Salute

06 Feb 2020


Infezione da Coronavirus: informazione e buon senso

La conoscenza e la consapevolezza comportano una crescita della Persona: la strada per la salute vera parte sempre solo da qui. Approfondimento a cura del dott. Roberto Gava.

In questi giorni siamo bombardati da messaggi di grande allarme sanitario … ma quanto c’è di vero in tutto questo?

Un detto latino insegna che “Veritas filia temporis”, cioè la verità è figlia del suo tempo, e se le cose stanno come sembra, si potrebbe dire che oggi la verità c’è, ma si trova in forte minoranza a causa di molte notizie che la alterano e talvolta la soffocano.
Forse uno dei motivi potrebbe essere che lo scopo primo e ultimo nella diffusione delle notizie talvolta non è quello di dire la verità, ma di fare notizia, di ottenere consensi, di portare acqua al proprio mulino, di avere in ogni caso un guadagno personale (economico, politico, di prestigio, di potere o di qualsiasi altro tipo… purché ci sia un guadagno).

Alla luce di questa premessa possiamo allora cercare di interpretare i fatti di questa attuale e tanto pubblicizzata infezione da Coronavirus.

Cosa dice la scienza sui Coronavirus

I Coronavirus sono una grande famiglia di virus respiratori a filamento singolo di RNA a senso positivo. Possiedono un diametro di circa 80-160 nm (1 nanometro è un milionesimo di millimetro e il loro genoma è tra i più lunghi dei virus a RNA (conta circa 30.000 basi azotate).
Il nome “coronavirus” deriva dal loro aspetto al microscopio elettronico, dove le proteine a forma bulbosa poste sulla loro superficie esterna creano un’immagine di corona. Queste proteine sono proprio quelle che permettono al virus di attaccarsi alla membrana cellulare delle cellule che poi infetteranno, penetrando al loro interno e obbligando la cellula a codificare il loro RNA, le proteine dell’involucro e quindi il virus intero che poi uscirà dalla cellula per infettare altre cellule e così via.

I Coronavirus sono responsabili di patologie in mammiferi e uccelli, nei quali provocano diarrea (mucche e maiali) o malattie delle vie respiratorie (polli). Nell’uomo provocano infezioni respiratorie, spesso di lieve entità come il raffreddore comune, ma in qualche caso possono causare polmoniti virali non gravi (i comuni Coronavirus sono responsabili di circa il 20% di tutte le polmoniti virali). Come è accaduto con altri virus, anche alcuni Coronavirus specifici degli animali possono fare un “salto di specie” e passare all’uomo causando allora polmoniti gravi e occasionalmente potenzialmente letali (la gravità della patologia dipende dal fatto che se il virus è nuovo il nostro organismo non lo conosce perché non è mai venuto a contatto con lui, non sa difendersi e subisce l’attacco che diventa particolarmente violento e pericoloso nei soggetti immunologicamente deboli o immunodepressi).

Oggi conosciamo 7 Coronavirus umani. I primi 4 dell’elenco seguente sono molto comuni (sono detti anche “virus del raffreddore”) e sono stati identificati negli anni ’60, mentre gli ultimi 3 sono stati identificati in questi ultimissimi anni:

  1. Human Coronavirus 229E (Coronavirus alpha).
  2. Human Coronavirus NL63 (Coronavirus alpha).
  3. Human Coronavirus OC43 (Coronavirus beta).
  4. Human Coronavirus HKU1 (Coronavirus beta).
  5. SARS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Severe Acute Respiratory Syndrome del 2002, epidemia partita dalla Cina che ha infettato circa 8.100 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 9,5%)
  6. MERS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Middle East Respiratory Syndrome del 2012, epidemia partita dall’Arabia Saudita che ha infettato circa 2.500 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 35%).
  7. Wuhan-nCoV (nuovo Coronavirus del 2019 che ha causato la polmonite di Wuhan del 2019-2020, epidemia partita dalla Cina e che probabilmente infetterà alcune decine di migliaia di persone tra le quali sta provocando una mortalità stimata finora del 3%).

