

I legumi

Consiglio di ridurre assolutamente i legumi (fagioli, ceci, lenticchie, piselli) in caso di colon irritabile: tendono a fermentare nel colon, causando la produzione di gas e la dilatazione delle pareti intestinali e quindi il dolore. Anche in questo caso fai particolare attenzione se le tue evacuazioni sono maleodoranti, i legumi  potrebbe influire davvero negativamente. 

I cereali

Il pane e i cereali integrali, con la loro fibra grezza, non sono adatti per il colon irritabile. Anche il pane bianco e i cereali raffinati possono disturbare chi ha la colite: meglio i cereali semi-integrali. Le persone che soffrono di una particolare intolleranza, detta morbo celiaco, non sopportano invece il glutine, le speciali proteine dei cereali. In tal caso si devono usare solo prodotti dietetici privati del glutine.






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