Il Wuhan-nCoV è stato denominato “nuovo coronavirus” perché è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo. Il virus è associato a un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan (Cina centrale). Sembra, ma non è certo, che la maggior parte dei casi abbia avuto inizialmente un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood (Cina meridionale), un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi.

I sintomi dell’infezione da Coronavirus

I sintomi più comuni nell’uomo sono rappresentati da malessere, astenia, dolori muscolari, raffreddore, cefalea, febbre, faringite, tosse e dispnea. Nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite, insufficienza renale e raramente la morte.
I sintomi più pericolosi interessano ovviamente le persone immunologicamente molto deboli come quelle che hanno già una patologia cronica importante, specie se polmonare (bronchite cronica, bronchiectasie) o cardiocircolatoria (scompenso cardiaco, coronaropatie gravi, fibrillazione atriale) o metabolica (diabete mellito scompensato) oppure oncologica avanzata, specie se interessa età estreme (neonati o anziani).

Come si trasmette l’infezione

I Coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra principalmente attraverso il contatto diretto con la saliva, i colpi di tosse e gli starnuti (bisogna trovarsi entro un raggio di 1-2 metri), ma forse (scrivo forse perché non è stato ancora accertato) anche attraverso un contatto diretto con le mucose oro-nasali o la mano di un malato (il malato ha facilmente le mani contaminate perché è facile che si tocchi il naso o se le metta davanti la bocca quando tossisce e sternutisce). Ovviamente, in quest’ultimo caso chi è stato toccato dalla mano di un malato è a rischio di ammalarsi solo se si mette la mano in bocca o se si tocca le mucose nasali o congiuntivali.
Un malato può diffondere i virus durante i sintomi della malattia, ma, come per tutte le virosi, lo può fare anche 2-3 giorni prima della manifestazione clinica dei sintomi e quindi prima che si scopra che è realmente ammalato.

Prevenzione del contagio

Prima di tutto va detto che i virus non vivono e non si riproducono al di fuori di un essere vivente (uomo o animale), ma possono sopravvivere un po’ di tempo all’esterno (si ritiene che il Coronavirus non possa sopravvivere più di 30-60 minuti fuori dell’ospite).
La vera prevenzione del contagio dipende dalla probabilità che le persone possano avere di entrare in contatto con virus emessi da soggetti malati. Ovviamente da noi questo pericolo attualmente non esiste dato che l’incubazione di questo virus è di circa 3-15 giorni grazie alle norme nazionali di controllo e di protezione, per l’Italia tale rischio sarà verosimilmente nullo a partire dal 15 febbraio 2020, a patto che non vengano registrati numerosi casi confermati di patologia nel nostro Paese (per esempio a causa di viaggiatori che sono partiti dalla Cina e che hanno fatto scalo aereo in qualche nazione prima di giungere in Italia, dato che vengono controllati solo i viaggi provenienti direttamente dalla Cina, ma non su chi fa scalo).
In ogni caso, le norme di prevenzione del contagio sono le stesse che valgono per tutti i virus (4, 5, 6) e che qui cercherò di riassumere:

  1. Cosa deve fare una persona sana per non ammalarsi
  • Evitare contatti diretti o ravvicinati (meno di 1-2 metri) con persone malate o con sintomi respiratori come quelli suddetti o anche semplicemente con le persone a rischio di malattia (le persone a rischio sono quelle che negli ultimi quindici giorni si sono recate nelle zone coinvolte dall’epidemia o che sono state in contatto con persone malate).
  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni antisettiche (a tale proposito considerare che se un malato ha toccato il rubinetto dove noi ci laveremo le mani, dopo che ci saremo lavati noi lo ritoccheremo e ci infetteremo. Quindi, lavarsi le mani dove si è da poco tempo lavato un malato può facilitare il contagio invece di ostacolarlo).
  • Evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate (ovviamente se le mani hanno toccato persone od oggetti contaminati).
  • Proteggere i propri naso e bocca con una mascherina chirurgica o comunque con qualcosa che possa essere una barriera meccanica all’entrata del virus nel proprio corpo, solo nel caso di una reale epidemia (quella attuale per ora non è reale per noi) o andando a contatto con persone ammalate di patologie respiratorie o sospette per esserlo.
  • Proteggere le mani utilizzando guanti usa e getta.
  • Evitare assembramenti dove ci sono casi di malattia.
  • Non viaggiare verso Paesi ad elevata prevalenza di malattia.
  • Ridurre al massimo le azioni immuno-squilibranti (come gli stress e le sostanze inquinanti volontarie e involontarie) e incentivare le azioni immuno-rinforzanti (come tenere un corretto stile di vita e assumere eventuali integratori).
  • Integrare l’alimentazione con alcuni nutrienti essenziali per il nostro organismo e/o con alcuni nutraceutici indicati dal proprio medico di famiglia.
  1. Cosa fare in caso di contagio
  • Restare in casa.
  • Starnutire o tossire in un fazzoletto o sul gomito a braccio flesso (in modo da non contaminare né l’ambiente e meno che si può le proprie mani).
  • Non toccarsi il naso e la bocca con le mani.
  • Utilizzare una mascherina chirurgica e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino che deve essere chiuso immediatamente dopo l’uso.
  • Lavare ed eventualmente disinfettare (ove possibile) oggetti e superfici che possono essere stati contaminati.
  1. Come impostare uno stile di vita per prevenire le malattie infettive

Dato che questa infezione, come tutte le infezioni (virali, batteriche, micotiche e da micoplasmi), può diventare pericolosa prevalentemente in organismi particolarmente immunodepressi, il primo e più importante consiglio non è quello di seguire le norme di prevenzione del contagio elencate nel primo suddetto gruppo (ad eccezione delle ultime due), bensì di avere dei corretti stili di vita che permettano all’organismo di stare bene, essere immunologicamente forte e capace di attivare tutti i suoi meccanismi difensivi.
Ho scritto numerosi articoli e alcuni libri in proposito e qui mi limiterei a citare solo le norme più importanti per una persona adulta:

  • Ridurre al massimo i cibi animali (specie carne e latte con i loro derivati) e quelli confezionati dall’Industria Alimentare (è utile ridurre il consumo di carne anche per combattere indirettamente contro gli allevamenti intensivi dove gli animali sono allevati in condizioni malsane e trattati peggio di oggetti privi di valore; trattandoli in quel modo gli animali vengono messi in condizione di essere altamente stressati e quindi facilmente ammalabili di infezioni che predispongono all’uso cronico di antibiotici con conseguente facilitazione delle infezioni virali e alla fine con il porre le basi per germi molto patogeni che possono fare il “salto di specie” e passare dall’animale all’uomo).
  • Aumentare al massimo i cibi vegetali, specie verdura fresca, cereali integrali con poco glutine, legumi e frutta fresca e secca.
  • Bere circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, debolmente alcalina e con basso residuo fisso.
  • Assumere qualche integratore o nutraceutico in base alle proprie carenze nutrizionali, ma anche in base alle carenze di nutrienti essenziali per il nostro organismo (che oggi sono sempre più frequenti a causa dell’inquinamento dell’ambiente e della catena alimentare) (gli integratori antivirali più importanti sono le vitamine A, C, D e i sali minerali a base di cloruro di magnesio, zinco e iodio).
  • Fare ogni giorno un po’ di attività fisica (almeno 30 minuti di camminata a passo veloce).
  • Dormire un minimo di 7 ore per notte.
  • Fuggire i conflitti e, più in generale, tutte le occasioni di stress che dipendono da noi (cercare però di fare qualcosa anche per migliorare quelle che non dipendono da noi).
  • Avere un animo buono e sereno per ridurre al massimo le condizioni di stress sia personale che inter-personale (è certo che non tutti nascono così, ma tutti possono fare qualcosa per migliorarsi).

Non dimentichiamo mai, infatti, che il nostro sistema immunitario è fortemente influenzato dal nostro sistema nervoso centrale (e quindi dagli stress psico-fisici), dalla nostra alimentazione (se sbilanciata, carente e/o inquinata), dal nostro grado di stanchezza o di scarsa mobilità, dalla presenza di processi infiammatori recidivanti o cronici e più in generale dal grado di tensione con cui viviamo la nostra quotidianità.
È su questi fronti che si gioca la nostra capacità difensiva non solo verso il Coronavirus ma verso qualsiasi virus, batterio o germe. Anzi verso qualsiasi malattia!
Infatti, sarebbe da chiedersi: perché le infezioni da SARS e da questo nuovo Coronavirus sono nate in Cina e l’infezione da MERS è nata in Arabia Saudita? Forse perché in quei luoghi le condizioni di vita delle persone e gli allevamenti di animali non sono ottimali? In Arabia Saudita possono aver svolto un’azione patogena gli sbalzi termici tra l’interno delle case e il clima esterno?
Ovviamente sono solo ipotesi, ma è certo che lo stile di vita è essenziale per mantenere normofunzionante il nostro sistema immunitario.

  1. Cosa non ha senso fare

Per chiudere il capitolo delle prevenzioni vanno anche ricordate le azioni prive di significato che quindi non vanno compiute:

  • Non ha senso evitare di recarsi in ristoranti cinesi o asiatici, sia perché nel nostro Paese non c’è alcun pericolo di epidemia da Coronavirus, sia perché questo virus non si trasmette per via alimentare, sia perché in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina.
  • Non ha senso evitare persone originarie dalla Cina che vivono in Italia da anni e quindi neppure i bambini cinesi che frequentano le nostre scuole (il contagio è teoricamente possibile solo con persone che si sono recate nelle zone coinvolte dall’epidemia negli ultimi quindici giorni o che sono state in contatto con persone malate).
  • Non ha senso evitare gli acquisti o disinfettare gli oggetti prodotti in Cina, perché non possono essere vettori di infezione (l’infezione è possibile solo per contatto diretto malato-sano).

La terapia per le infezioni da virus

Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai Coronavirus e ovviamente non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus.
In ogni caso, va ricordato che la maggioranza delle persone infettate dai Coronavirus guarisce da sola.
A tale proposito mi permetto di aprire una parentesi sulla febbre.
Quando compare una sindrome influenzale nel senso più allargato del termine, pare che la preoccupazione oggi più diffusa sia quella di abbassare la temperatura.
Questo è un grave errore che può non solo allungare i tempi di malattia, ma in alcuni casi aumentare anche il rischio di complicazioni e addirittura di morte. Gli Autori di uno studio canadese del 2014 hanno infatti concluso suggerendo che, nel complesso, in una influenza stagionale la soppressione della febbre aumenta il numero previsto di casi di influenza e di decessi negli Stati Uniti del 5% (IC al 95%: 0,2-12,1%) (7).
Non dobbiamo infatti dimenticare che la febbre è un nostro importantissimo meccanismo di difesa estremamente utile:

  • sia per uccidere i germi (tutti i virus e i batteri sono termosensibili e un aumento di temperatura da 37°C a 38°C può ridurre la moltiplicazione virale per più del 90% e poco sopra i 39°C blocca la crescita di qualsiasi virus);
  • sia per stimolare le difese immunitarie dell’organismo, cioè quelle capaci di confinare, combattere e uccidere qualsiasi germe patogeno.

L’utilizzo invece degli antipiretici (paracetamolo) o comunque di un qualsiasi anti-infiammatorio non steroideo (FANS), come ci ricorda anche il Dr. Donzelli, facilita la trasmissione delle comuni infezioni da germi, perché blocca l’aumento della temperatura e tutti i benefici meccanismi di infiammazione che l’organismo attiva nella sede dell’infezione per bloccare e uccidere i germi.
Pertanto, non è corretto abbassare troppo presto la temperatura, ma bisogna permettere, se non ci sono controindicazioni particolari e se il soggetto la sopporta adeguatamente, che la febbre scenda spontaneamente dato che questo è il segnale che l’organismo si è immunologicamente rinforzato e che sta vincendo la sua battaglia contro la crescita dei germi.
Eventualmente, si può intervenire farmacologicamente con un antipiretico dopo 1-3 giorni di febbre se l’organismo dimostra di non tollerarla o la persona è affetta da qualche patologia preesistente (ovviamente tutte queste scelte vanno concordate con il medico di famiglia).
Non dimentichiamo però che, come per tutte le infezioni virali, gli antibiotici non servono, ma possono essere prescritti in caso di sovrainfezione batterica, cioè ad esempio nel caso si instauri una complicazione bronchitica o polmonare non virale.
In questo periodo iniziale di malattia si possono utilizzare invece tanti ausili naturali e in particolare i trattamenti omeopatici che sono utilissimi non solo per aumentare le nostre difese immunitarie, ma anche per ridurre il rischio di complicazioni, accorciare la durata della malattia e fare in modo che non ci siano ricadute. Di grande utilità nelle infezioni virali sono sempre anche:

  • il riposo a letto;
  • un po’ di digiuno il primo giorno sostituendo il cibo solido con una abbondante idratazione dolcificata con miele;
  • una riflessione su ciò che ha indebolito il nostro organismo al punto da permettere l’infezione virale;
  • la decisione di reimpostare la nostra giornata in modo da migliorare il proprio stile di vita.

Se questa fosse la risposta alla nostra infezione virale e se quest’ultima fosse non grave e senza complicazioni, allora si potrebbe veramente dire che “non tutto il male vien per nuocere”, dato che alla fine la virosi ci avrebbe permesso di migliorare la nostra condizione iniziale.

Conclusioni

Alla fine, il mio parere personale di medico clinico è che questa epidemia cinese di Coronavirus non creerà molti problemi nel nostro Paese, grazie anche alla macchina difensiva del nostro Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore della Sanità, della Protezione Civile e di tutti gli Organi di controllo e di difesa.
Come in tutte le realtà umane, però, bisognerebbe usare molto buon senso e non spaventare eccessivamente le persone, ma informarle e spiegare che la prevenzione migliore, come ho sempre sottolineato e ripetuto nei miei scritti, è quella personalizzata, quella che non si attua quando c’è un’emergenza, ma che va iniziata molto prima, quando si sta bene. La vera prevenzione delle infezioni virali, anzi di qualsiasi malattia, si attua dal concepimento fino all’ultimo respiro.
La vera prevenzione non sarà mai un trattamento di massa, perché nelle terapie generalizzate imposte a tutti ci sarà sempre qualcuno che avrà dei benefici, qualcuno che avrà dei danni e qualcuno che sarà del tutto indifferente al trattamento.
Il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanità forniscono informazioni adeguate sul Coronavirus nei loro siti, ma dovrebbero invitare con più insistenza le persone a visitarli e ancor più invitare la popolazione ad avere un corretto stile di vita.
Nel nostro organismo c’è una legge di fisiologia molto importante che chiamo “Il tutto aiuta la parte”. Il nostro corpo, se sta globalmente bene perché noi lo nutriamo adeguatamente e lo rispettiamo con un corretto stile di vita, difende tutte le parti che lo compongono e non ha paura né del Coronavirus né di altre condizioni patogene… ma noi lo nutriamo e lo rispettiamo psico-fisicamente in modo adeguato?
Credo comunque che prima o poi ci dovremo confrontare con un’importante epidemia virale veramente globale e allora credo possa essere utile far tesoro di quanto ho scritto in queste pagine, perché le misure preventive descritte per il Coronavirus sono le stesse che si potranno usare verso qualsiasi virosi epidemica, ma più ancora credo che sarebbe estremamente utile iniziare subito a impostare correttamente la propria vita.

(Fonte: www.robertogava.it)






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